Maria Cristina Consiglio
Oltre lo specchio di Alice
Questo articolo si propone di investigare il fenomeno del richiamo intertestuale nel racconto per ragazzi Lo specchio di Alice di Angela Pugliese (Bari: Papageno, 2005). In particolare, si rileva l’influenza dello scrittore inglese Lewis Carroll che, con i suoi Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, costituisce un modello per ogni lettore e scrittore di fiabe.
Sin dal titolo, Lo specchio di Alice rimanda alla memoria frammenti carrolliani; i due sostantivi, Alice – la protagonista – e lo specchio, sono due richiami fortissimi in quanto citazioni dei titoli delle due fiabe dello scrittore inglese. Ma è nel momento in cui la protagonista attraversa lo specchio che l’intertestualità si fa più evidente.
La permeabilità dello specchio è resa da Angela Pugliese in termini tattili:
Alice capì e portò la mano verso lo specchio che facendosi morbido, si lasciò permeare ed ebbe la sensazione di toccare le acque di un laghetto perché, al contatto, esso si riempiva di onde circolari. (p.27) (enfasi mia)
Carroll in Attraverso lo specchio (Torino: Einaudi, 1978) descrive l’attraversamento di Alice in termini visivi, ma la metafora della nebbia sembra suggerire la stessa sensazione di bagnato:
Facciamo finta che il vetro sia morbido come un velo e che lo si possa attraversare. Ma guarda, adesso sta diventando come una specie di nebbia! Dev’essere facilissimo entrarci…
Alice si trovò sulla mensola del camino, mentre diceva così, sebbene non sapesse in che modo si fosse arrampicata lassù, e certo lo specchio cominciava a dissolversi, come una luccicante nebbia argentea. (p.131) (enfasi mia)
Anche l’Alice di Angela Pugliese deve salire per raggiungere lo specchio e poterlo, quindi, attraversare:
Una luce dal ciondolo disegnò tre gradini che le permisero di salire fino all’altezza dello specchio, morbido, permeabile e trasparente, che lasciava intravedere una stradina di campagna al suo interno. (p.33) (enfasi mia)
La maggior parte dei rimandi intertestuali riguarda Alice nel paese delle meraviglie. Il mondo fantastico di Lo specchio di Alice ricorda in molti punti Wonderland, il paese delle meraviglie appunto. Una volta attraversato lo specchio, Alice si ritrova in un mondo “sconosciuto e misterioso” (p.33), percorre una strada e vede un giardino, luogo che sembra promettere mille speranze e divertimenti:
Dopo aver camminato per un tempo indefinito, non lungo ma neppure breve, la stradina si aprì in un ampio giardino fiorito. (p.34) (enfasi mia)
In Alice nel paese delle meraviglie, la protagonista una volta giunta nel mondo fantastico, vede una porticina oltre la quale si trova uno splendido giardino:
Alice allora aprì la porticina: essa dava su un piccolo corridoio, non più grande della tana di un topo. S’inginocchiò e, in fondo al corridoio, vide il più bel giardino che si possa immaginare. (Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, Milano: Rizzoli, 1997, p.51) (enfasi mia)
Il giardino rappresenta il luogo di piacere per eccellenza, ma nasconde anche delle insidie, del resto ogni giardino incantato, come l’Eden, nasconde sempre un serpente. Infatti, nel mondo nonsensical e velatamente sadico di Carroll, il giardino sembra irraggiungibile, la bambina dovrà sottoporsi a varie trasformazioni fisiche per poter passare attraverso la porticina. Del resto, come evidenzia Falzon in una nota (1978: 51), il paese delle meraviglie altro non è che un mondo dall’ottica ribaltata, una sorta di doppio del mondo adulto basato su una serie di dicotomie, alto-basso, largo-stretto, lungo-corto, che non fanno che frustrare ogni tentativo di comprensione della piccola Alice, portandola alla disperazione.
Infatti, nonostante le due protagoniste siano caratterizzate da un coraggio alquanto insolito per la loro giovane età – l’Alice di Angela Pugliese attraversa lo specchio “senza alcuna esitazione” (p.33) e con coraggio insospettato affronta con “decisione, forza e sicurezza” (p.13) il malvagio Rufus; mentre l’Alice di Carroll, decisamente più ingenua e disarmante non esita un attimo a seguire il coniglio bianco e a fronteggiare la perfida regina di cuori – in alcune occasioni particolarmente difficili entrambe si lasciano andare alle lacrime. In Alice nel paese delle meraviglie, la bambina piange tanto che le sue lacrime formano un fiume che risulterà pericoloso per la vita di tutti i piccoli animali che abitano Wonderland, ma anche per la stessa Alice diventata minuscola in una delle numerose trasformazioni fisiche che la protagonista subisce durante il suo viaggio di avventure:
Vedeva benissimo la chiave attraverso il vetro e fece molti tentativi per arrampicarsi lungo una gamba del tavolo, ma scivolava sempre. Dopo aver provato diverse volte si sentì tanto stanca che si mise a sedere per terra e cominciò a piangere. (p.57) (enfasi mia)
Povera Alice! Questa volta non poteva far altro che buttarsi per terra e dare un’occhiata al giardino: non c’era speranza di poter attraversare la porta. Allora si mise a sedere e ricominciò a piangere. ( p.63) (enfasi mia)
A questo punto la povera Alice ricominciò a piangere, perché si sentiva sola e sconsolata. (p.97) (enfasi mia)
Anche la protagonista di Lo specchio di Alice, in un momento di solitudine e stanchezza, cede al piacere ristoratore del pianto:
Si sedette sotto l’albero sola, stanca, sfiduciata e con la testa sulle ginocchia piegate, la coraggiosa ragazzina, senza conoscerne l’esatta ragione, pianse. Pianse forte e a lungo. (p.63)
Ma è soprattutto una delle scene più divertenti de Lo specchio di Alice, quella che vede la protagonista affrontare il giudice del Paese del Sospetto, a ricordare la comicità nonsensical di Lewis Carroll. Giunta nel Paese del Sospetto, la bambina viene arrestata con l’accusa di essere una spia e condotta dinanzi al Grande Giudice, ma l’incontro non ha luogo in quanto il Giudice, vittima anch’egli del clima di sospetto generale che caratterizza il paese, si rifiuta finanche di aprire la porta, nonostante i soldati che hanno in custodia Alice conoscano la parola d’ordine:
Ebbene, potrebbero avervela suggerita dei traditori. Potreste essere nemici del nostro paese. Volete rapirmi perché il villaggio ha bisogno del mio giudizio, vero? Ma io non vi credo. (p.57)
Una scena analoga in Alice nel paese delle meraviglie è, senza alcun dubbio, quella del processo al fante di cuori accusato di aver rubato delle torte. Il processo si trasforma ben presto in una farsa: nessuno dei testimoni sa niente a proposito del presunto crimine, le prove a carico sono inesistenti, le leggi vengono inventante sul momento e la regina di cuori minaccia tutti i presenti di morte. Giunti alla fine del dibattimento:
“La giuria emetta il verdetto!” urlò il Re per la ventesima volta o quasi.
“No, no!” gridò a sua volta la regina. “la sentenza prima … il verdetto dopo!”
“Stupida pazza!” disse forte Alice. “Che cretina! Vuole prima la sentenza!” (p.293)
Ne Lo specchio di Alice la bambina reagisce all’infondatezza del sospetto con un atteggiamento da adulta:
– Ma quanto deve durare ancora questa farsa? – disse Alice – devo andare, ho un compito da assolvere! (p.57)
così in Alice nel paese delle meraviglie la bambina è ferma e risoluta e, senza alcuna paura, oppone il buonsenso all’assurdità del mondo fantastico:
“Zitta!” disse la Regina. E diventò tutta paonazza.
“Neanche per sogno!” ribatté Alice.
“Tagliatele la testa!” urlò allora la Regina con tutto il fiato che aveva in gola. Ma nessuno si mosse.
“A chi credi di far paura?” disse Alice, che ormai aveva raggiunto la sua statura normale. “Dopo tutto non siete che un mazzo di carte!” (p.293)
Numerosi sono, dunque, i riferimenti a Carroll che si possono riscontrare ne Lo specchio di Alice. La storia della letteratura è fatta di continui richiami e rimandi alle opere precedenti, spesso lo scrittore sceglie consapevolmente di riscrivere un testo preesistente, altre volte i frammenti di memoria emergono in modo inconsapevole, in quest’ultimo caso risultano essere ancora più preziosi in quanto contribuiscono a caratterizzare l’autore che, nella letteratura per l’infanzia, spesso rimane dietro le quinte.