Nicola Abbattista

Poesie.

 

Chiudo pagine

Chiudo pagine che sino a ieri

Si sfogliavano da sé.

Oggi il mio amo ha pescato un ago

Che sprofondava nella sabbia del deserto

Non so a chi appartiene

Ma è una virgola di un lungo discorso

Iniziato ma mai terminato.

Avanza giorno in questa notte senza luna.

In questa schiera di uomini senza occhi,

senza nome.

Cammino oltre l’immaginabile voglia

Di essere nel giusto.

La stanchezza si fa sentire

Dopo mesi di lungo cammino senza sosta,

senza rotta, senza futura dimora.

“sei un inutile perdente” mi hanno detto

ed ora senza sogni

sento il peso del fallimento.

Rivivo gli stessi attimi

Chiuso nel fondo di una vasca.

Guardando il soffitto

Capisco che mi sono accontentato.

Era finita prima di iniziare

Ed io ho giocato al giardiniere.

Curavo la flora del mio animo

Ignorando la fauna che lontana dai miei occhi

Distruggeva i miei giardini.

Sono stato uno stupido a credere

Alla bontà innata dei volti,

alla buonafede incondizionata delle parole.

Gli eventi ora sono cambiati

Un nuovo sole domani sorgerà

E le vecchie stelle metterà a dormire.

Nuove piante alimenterà

E nuove terre sorgeranno illuminate

Nel buio di questi ultimi giorni. 

Angelo del buongiorno avanza giuste pretese

Angelo del buongiorno avanza giuste pretese

riprenditi quella fetta di sole che ti appartiene e donamela.

Chiudi gli occhi se serve

e pensa al carro che viaggia nella direzione opposta

con unico carico la luna.

Simula amore se non lo conosci

lascia cigolare le inutili porte inghiottite

nelle tenebre di una notte nuvolosa.

Artificio inutile il buio,

domato senso di vuoto il ricordo di un volto

privo di musica, privo di nome.

Rema contro le crociere che ti spingono

in mari che per pochi giorni non conoscerai,

viaggia contro il voler spostarsi, il voler evadere.

Sei una pausa eterna sei un silenzio che spacca i timpani.

Ora chiudo gli occhi e ti vedo, ora li riapro e sei già lontano.

Tremo per la troppa afa che asciuga l'inutile umido

di un'estate che sta arrivando.

Sudo per il troppo gelo che stravolge il mio cuore

sempre troppo altrove, sempre troppo oltre l'insostenibile contegno

dei miei impercettibili gesti.     
 
 
 

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