Angela Pugliese

“L'enfant héros” nella letteratura francese contemporanea per ragazzi: bambino eroe in “La rivière à l'envers” di J.C. Mourlevat. 

      Nell'incipit del romanzo (Jean-Claude Mourlevat, La rivière à l'envers, Paris, Pocket Jeunesse, 2000), l'immagine di Tomek, il bambino protagonista dell'opera, è strettamente legata a quella del suo negozio: 

L'épicerie de Tomek était [...] une petite boutique toute simple  [...] Quand on poussait la porte [...] Tomek se tenait devant vous, souriant dans son tablier gris d'épicier. C'était un garçon aux yeux rêveurs, assez grand pour son âge [...] Tomek vendait “tout” [...] il ne fermait jamais (rivière, pp.9-10).  

      Un processo di identificazione si compie tra l'uomo e l'oggetto che lo protegge. Il colore del grembiule evoca proprio la piattezza della vita del bambino; essa scorre all'interno di questa bottega che Tomek ne chiude mai: è come se dei legami stretti si fossero intessuti tra il giovane protagonista ed il negozio, fino all'identificazione dei due. Fino a questo punto della narrazione, Tomek non è altro che la sua merceria. Eppure, questa dovrebbe bastargli: l'uso di “tout” dà una sensazione di pienezza. Gli aggettivi “simple” e “petite” evocano una leggerezza che diventa assenza di spessore: questa mancanza di peso della costruzione non può più trattenerlo. I suoi occhi sognatori anticipano già che qualcosa sta per accadere nella vita di questo bambino che fino ad allora non si è mai mosso: 

Tomek avait un secret  [...] il s'ennuyait. Mieux que cela, il s'ennuyait ... beaucoup. Il avait envie de partir, de voir le monde (rivière, pp.10-11). 

      L'incontro con una misteriosa sconosciuta che parla del fiume Qjar, il fiume al contrario, e di cui s'innamora, gli fornisce un pretesto per partire. L'amore per la sconosciuta non è che l'interesse profondo dell'uomo per quel che non ha sotto gli occhi; è il desiderio di acquisire un nuovo sapere. Il bambino ingenuo non può accontentarsi delle conoscenze della sua età; vuol fare esperienze. Il vecchio e saggio Icham, al contrario, ha già conosciuto la vita e cerca di mostrare il pericolo di questa impresa: 

Je ne sais pas si cette rivière existe ou non, mais je sais que les hommes la cherchent depuis des milliers d'années et que personne  [...] n'est jamais revenu avec la moindre goutte de cette fameuse eau. Des expéditions entières d'hommes dans la force de l'âge, équipés des pieds à la tête et bien décidés à réussir, ont péri avant seulement d'apercevoir la Montagne Sacrée (rivière, p.27). 

      L'uso del verbo “savoir” sottolinea il peso dell'esperienza che l'età gli assicura. Cerca di offrire un quadro completo di quel che il bambino sta per affrontare, perché l'entusiasmo e la spensieratezza rappresentano al tempo stesso la forza e la debolezza della giovinezza. Le sue parole, d'altronde, si caricano di un valore ideologico considerevole: 

En tout cas  [...] cette eau [...] ne coule pas dans la bonne direction (rivière, p.22). 

      La visione infantile del mondo è in contrasto con quella dell'adulto. Il lettore entra in un tema che torna spesso nei romanzi per ragazzi: il rapporto adulto – bambino si compie, il più delle volte, nella proibizione, nel divieto. Se l'amore, la morte, la solitudine, la sofferenza sono archetipi, nodi attraverso cui la letteratura (anche quella per ragazzi) deve passare, la letteratura per ragazzi ne ha uno in più: la proibizione. In questo caso non si tratta di una materiale o fisica, ma di quella che impedisce al giovane di sognare, di immaginare, mostrandogli una realtà cruda. L'adulto non rifiuta soltanto l'accesso del bambino ad una realtà altra, ma lo richiama alla vita reale cercando, in questo modo, di introdurlo nell'universo delle responsabilità che dovrà sostenere quando avrà varcato la soglia che separa la sua condizione da quella degli adulti. La funzione dell'adulto è di preparare il bambino, uomo in prospettiva, a farsi carico del peso della vita. Attraverso l'uso del verbo “savoir”, il vecchio Icham impone la superiorità dell'uomo adulto che ha delle conoscenze. Eppure, il divieto non è sufficiente a trattenere il bambino che partirà dopo avergli scritto una lettera e lasciato la chiave del negozio: 

Je te laisse la clef du magasin car là où je vais je risquerais de la perdre (rivière, p.31).  

      Questa chiave rappresenta la vita del bambino che ha, ora, la percezione precisa del pericolo che sta per affrontare, lasciando la sicurezza del quotidiano per l'avventura di questo viaggio. Sa che può morire durante questo percorso e lascia la sua eredità al vecchio Icham: la chiave del negozio che ha rappresentato tutta la sua esistenza fino a quel momento, tutto quel che è stato fino alla vigilia della partenza. Il lettore avverte l'esigenza del personaggio di distaccarsi dalla fissità, dall'immobilità, il rifiuto del quotidiano, per cercare degli aspetti della realtà e della propria personalità che gli sono e gli resterebbero sconosciuti se continuasse a risiedere nello stesso luogo. 

Dans les poches de son pantalon, il mit seulement un couteau à ours, au cas où il aurait à se défendre, et deux mouchoirs sur lesquels sa mère avait autrefois brodé le T de son prénom à lui, Tomek (rivière, p.30). 

      Si sbarazza di tutti gli oggetti che lo circondano e porta con sé solo il suo nome rappresentato dalla lettera sui fazzoletti. La sua identità è ancora da costruire, ma il punto di partenza è sempre nel proprio nome. 

Nommés nous sommes, pour être assignés à résider comme sujet ailleurs (J. Clerget, L'enfant et l'écriture, Ramonville Saint-Agne, Éditions Érès, 2002, p.43). 

      Il nome proprio acquisisce un'importanza fondamentale all'interno del racconto. 

Les jeunes lecteurs n'utilisent souvent les noms propres, dans la fiction, que comme des étiquettes commodes pour distinguer les personnages et les lieux, ce qui est effectivement leur première fonction. Cependant, le choix d'un nom propre n'est jamais neutre, il connote toujours quelque chose d'autre (Ch. Poslaniec, Ch. Houyel, Activités de lecture à partir de la littéraure de jeunesse, Paris, Hachette, 2000, p.129). 

      In questo caso, il nome è la persona nella sua pienezza: carne, spirito, corpo, anima, memoria, esperienza, atteggiamento, personalità e pensiero. Il tema dell'identità s'impone fortemente: essa è strettamente legata alla relazione con l'altro ed ai ricordi della gente. Entrando nella Forêt de l'oubli, le persone al di fuori non avranno più alcun ricordo di Tomek fino alla sua uscita.

Si tu n'en sors pas, alors tu seras oublié pour l'éternité. Ton nom ne dira rien à personne. Ce sera comme si tu n'avais pas vécu (rivière, p.42).  

      Ancora una volta, l'identità è legata al nome. Se nessuno si potesse ricordare il suo nome, o meglio, se nessuno fosse in grado  di associare il nome al ricordo di una persona, sarebbe come se tutta la vita di Tomek fosse stata cancellata per sempre, come se non fosse esistito del tutto. Il bambino si trova difronte agli aspetti negativi del viaggio: scopre che la distanza può provocare l'oblio delle persone più vicine, che si può perdere il loro affetto.

      L'identità all'interno del romanzo è anche legata al corpo: 

Pour ne pas être reconnue, je me suis laissée grossir: Moi qui avais toujours fait des efforts pour perdre du poids, je trouvais bien agréable de faire le contraire (rivière, pp. 51-52).  

      A tal proposito J.Clerget sostiene: 

Le refoulement permet au sujet de naître en son corps, un corps non réduit aux sensations qui l'étreignent, car les émois ne prennent leurs couleurs que dans une relation (L'enfant et l'écriture, p.205). 

      L'identità umana non è soltanto associata alla personalità, al nome o al modo di occupare il tempo, al lavoro (il negozio di Tomek); essa si costruisce attraverso un'immagine fisica che ha uno spessore, che si può toccare e guardare. Il ricordo delle persone è legato all'immagine, all'aspetto materiale e concreto degli uomini, a quel che fanno vedere, alla bottiglia che ospita l'essenza prima, la vera essenza che è spesso nascosta allo sguardo dell'altro e di noi stessi.

 

 

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