Antonio Turi

Editoriale

Una redazione schierata al completo, con tutti i suoi autorevoli collaboratori e, addirittura, nel caso di Marialuisa Vallino addirittura con due interventi. Quale benvenuto migliore si poteva pensare per i nostri lettori per questa ripresa di attività dopo una delle estati più calde della storia?

    Certamente il tema, deciso come sempre dalla nostra infaticabile ispiratrice e coordinatrice, Angela Pugliese, ha aiutato. “I luoghi e i tempi dell'arte”, di questo si parla. Un tema vasto, intrigante, che probabilmente in primo luogo potrebbe richiamare alla mente altri luoghi, quelli dove ciascuno di noi ha passato le proprie vacanze. Luoghi che potrebbero anche essere stati d'arte. In un gioco di specchi degno del miglior trompe l'oil cinquecentesco.  Ed anche per “i tempi”, la lettura si presta a diverse interpretazioni. Ed offre spazi aperti a innumerevoli domande di rimando.

    Sappiamo che dalle avanguardie in poi luoghi e tempi per l'arte sono stati stravolti. Non ne esistono più di deputati, così come non esistono materiali o temi che ne delimitano il territorio. Questa apertura, che oltre a importanti vantaggi ha comportato una serie di crisi metodologiche e operative, a noi di “Apertamente” ci piace assai. Si potrebbe perfino dire, chiosando, che la nostra testata è uno dei frutti, ultimi e decisamente secondari, di questa crisi.

    A dimostrazione dell'interesse suscitato dal tema di questo numero, estremamente variegato è stato il contributo dei nostri autori.

    Marialuisa Vallino se da un lato con “Corde d'anima e bailaores” utilizza la recensione di un concerto tenutosi a Montecatini per una riflessione sul flamengo, in “L'esilio degli angeli” si produce in un interessante paragone fra Rimabud e Jim Morrison, celebre vocalist dei Doors. E se la vita presto spezzata dei due artisti è l'elemento che più evidentemente li accomuna, altri ce ne sono. Tutto da leggere.

    Barbara de Leo in un saggio intitolato “I luoghi dell'altro: incontri con l'altro e con il sé nei treni delle “Novelle per un anno di Pirandello” analizza un aspetto molto interessante della poetica dello scrittore siciliano. A dimostrazione che i grandi testi offrono infinite possibilità di analisi.

    Davide Mezzina in “Lo spazio-tempo ne le Cosmicomiche di Calvino” prende di petto la rivoluzione operata proprio dalla percezione dei temi descritti nel titolo di questo numero e lo fa attraverso l'opera di uno dei nostri autori che più si è confrontato con questi problemi. Italo Calvino, appunto.

    Maria Cristina Consiglio invece continua la sua riflessione sulla poetica shakesperiana, e questa volta si occupa di censura. E di come questa pratica sia stata utilizzata nel teatro elisabettiano per difendere, sic, il potere.

    Palma Laera con “Il nazionalismo musicale in due compositori ottocenteschi: Chopin e Grieg” ci riporta in un clima acceso di rivendicazioni indipendentiste, di risorgimenti e chauvinismo. Di come Verdi, in Italia, sia stato uno dei punti di riferimento culturali della storia della nostra riunificazione, sappiano. Palma Laera ci racconta cose interessanti su Chopin e Grieg.

    Fra i contributi, come sempre citato per ultimo ma solo per dovere di ospitalità, Angela Pugliese ci parla di “Storia e tempo capovolto nella letteratura francese per ragazzi contemporanea: La riviere a l'envers di J.C. Mourlevat”. Giocare con il tempo e lo spazio, ci dice Angela Pugliese, fa parte dell'essenza stessa del romanzo e, in particolare, di quello per ragazzi. Ma c'è chi questo gioco riesce a praticarlo meglio di altri.

    Per finire la pattuglia dei nostri poeti. Che parole, usandole troppo bene loro stessi, non ne richiedono. In questo numero ci sono Abbattista, Rossini, Tittarelli e una tavola di Anna Maria Lisi.

 

TORNA ALL'INDICE