Davide Mezzina

Lo spazio-tempo in “Le Cosmicomiche” di I. Calvino. 
 

La riflessione sul cambiamento della concezione dello spazio-tempo nella scrittura  prende le mosse in Calvino dal superamento di quella classica  la quale, considerava lo spazio come contenitore vuoto statico ed infinito del mondo ed il tempo come successione di periodi numerabili, la cui continua somma ci indica un fenomeno matematico astratto che scorre linearmente ed uniformemente con qualsiasi evento esterno per essere tradotta nell'idea secondo la quale lo spazio-tempo tempo non è più un continuum  uno e indivisibile coerente con gli ideali di integrità e armonia del tempo, ma trova  la sua naturale realizzazione nella frammentarietà che diviene caratteristica peculiare della  realtà in cui viviamo  le nostre relazioni sociali.

In altri termini nel testo “le cosmicomiche” di I. Calvino si assiste al superamento del paradigma dell’ idea di spazio - tempo  come  il risultato di una sapienza  creativa corale in cui  trovavano piena espressione e realizzazione i diversi linguaggi artistici i  quali contribuivano con pari dignità, a definirlo e ad arricchirlo a tutto vantaggio di una rivendicata autonomia  dell’arte e della  scrittura  le quali attraverso  una riflessione metacognitiva su se stesse giungono  a praticare un distinguo tra spazio inteso come generico posto  in cui si rappresenta un contenuto artistico e luogo  inteso come  ambiente in cui  si generano rapporti umani e relazioni sociali.

In tal senso luogo è anche la coscienza dell’essere umano in cui si snodano e si provano le emozioni che si ordinano non sempre e solo in modo cronologico, ma anche e soprattutto  a-temporale. L’arte e l’immaginario degli scrittori e di Calvino in particolare   si avvalgono  di ambienti sempre fortemente diversi tra loro dove per ambiente non si intende l’ingenuo concetto paesaggistico rappresentato nel testo in questione da ambienti quali luna, sole,  spazio,ecc ecc, ma   il paesaggio di relazioni e dinamiche sociali che ora sovrapponendosi ora intrecciandosi creano effetti di deserto o di foreste lussureggianti in cui fattori esterni ed interni si mescolano come in un processo di fotosintesi affettiva difficilmente controllabile nei suoi effetti.

A questo proposito si nota come in questo testo in particolare   l’autore sviluppa il pensiero divergente di tipo scientifico   mescolando gli  elementi cosmici quali luna, sole, mare, spazio con la visione ironica di chi tenta di conoscere e di spiegare le umane  dinamiche psicologiche molto raffinate che caratterizzano le trasformazioni della società attuale in cui si concretizza la perdita delle identità personali e dei di luoghi deputati alla creazione e alla fruizione dell’arte che sono prodotti dalla frantumazione del  tempo non più sinonimo di rifugio e al tempo stesso di meditazione creativa, ma  di dimensione di  istantaneità emotiva. Emerge come Calvino in uno sforzo che tenta di mediare la rigorosità scientifica con il caos della disordinata emotività umana utilizzi l'elemento cosmico non tanto come  un richiamo all'attualità "spaziale", ma come  il tentativo di mettersi in rapporto con qualcosa di più antico. A differenza dell'uomo primitivo, per cui il senso cosmico era l'atteggiamento più naturale, oggi per affrontare un argomento così profondo abbiamo bisogno d'uno schermo, d'un filtro, che dopo la teoria della relatività di Einstein non ci proviene più dalla scienza, ma dall’arte secondo Calvino e che è rappresentato dalla  funzione del comico.

In pratica l’arte  e la scrittura secondo Calvino si sono appropriate di quelli che si possono definire non tempi e non luoghi, meglio noti come spazio-tempo non convenzionali, che non sono altro che quelli della solitudine, i luoghi disabitati dell’anima, i luoghi di transito in cui la sosta non si presenta come un momento di meditazione e di riflessione, ma come una pausa spesso reiterante come quella  dell’aereoplano del metrò, in cui ognuno di noi diventa conducente, passeggero, acquirente.


 

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