Palma Laera

La crescita del bambino attraverso l’esperienza musicale 

      

Un’eredità dell’antica Grecia che è passata attraverso i secoli ed ha resistito, riguarda gli aspetti simbolici associati all’ethos modale. Platone ed Aristotele avevano osservato, in proposito, che la musica esercitava un potere particolare sul comportamento dell’individuo, quindi sulla sua crescita, le sue reazioni, le emozioni a seconda dell’organizzazione modale dei suoni. E per questo i modi erano stati catalogati come lamentoso (modo misolidio), effemminati (lidio e ionico) energico e sobrio (dorico e frigio).

       In realtà già prima della nascita il bambino è immerso in un bagno sonoro che in parte condizionerà il suo sviluppo psichico. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che dal settimo mese il feto risponde con dei movimenti a stimoli sonori esterni. Inoltre il feto riceve la voce della madre ed essa sarebbe riconosciuta fra altre voci grazie alla percezione del ritmo e dell’intonazione.

       Naturalmente lo scambio intenso che il bambino intrattiene con l’ambiente umano che lo circonda, fin dalla prima infanzia, sta alla base della formazione del linguaggio e nell’apprendimento di tutte le attività sonore vocali e musicali. Egli viene a contatto con fatti sonori che gli vengono da esperienze diverse: la voce della mamma, il cigolìo della porta, i suoni della natura, in pratica tutto ciò che emette vibrazioni. Tutto ciò che è udibile fa parte della sua vita.

       Questa esperienza rappresenta una globalità di fatti percettivi e motori che concorrono all’importante progetto di assimilizzazione, interiorizzazione, interpretazione del mondo circostante.

       Numerosi autori hanno sottolineato l’importanza della cominicazione preverbale tra adulto e neonato e cioè quel modo particolare utilizzato dagli adulti quando si rivolgono al bambino. Molti tratti sottolineati dalla voce dell’adulto sono comuni all’organizzazione temporale del linguaggio e della musica: abbassamento delle altezze, prolungamento delle durate alla fine delle frasi, contrasti dinamici, accelerazione e decelerazione.

       Questo modo di comunicare tra mamma e bambino suscita l’attenzione di quest’ultimo. Più spesso la madre ripete qualcosa fino a quando il bambino non la imita. Troviamo qui la prima e universale esperienza musicale del bambino.

       La prospettiva generale ci permette di comprendere come le interazioni del bambino con l’ambiente umano ed in particolare con la madre, contribuiscano a sviluppare anche la sua musicalità. Dopo una prima fase di interazione-imitazione madre-bambino è opportuno procedere analizzando la fase della creatività.     

       Naturalmente il mondo dei suoni, come molti altri linguaggi, deve essere prima di tutto praticato, vissuto dal bambino in fase di crescita. Le attività creative, per Paynter, rappresentano il cuore stesso del far musica: è attraverso la composizione che affrontiamo con consapevolezza sia l’esperienza esecutiva che l’ascolto della musica composta da altri, e non può esserci una comprensione profonda della musica e dell’esperienza musicale se non si sperimentano direttamente i processi di elaborazione, sviluppo dei materiali e delle idee, dando vita a brani musicali compiuti.

 

 

 

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