Davide Mezzina

ADULTI –BAMBINI FATTORE E 

Nel mestiere che pratico da quasi vent’anni, ho incontrato parecchia gente che ama definirsi nei modi più bizzarri: chi dice di essere una maestra, chi un insegnante , chi un professore, chi addirittura un docente, forte della sua cultura di provenienza accademica e dei suoi numerosi corsi di perfezionamento, master o addirittura della sua SISS che è quanto di più professionalizzante esista sul mercato della cultura in questo momento.

Quando invece mi chiedono che lavoro faccio, molto umilmente rispondo l’operaio. Allora i miei interlocutori soggiungono in quale ditta lavori ed io di rimando rispondo che per la verità non posso dirlo perché lavoro a nero. Allora l’interlocutore mi risponde “capisco,  ma in cosa consiste il tuo lavoro veramente?” ed io gli rispondo “beh! quando mi sveglio la mattina non so bene cosa farò. Vado sul posto di lavoro e vedo se ce da raddrizzare, da correggere, da prendere dei pesanti fardelli, rimodulare percorsi, insomma faccio quello che c’è da fare e se qualche volta dopo tutto questo non dovesse andar bene devo rismontare tutto ciò che ho fatto e trovare l’incastro giusto, altrimenti il giorno dopo rischio di trovare un processo di accelerato deterioramento”. Dopo di che il mio interlocutore, stanco di non aver capito nulla mi augura un buon lavoro e se ne va un po’ titubante per la sua strada.

Quindi mi reco al mio posto di lavoro che è sempre diverso perché per una questione di insofferenza non riesco a starvi per più di un anno e incontro i miei colleghi tutti sicuri di sé che vedendomi per la prima volta mi chiedono da dove vengo, dove ho lavorato e quali esperienze ho maturato. Quindi, dopo la mia esposizione di tutto questo, cominciano con la litania: qui da noi le cose sono un po’ diverse, sai va tutto secondo le regole (quali siano queste regole poi devo ancora capirlo a distanza di anni), tu sei giovane (anche se ho da qualche tempo superato i 40), hai ancora i capelli neri e quando ti trovi di fronte a certe situazioni devi avere polso, essere fermo, saper impostare il tuo lavoro e poi vedrai che procederà tutto tranquillamente sai! Ed è così che giungono al fattore E che sta per esperienza. Sventolano soluzioni per qualsiasi situazione che si venga a verificare sul luogo di lavoro: dal rapporto con i colleghi a quelli con i ragazzi , con i collaboratori e non ultimo con il dirigente. Allora io maieuticamente inizio a chiedergli consigli sul come fare ad impostare i rapporti con i ragazzi ed è lì che i miei colleghi raggiungono lo stato di esaltazione massima che io definirei quasi un orgasmo declinando regole quali: l’ora per  uscire, il modo di stare in fila, o di fare ricreazione, per non parlare di come descrivono l’impostazione del quaderno, o della spiegazione e del ruolo decisivo del rapporto con le famiglie che deve essere preciso e puntale  di intesa e non complicità, al che io convinto di aver appreso tutto ciò che mi serve per avvicinarmi al fattore E mi prendo la briga di mettere in pratica i loro saggi consigli. Quando poi mi accorgo che nessuno fa osservare il modo corretto di stare in fila,  nessuno fa osservare l’orario di entrata o di uscita, nessuno fa veramente lezione, mi soffermo nuovamente a riflettere sul fattore E e dopo un’accurata riflessione  sono giunto alla conclusione che il fattore E è un pozzo senza fondo e che forse coloro che pontificano sul come trattare i ragazzi durante le ore di lezione, i momenti di ricreazione ecc. ecc, non si sono ancora resi conto che la relazione adulto-bambino non è poi così gestibile attraverso cataloghi di regole o le teorie psico-pedagogiche difficilmente applicabili nella pratica di Piaget, Gardner, o il ricorso ai vari Crepet, i quali mossi dal sacro fuoco per la professione non fanno altro che diventare un bestiario delle ovvietà. Secondo il mio umilissimo parere quello che accade nella relazione adulto bambino è qualcosa che si materializza quando si incontrano i due soggetti che sono portatori di diverse realtà di vita, di cultura, ecc., le quali non solo si confrontano, ma si evolvono mentre si confrontano e senza accorgersene si modificano l’un l’altra profondamente. Mi pare quindi sia inutile prefigurare percorsi di sviluppo come fantasmagorici curricoli scolastici fatti di competenze o obiettivi formativi perché questo significa porre tale dinamica sul cosiddetto letto di Procuste, limitandone la possibilità evolutiva della relazione stessa, la quale viene viziata dal rispetto del programma e non dalla centralità della relazione presa in considerazione. 

Per questi motivi mi considero un operaio perché ogni giorno devo ricostruire, ricomporre e incastrare in modo sempre diverso i miei atteggiamenti relazionali, mettere in gioco le mie emozioni e tenere conto del fatto che il ragazzo che ho lasciato al suono della campanella il giorno prima, in effetti il giorno dopo è un’altra persona ed è come quando si naviga a vista senza ausilio di un satellite o di una bussola e ci si sente smarriti perché qualsiasi rotta si decida di seguire potrebbe essere quella giusta o portarci alla deriva. Insomma l’unica certezza è quella di essere lì di fronte al tuo interlocutore cercare di avvicinarsi a vedere il mondo così come lui lo vedrebbe perché solo così potremmo sviluppare quella forma di empatia che ci proviene dalla pancia e fare come si fa quando si va in mare aperto, che si guarda il cielo per capire se il cielo è sereno o tira vento o addirittura arriva un temporale.  

In conclusione la relazione in questione non è gestibile attraverso il fattore E, ma tenendo conto del fatto che il piccolo dell’uomo quando nasce è solo un candidato alla condizione di essere umano che riesce a conquistare, se riesce a relazionarsi sia con il gruppo dei pari che con gli adulti i quali più che creare contesti per lo sviluppo delle sue potenzialità, devono mettere in moto uno scambio dialettico in cui  i due soggetti siano capaci di mettersi l’uno dalla parte dell’altro. In questo modo e solo così è possibile avviare uno scambio comunicativo che serva poi da ponte alla crescita umana in primis ed anche scolastica.


 

TORNA ALL'INDICE