Angela Pugliese

La relazione adulto – bambino nella letteratura francese per ragazzi dell'estremo contemporaneo: la costruzione del cerchio familiare in “Le cahier jaune” di F. Sautereau. 

      In tutte le pagine dell'opera di F. Sautereau, Le cahier jaune (Paris, Actes Sud, 2000), di cui già ci siamo occupati nei primi numeri di “ApertaMente”, è l'attesa a dominare. 

Bilboquet ne répondit pas. Il poussait Adrien, l'obligeait à s'éloigner de la remise.

- Merci d'être venu, mais faut pas entrer chez moi (cahier, p.48).

      Attraverso gli occhi del protagonista, il lettore non riesce a scoprire nulla di questo bambino che sembra custodire una parte essenziale del segreto. La sua casa - il luogo più intimo, quello nel quale si abbandona al sonno, quello in cui non è più nello stato cosciente - deve restare nascosta. Il bambino non può ancora affidarla allo sguardo di Adrien, l'adulto, e neppure a quello del lettore. 

Bilboquet s'était assis en face de lui et, les coudes sur la table, le menton posé sur les paumes de ses mains, dans l'obscurité de la pièce, dévisageait l'ouvrier. Il n'y avait pas d'autres consommateurs. Une pendule comtoise égrenait les secondes. Soudain elle carillonna les quatre heures (cahier, p.48). 

      L'attesa è vissuta come dimensione temporale. L'orologio a pendolo che scandisce i secondi, rappresenta il tempo che passa e che separa il personaggio ed il lettore dalla conoscenza, dalla scoperta del segreto. L'oscurità non rappresenta soltanto la mancanza di luce nella stanza, la vita opaca di un bambino infelice, ma l'assenza di conoscenza di Adrien che ignora l'inconfessabile. Il lettore scopre l'indicibile attraverso le parole del bambino, Bilboquet. 

Je peux pas le dire [...] Faut plus parler de ça, m'sieur Adrien (cahier, pp. 49-50). 

      Il testo letterario diventa il campo privilegiato dell'indicibile, il luogo ove si attende la rivelazione, dove si può dire quel che non si dice altrove, dove si può vedere l'invisibile. Il mistero domina l'opera. Il bambino diventa custode del segreto presentato all'inizio del romanzo e ripreso nel quarto capitolo. La voce narrante crea un'attesa sempre più intensa nel lettore: se desse subito risposte, la narrazione si arresterebbe, non vi sarebbe più alcuna ragione per continuare la lettura. Il segreto, in quanto mancanza di conoscenza, suscita interesse. In generale, l'uomo tende a colmare le sue mancanze: la fame è mancanza di cibo e l'essere umano si nutre mangiando, la sete, privazione d'acqua e l'uomo ne beve. Per quanto riguarda la conoscenza, solo gli uomini più coraggiosi si arrischiano nel campo dello sconosciuto e decidono di tentare di scoprire il segreto per colmare una parte di loro con quel che ignoravano. Il bisogno di riempire questa assenza rappresenta uno stretto legame tra il lettore, che decide ad ogni pagina di continuare la lettura ed il protagonista, l'adulto Adrien Villaume che decide di seguire il bambino Bilboquet in luoghi che non conosce. 

C'était pour Adrien une occasion de découvrir ces quartiers [...] C'étaient des zones inconnues pour Adrien, lui qui pratiquait plutôt les quais de la Seine et parfois la rive gauche (cahier, p.40). 

      Queste “zone sconosciute” diventano luoghi proibiti.

Da un lato, sono luoghi proibiti per la conoscenza del protagonista e del lettore che sta per scoprire questi spazi con lui. Questo risponde anche alla domanda che il personaggio si pone sul bambino: 

Longtemps plus tard, Adrien devait s'interroger encore sur les raisons réelles qui le poussèrent à s'intéresser à ce personnage (cahier, p.40). 

      In questo romanzo, la voce narrante introduce l'interesse per quel che non si conosce, per quel che è nascosto.

      D'altro canto parliamo di luoghi proibiti perché sono i luoghi dell'orrore, i luoghi dell'infanzia martirizzata. La voce narrante che aveva introdotto degli spazi indefiniti fino ad ora – dei “quartiers”, delle “zones”, dei “lieux” (cahier, p.40) – volge l'attenzione su uno spazio preciso, determinato, una via, la rue de la Goutte-d'Or. 

La rue de la Goutte-d'Or n'était qu'un coupe gorge étroit, laid, sale, aux façades mal entretenues, et plutôt fréquenté par des romanichels et des mauvais garçons dont l'inquiétante casquette plongeait sur le front (cahier, p.40). 

      Il nome di questa via, la “goccia d'oro”, evoca una immagine di luce e di chiarore, di ricchezza delicata per il giovane lettore, attraverso una goccia di questo oro versata sui luoghi, sui personaggi del romanzo che ne prende il colore. La delusione allora è ancora maggiore quando si arriva alla descrizione di un luogo “stretto, brutto e sporco”, al posto di un paesaggio fiabesco. “L'inquiétante casquette” dei ragazzi nasconde i volti e le espressioni, rendendoli più forti e duri al tempo stesso poiché non è possibile cogliere le loro emozioni, i sentimenti e cercare d'immaginare il loro vissuto attraverso gli occhi.

      L'introduzione della rue de la Goutte-d'Or non è nuova sulla scena letteraria: in L'Assommoir (E. Zola, L'Asssommoir, Paris, Gallimard, 1978), questa strada diventa il simbolo dell'infanzia infelice, la via in cui “chaque mois des filles s'envolaient comme des serins dont on laisserait les cages ouvertes” (Assommoir, p.437). Gervaise descrive la corruzione degli abitanti, “des gens couchés comme des bêtes, en tas, pères, mères, enfants, se roulant dans leur ordure” (Assommoir, p.330) e cita l'esempio di un orologiaio che ha una relazione sessuale con la propria figlia (Assommoir, p.330). Un elemento fondamentale anche nel romanzo di Zola è che la voce narrante non parli di uomini e di donne, ma di padri e di madri. La presenza degli adulti in questa strada, allora, è sempre in relazione con i bambini. Il riferimento all'Assommoir, d'altronde, non sembra fortuito. I romanzi di E. Zola hanno un peso determinante nella “écriture de jeunesse”. M.A. Murail, autrice contemporanea di opere per ragazzi, ha scritto, tra i suoi romanzi, la serie Les Émiliens, in cui Émilien, il nome del protagonista, ricorda il nome del caposcuola del naturalismo francese. Inoltre, tra i suoi testi, Au bonheur des larmes richiama il titolo del celebre romanzo dei Rougon-Macquart, Au bonheur des Dames, come il riferimento all'incidente durante la visita di un cantiere in Nos amours ne vont pas si mal, riporta all'incidente di Coupeau in L'Assommoir, che ne condizionerà l'esistenza. In quest'ultimo libro, inoltre, M.A. Murail stabilisce una relazione tra i comportamenti ed il patrimonio genetico: “Vous dessinez aussi? Me dit-il. C'est dans les gènes...” (M.A. Murail, Nos amours ne vont pas si mal, Paris, L'école des loisirs, 1993, p. 84). 

Je veux bien que les gosses, ça mérite parfois une bonne rouste, allez! Mais de là à les étendre sur le pavé, il y a de la marge (cahier, p.37). 

      La descrizione del comportamento del proletariato onesto rispetto ai bambini è la stessa nel romanzo naturalista e nel cahier: nella degradazione della rue de la Goutte-d'Or, vi è ancora qualcosa che suscita un orrore immenso tra le anime dei proletari. La storia dell'assassinio di un bambino rivolta i personaggi di L'Assommoir (Assommoir, p.37) come quello del piccolo Armand in Le Cahier Jaune (cahier, p.37).  

Bilboquet s'engouffra bientôt dans un couloir sombre et Adrien entra dans un bistrot voisin d'où il était possible d'observer la rue (cahier, p.40). 

      La vista è il senso privilegiato della conoscenza che passa attraverso gli occhi. Adien non si affida agli odori o ai rumori di questa strada, ma si pone nell'atteggiamento dell'osservatore attento. La voce narrante, infatti, non usa né guardare, né vedere. Il verbo “observer” evoca un'attenzione quasi scientifica ed il vetro, la vetrina del bistrot attraverso cui il protagonista osserva, diventa quasi la lente di un microscopio che permette una visione più chiara, netta e precisa degli oggetti, rendendoli più grandi alla vista. Il bistrot serve a far vedere meglio perché mette una certa distanza tra il personaggio e quel che guarda. Il personaggio non è nella strada, non è parte di questa via, la guarda in un modo distaccato e dunque oggettivo, scientifico, al riparo dai suoi pericoli nel bistrot.

      L'oscurità del “couloir” in cui s'inoltra Bilboquet suggerisce la bruttura e la mancanza di luce nella vita di questo bambino: la rue de la Goutte-d'Or ingoia Bilboquet come la bocca della balena di Pinocchio, all'interno della quale non vi è luce, non vi è speranza possibile di salvezza. Il bambino martire, la vittima, deve fuggire al più presto possibile per non essere ingurgitato. 

Depuis mercredi, Bilboquet avait disparu. Sans un mot, sans une explication, sans un adieu (cahier, p.108). 

      La fuga diventa la sola speranza di salvezza, di sopravvivenza, una dichiarazione di dignità dell'infanzia nel rifiuto di piegarsi alla degradazione di un luogo che lo tiene prigioniero. Il bambino lotta, si ribella, alla fine scappa altrove.

      La fuga diventa una rigenerazione, una nuova nascita in una realtà differente dove il bambino avrà la possibilità di crescere, di vivere serenamente le sue esperienze e la sua infanzia. In questo modo, potrà superarla, valicare il limite tra l'infanzia e l'età adulta. 

Vous avez raison de prendre soin de lui, Monsieur Adrien. Il en a besoin. Parce que, entre nous, [...] les gosses ne devraient pas traîner dehors la nuit (cahier, p.37). 

      La voce narrante sembra suggerire un legame stretto tra l'adulto ed il bambino. Il fanciullo non è più rappresentato come vittima della brutalità degli adulti nella rue de la Goutte d'Or, cosìcome nelle pagine precedenti o nell'Assommoir di E. Zola.

Al contrario, cerca un legame con questo universo di adulti, come suggerisce la parola “besoin”. Se, nelle parole di Faure, il bisogno traduce una sorta di controllo che passa attraverso l'uso del verbo “devoir”, il bambino sembra cercare qualcosa di più in questa relazione. 

Vous voudriez bien? [...] Faire comme si vous étiez mon papa? [...] J'aurais moins peur (cahier, p.50). 

      Il bambino cerca una sorta di protezione. Se ha paura, l'adulto può dargli un senso di sicurezza profondo. L'adulto rappresenta il porto calmo dove il vascello dell'immaginario infantile può ancorare e ripararsi dopo aver lungamente viaggiato su un oceano di sogni e fantasie. Bisogna notare, inoltre, che nella maggior parte dei casi, i sogni dei bambini della rue de la Goutte d'Or divenivano incubi orribili nella realtà. L'immagine di un padre rassicurante sembra acquisire un grande valore agli occhi dell'indifeso in cerca di una protezione contro la violenza del mondo che lo circonda. La voce narrante sembra voler suggerire questo senso di protezione attraverso le parole del protagonista: “Si tu veux que je te protège” (cahier, p.52). Una relazione di necessità s'instaura tra l'adulto ed il bambino. 

Mais j'ignore tout d'Antoine [...] Antoine avait surtout besoin d'une mère. Et d'un père [...] C'est seulement plus tard que j'ai compris qu'il était embarqué dans des affaires louches et qu'en fait, privé d'une famille digne de ce nom, ce qu'il recherchait c'était une protection (cahier, p.127). 

      Si constata un cambiamento rispetto alla rappresentazione del bambino vittima dei romanzi di Flaubert, Hugo, Zola. 

Les romans du XIXe siècle sont pleins d'enfants négligés, délaissés, abandonnés de leurs parents. Souvent ils meurent; s'ils survivent, ils sont condamnés dès l'enfance à une vie sans chaleur et sans espoir (M. Bethlenfalvay, Les visages de l'enfant dans la littérature française du XIXe siècle, Genéve, Droz, 1979, p.57). 

      L'adulto non è più soltanto il carnefice che imprigiona, maltratta, trascura ed infine, uccide l'innocente. Diventa un aiuto indispensabile per il giovane.

      In questa relazione con l'adulto, il bambino esige di più. 

Il pensa à Antoine-Bilboquet et à ce jeu de père de famille qu'il jouait avec lui et qui l'avait conduit à Rose. Antoine avait refusé qu'il soit pour lui un grand frère. Il avait exigé un père (cahier, p.75). 

      Il bambino non vuole solo la protezione di un fratello maggiore. Cercando un padre, desidera una guida al suo fianco. La guida rappresenta un aspetto essenziale per superare i lati irrisolti di un'infanzia difficile, per accettare quel che ancora si rifiuta e per cercare di crescere, custodendo una parte della propria infanzia come un tesoro inesauribile di ricchezze.

      Questa relazione di necessità si traduce nella formazione di un cerchio familiare in cui Bilboquet deve essere sostituito.

Nel romanzo, questo legame stretto diventa un gioco di cambiamenti e di sostituzioni che deve conservare la relazione continua tra adulto e bambino secondo lo schema seguente:

 

      Adrien e Rose sembrano aver bisogno di un bambino per completare il cerchio familiare. Il mondo degli adulti e il mondo infantile sono rappresentati come due universi che si sovrappongono. La voce narrante sottolinea la relazione di necessità : il bambino ha bisogno dell'adulto come l'adulto ha bisogno del bambino. Se da una parte il bambino cerca la guida e la protezione dell'adulto, dall'altra l'adulto cerca la presenza del bambino. Così può esercitare la forza del suo potere o, più semplicemente,  attraverso il contatto continuo con lui, conserva in un certo senso, una parte del suo paradiso perduto, del paesaggio fiabesco dell'immaginario infantile, di un universo popolato da sogni ed illusioni. Jules sostituisce in un certo senso l'immagine di Bilboquet e colma il vuoto creato dalla sua partenza. Louise, la prima figlia di Adrien e Rose (cahier, p.156), sostituisce Jules. Bertrand, il secondo figlio di Adrien e di Rose (cahier, p.164), chiude il cerchio familiare. Eppure, bisogna sottolineare che se da una parte i bambini e gli adulti sembrano rappresentare due aspetti complementari della stessa realtà, dall'altra la voce narrante descrive bambini raggruppati in una “bande”. La parola non traduce solo banda, ma anche branco, non solo dunque raggruppamento di esseri umani, ma anche di animali, evocando l'immagine dei giovani come di una razza separata da quella degli uomini. Questo aspetto rappresenta uno dei legami tra questo romanzo e L'Assommoir di E. Zola. L'immagine dei bambini raggruppati in un branco è presente nel romanzo dello scrittore naturalista, in cui si possono ritrovare numerosi paragoni tra il bambino e l'animale. In La rivière à l'envers, altro pregevole romanzo per ragazzi (J.C. Mourlevat, La rivière à l'envers, Paris, Pocket Jeunesse, 2000), l'animale rappresenta il bambino e lo sostituisce nel presunto cerchio familiare. Malgrado il suo “corps massif” (rivière, p.160), l'atteggiamento del panda Podcol è quello di un bambino e Hannah si comporta come una madre verso di lui: “Quel mal élevé! [...] Dis bonjour, Podcol!” (rivière, p.162). In un cerchio familiare fittizio, in cui il padre è un adolescente e la madre una ragazzina, gli animali sostituiscono l'immagine dei bambini in un gioco di cambiamenti nella famiglia:

 

Se nella costruzione di questo circolo familiare l'animale rappresenta il bambino, potrebbe significare che nelle famiglie reali, i bambini hanno poco potere: l'adulto decide per loro.

La contraddizione è soltanto apparente. I bambini e gli adulti sono due universi separati nel romanzo di F. Sautereau. Possono scegliere di incontrarsi e stabilire un gioco di mediazione, unendosi nella formazione di una famiglia. La voce narrante sembra rivolgere un'attenzione particolare alla natura e alle caratteristiche dell'infanzia nel romanzo. 

Louise était une fillette curieuse, ouverte à toutes les aventures. Elle ne quittait pas Constant d'une semelle dès que la chose était possible. Elle serait allée patauger dans la Seine, elle aussi, si Rose n'avait pas fait bonne garde (cahier, p.168). 

      La curiosità di uno spirito giovane, aperto a tutti i saperi, il desiderio di avventura, di fare le esperienze più diverse, la mancanza del senso del pericolo difronte alle novità sono tutte caratteristiche fondamentali dell'infanzia che la voce narrante sembra conoscere bene e rappresentare attraverso l'immagine di Louise.

      Comunque, l'infanzia sembra superare le caratteristiche più comuni in questo romanzo ed acquisire un peso simbolico notevole nel legame che si crea con la dimensione temporale. 

Mes amis, au siècle, à l'enfance et à l'éternité (cahier, p.18). 

      In questa frase, l'infanzia sembra costruire un ponte che unisce il secolo che sta per cominciare all'eternità. E' come se attraverso l'infanzia – universo eterno, popolato di immagini fiabesche – il secolo resterà scolpito per l'eternità. I bambini cresceranno, faranno nascere altri bambini e trasmetteranno le storie della gente e le loro legende, non solo il patrimonio genetico. La voce narrante crea un legame stretto tra storia e infanzia. La storia mostra gli avvenimenti che hanno costruito il nostro presente. L'infanzia, d'altronde, non è che l'inizio di un percorso individuale: 

une part importante de la symbolique de l'enfance peut être systématiquement décrite à l'aide de l'analogie voulant que l'enfance soit à la vie humaine ce que l'aube est au jour, le printemps aux saisons, l'âge d'or à l'histoire de l'humanité et  la création cosmique à l'histoire de l'univers (L.Racine, Symbolisme et analogie, l'enfant comme figure des origines, “Etudes françsises”, XIX, 3, 1984, p.105). 

      L'infanzia è il passato, il vissuto, la storia dell'uomo come individuo, con le sue esperienze ed i suoi ricordi. La storia è l'infanzia dell'umanità, il “paradis perdu”, in cui essa ha posto i suoi sogni rimpiangendo i tempi passati. L'infanzia deve superare questa dimensione per proiettarsi nel futuro e divenire speranza di un mondo diverso. Il bambino, uomo in prospettiva, si fa portatore delle attese e delle illusioni della gente per un avvenire differente, per una società migliore, miraggio di una realtà altra in cui non ci sarà più brutalità, né volgarità, né umana violenza. 

Le passé est pour les hommes un asile à loger leurs rêves; l'humanité n'a-t-elle pas mis ses rêves dans le primitif paradis qu'elle croit avoir perdu? Toujours nous sommes portés à voir en beau les vieux jours. Travaillons pour l'avenir! Amen! (cahier, p.54). 

      La relazione adulto – bambino è presente anche in un'altra opera della collana Les couleurs de l'histoire, di cui fa parte Le cahier jaune : il romanzo La vague noire di M. Kahn (M. Kahn, La vague noire, Paris, Actes Sud, 2000). 

Ils se jetèrent sur lui sitôt arrivés au Boeuf limousin et l'escaladèrent comme un roc: Sans effort, l'hercule aux yeux rieurs prit un enfant sur chaque bras [...] Il poussa un rougissement formidable et fit mine de vouloir dévorer [...] les enfants qui gloussaient de frayeur feinte et de joie réelle (vague, p.16). 

      L'uso di sitôt “ fa notare al lettore tutta l'impulsività della giovinezza che si manifesta in una certa impazienza e nell'abbandono all'istinto. Due universi si completano, ma ciascuno deve cedere su un aspetto: i bambini compiono un atto di fiducia, affidandosi ad un uomo robusto, ma rassicurante, “ l'hercule aux yeux rieurs “, e l'adulto deve rinunciare per il momento al grigiore ed alla piattezza del suo mondo per offrirsi ai giochi infantili. Questi rappresentano una fuga altrove, verso una realtà altra in cui i massacri che appariranno nel corso della narrazione (si tratta della seconda guerra mondiale e dell'olocausto) sarebbero inaccettabili. 

Le petit couloir restait en effet silencieux alors qu'un brouhaha parvenait de l'entrée. Solange partit aux nouvelles. Elle revint excitée mais blême.

 

      Il silenzio del corridoio sembra annunciare qualcosa d'imprevisto. Solange, la ragazzina “volontaire, sereine” (vague, p.11), torna in uno stato alterato. Il “mais” segna una rottura tra i due aggettivi e contribuisce alla sensazione che un avvenimento inaspettato sta per scuotere la calma della casa, come “L'onda nera” del terrore nazista ha sconvolto il corso della storia.

Il verbo “interdire” (proibire) sottolinea un'altra caratteristica della relazione tra l'adulto e il bambino: l'adulto esercita il suo potere attraverso la proibizione. In questo caso, si tratta della proibizione del sapere: vi è una parte dell'universo degli adulti inaccessibile alla conoscenza dei bambini che non possono sapere e vedere tutto. Una forma diversa di proibizione, che acquisisce una pesantezza forte all'interno del testo, come nel rapporto adulto / bambino, è quella del sogno: 

Emportée par son rêve, elle s'accrocha à la chaise [...] - Va t'occuper de Julien, ordonna Alice, les yeux sévères: Honteuse, Solange se dirigea d'un pas triste vers le comptoir (vague, p.25). 

      La proibizione del sogno si manifesta attraverso gli occhi severi della madre che ordinano alla ragazzina di occuparsi di qualcosa di concreto e di abbandonare lo spazio della fantasia. Il sogno diventa un luogo proibito, quello dell'immaginario infantile in cui tutto è possibile e dove l'adulto non può imporre la sua egemonia. Solange, d'altronde, è “honteuse”: si tratta della vergogna di aver rinunciato per un momento alla concretezza, di essersi rifugiata in una realtà altra, in un universo di sogni, nel quale l'adulto che è riuscito a conservare la passione e l'energia infantile si lascia assorbire grazie al “jeu d'imagination”

Le jeu est opposé [...] “aux occupations utiles” souhaitées par les parents: [...] il est le domaine du merveilleux [...] les bêtes parlent [...] le boeuf apprend à lire [...] On est dans le registre de la toute-puissance des pensées (M.F. Pinaud, Le jeu et l'enfant dans la littérature, “Neuropsychiatrie de l'Enfance”, 30, 1982, p.386).  

      Ritroviamo spesso la proibizione al mondo dei sogni e dell'immaginario nella tradizione romanzesca europea come, ad esempio, in Hard Times di Charles Dickens. 

When she was half a dozen years younger, Louisa had been overheard to begin a conversation with her brother one day, by saying “Tom, I wonder” - upon which Mr Gradgrind, who was the person overhearing, stepped forth into the light, and said, “Louisa, never wonder!” (Ch. Dickens, Hard Times, London, Penguin, 1985, p.89). 

      L'adulto non solo rifiuta l'accesso del bambino in una realtà altra, ma lo richiama sulla terra e cerca, così, di introdurlo nell'universo delle responsabilità che dovrà sostenere quando avrà valicato la frontiera tra la sua condizione e quella degli adulti. 

Now, what I want is, Facts. Teach these boys and girls nothing but Facts. Facts alone are wanted in life [...] This is the principle on which I bring up my own children, and this is the principle on which I bring up these children (Hard Times, p.47). 

      La funzione dell'adulto è quella di preparare il bambino, uomo in prospettiva, a farsi carico del peso della vita reale: 

Une bise pour toute réponse fit comprendre à Solange qu'elle cherchait, contrairement aux conventions, à passer la frontière du monde des adultes (vague, p.29). 

      Il mondo degli adulti diventa un luogo e per accedervi, bisogna che il bambino passi la frontiera, come per entrare in un paese straniero, quel confine che separa due spazi differenti. Il desiderio di Solange, espresso dal  verbo “chercher”, è tuttavia contro natura  ed in un certo senso “irregolare” perché contrario alle convezioni che vogliono la vita del giovane più semplice e spensierata rispetto all'esistenza degli adulti: 

Que j'aimerais être encore un enfant [...] Quand tu seras grande, tu regretteras peut-être le temps où tu ne buvais que de la grenadine (vague, p.17). 

      Il verbo “aimer” evoca tutto il rimpianto di Alice per la giovinezza perduta. Il “luogo” dell'infanzia diventa un “temps” durante il quale si ha il diritto di non sapere, di non agire, di non decidere. Si ha il diritto di farsi guidare, ma si ha anche il diritto all'ingenuità, alla spontaneità, si può seguire l'istinto: è il tempo del vigore, della forza, dei sogni, dell'immaginazione che conduce altrove, in uno spazio lontano, in qualche modo misterioso, perché nessuno ha la possibilità di accedervi e solo il bambino ne custodisce la chiave. Si può conservare l'infanzia per sempre? 

 

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