CACCIATORI NELLE TENEBRE:
La letteratura disegnata penetra nel Regno dell’inquietante estraneità.
di Marialuisa Vallino
“Il Bene e il Male hanno la stessa faccia. Tutto dipende dal momento in cui attraversano il cammino di ogni essere umano”
(Paulo Coelho, Il Diavolo e la signorina Prym)
Siamo fin troppo abituati a considerare il fumetto come un’espressione elementare e degradata dell’arte o come una rilettura della realtà in termini caricaturali, evasivi o consolatori. In altri casi lo si liquida come un genere destinato unicamente a lettori giovanissimi.
In realtà, nell’apparente fissità e banalità della “strip”, non è difficile ravvisare la trasposizione di grandi temi esistenziali che offrono ai fruitori una possibilità di accostarsi alle proprie dinamiche interne indirettamente, attraverso l’identificazione proiettiva con i personaggi rappresentati. L’immobile dinamismo della striscia fa da eco all’immobile dinamismo della psiche, che intercetta il senso e il contenuto individuale all’interno del tessuto collettivo. L’ingrandimento di un personaggio, l’ènfasi posta su un dettaglio, le parole raggruppate all’interno del “balloon”, concorrono ad identificare la strip con un fotogramma bloccato, che eternizza l’azione e l’emozione facendo leva sulla sfera psico-visiva del lettore, che stabilisce con le immagini un contatto dialogico particolarissimo. Un attento esame dei personaggi che popolano i fumetti ci consente di ripercorrere non solo la nostra storia individuale, ma l’intera gamma delle paure e delle speranze umane. Da sempre l’uomo si è ingegnato per dare corpo alle ombre, per dare forma a ciò che lo sguardo non riesce a cogliere. Simboli, allegorie hanno tentato e tentano di continuo di rendere visibili i vizi e le virtù, il Bene e il Male, il Sacro, il Mistero, il desiderio e l’angoscia. Fortemente radicata nella percezione e nella memoria, l’immagine può essere considerata la via regia per rappresentare e modificare l’emozione.
Se è vero che in molti casi le storie illustrate possono aderire ad intenti moraleggianti, dove il Bene e il Male sono chiaramente distinguibili, e gli eroi positivi chiaramente identificabili, è anche vero che in molti altri casi il fumetto spalanca le porte a un mondo allucinato in cui trovano raffigurazione tutti i mostri dell’anima: Creature nate da fantastiche ibridazioni, figlie del caos e della notte, si muovono in atmosfere sulfuree che affermano la sovranità dell’incubo. Perturbanti fantasmi si insinuano tra le pieghe della coscienza, fustigando impietosamente le rassicuranti certezze della realtà diurna. E’ il caso dei cosiddetti eroi neri, inquieti e “disadattati”, come Satanik, che si muovono all’interno di un mondo oscuro dominato da presenze spettrali. Specchio in cui il lettore può riconoscere il suo volto oscuro e sconosciuto, un buon fumetto può diventare l’occasione per confrontarsi con una galleria di orrori e fantasmi personali all’interno di un contesto protetto e in una prospettiva catartica. Che si tratti di un bel romanzo o di un bel fumetto, colui che legge definisce i margini di una fruizione attiva, inserendosi con il proprio mondo immaginario sia in ciò che viene direttamente descritto e raffigurato, sia in ciò che viene lasciato volutamente ambiguo…
Il non detto è spesso la strategia vincente per sospendere le aspettative del lettore, che si trova a fare i conti con la propria realtà interna, con l’enigma dell’anima…
L’icona è captante, al di là di ogni ragionevole intenzione di decifrarla…
La trama sotterranea è simile a quella dei nostri sogni…
La trama apparente scorre ogni giorno davanti ai nostri sguardi…
Osservando attentamente i fumetti e la loro evoluzione si può vedere come il noir si sia progressivamente fuso con l’horror e il soprannaturale, dando vita a personaggi che si connotano nei termini di indagatori dell’incubo e del mistero. La figura del poliziotto-investigatore stile hard boiled (Jack Traxler, Dick Tracy, Alack Sinner, e persino Topolino del Mistery Magazine) è fin troppo nota e comunque in continua evoluzione, se si pensa che persino Gianrico Carofiglio ne introduce una singolare variante, l’ispettore Tancredi, all’interno del suo ultimo lavoro, un graphic novel, Cacciatori nelle tenebre, realizzato insieme al fratello Francesco per la collana 24/7 di Rizzoli.
Il graphic novel si colloca al confine tra reale e immaginario, rendendo possibile la coniunctio tra il pensare indirizzato e il pensare fantastico. Nel bambino come nell’artista il pensare fantastico, per immagini, occupa un ruolo di primo piano, permettendo all’uno come all’altro di rappresentare il proprio mondo interno. Perché possa verificarsi un’integrazione col mondo esterno, è tuttavia necessario inserire le immagini in un contesto che superi la prospettiva privata, per abbracciare quella collettiva e culturale. In questo il graphic novel, che non è romanzo e non è fumetto, rivela probabilmente l’emergere di una tendenza all’integrazione tra l’individuale e il collettivo, tra l’elemento irrazionale-temibile e il contesto storico, culturale che lo accoglie.
Calandosi nella realtà archetipica il prodotto artistico può raccontare il dialogo dell’artista con i propri fantasmi e restituire alla psiche il contatto con se stessa, nei suoi snodi individuali quanto collettivi.
La letteratura disegnata ha infatti il pregio di reinventare la realtà, introducendo scenari al confine tra narrativa e arti visive, e collocando al loro interno personaggi presi in prestito al cinema o sottratti temporaneamente al mondo onirico. Per il lettore la strip diventa in qualche modo il microcosmo d’immaginazione parallelo alla letteratura, un variopinto ready made dell’esperienza che incoraggia a contestualizzare le immagini interne, giustificandole in un altrove da sé.
I cacciatori nelle tenebre si muovono nelle atmosfere cupe e tormentate del noir, e i continui rimandi all’Ombra sottolineano l’importanza di un continuo confronto col sottosuolo dell’uomo. La storia viene introdotta da una minuziosa descrizione dei protagonisti, appartenenti a una sezione fantasma della polizia, i cui profili psicologici evidenziano la presenza di tratti anti-sociali o di conflitti irrisolti. Il Bene e il Male sono equamente distribuiti, anzi sapientemente dosati dai Carofiglio, che aprono sempre uno spiraglio empatico sulle vite dei personaggi, restituendoli alla loro ineludibile, umana fallibilità. Sono uomini dal passato torbido, ma con un sistema di valori inossidabile, e animati da un progetto di redenzione o di missione. Quello ufficiale è di occuparsi di casi di persone scomparse, bambini in particolare, fagocitati da un mondo improntato alla corruzione. Carmelo Tancredi, in particolare, capo della sezione fantasma, sembra animato da una qualche missione salvifica che affonda le sue radici in un passato che condiziona pesantemente il suo presente emotivo e professionale. La storia è ambientata in una Bari ambigua e nascosta che tutti conoscono ma che pochi hanno il coraggio di raccontare.
Il tratto grafico segue o enfatizza i dialoghi e il talento di Francesco Carofiglio, indiscutibile, a dispetto di chi (Sergio Rossi- La Stampa) ne riduce la portata, rivela uno stile da illustrazione “limpido” che si coniuga perfettamente alla trama, definendo con esattezza la collocazione spaziale dei personaggi. La trovata geniale dei due autori risiede nella costruzione “introversiva” delle pagine che introducono le frasi della voce narrante, evocando per certi versi le atmosfere del setting analitico e per altri le suggestioni dei testi di Jim Morrison.
Questo rimando all’interiorità, sapientemente arricchito di frammenti poetici orientali che ne esaltano il carattere zen, essenziale ma eloquente, ne fa un prodotto di grande eleganza e ricercatezza, e piuttosto diverso dal cosiddetto stile fumettistico tradizionale. Un grande ringraziamento ai due fratelli, che hanno avuto il coraggio di rappresentare e rianimare quell’inquietante estraneità, con la quale, prima o poi, tutti dovremo fare i conti…