Palma Laera

Omaggio al caffè di Johann Sebastian Bach: la cantata BWV 211 
 

    La Cantata profana nota anche come Kaffee-kantate (Cantata del Caffè), è stata composta da Johann Sebastian Bach tra il 1732 e il 1734. Oltre a quelle sacre, Bach compose altre cantate prendendo spunto da eventi mondani, come ad esempio, nel caso che si sta analizzando, la moda del caffè che nel Settecento comincia a dilagare in Germania ed altrove. Sia la musica strumentale, sia le cantate profane testimoniano l’attenzione di Bach per la cultura dello svago e dell’intrattenimento, sia borghese che aristocratico.

    Dal 1723 fino alla sua morte, Bach svolse a Lipsia le funzioni di Kantor presso la Thomaskirche e  assunse nel 1729 la direzione del Collegium Musicum fondato nel 1702 da Telemann. Questo complesso strumentale si era formato dalla congregazione di studenti universitari che si riunivano settimanalmente nei locali del Café Zimmermann; è proprio in questo ambiente che nasce (probabilmente intorno al 1733-1734) la cantata BWV 211 Schweiget stille, plaudert nicht (Tacete, non chiacchierate), una delle testimonianze più vivaci della vocalità profana di Bach.

    Da un testo di Johann Heinrich Henrici detto Picander (1700-1764), Bach compone la cantata di cui sopra nota anche come Kaffee-kantate (Cantata del Caffè) accostandosi ad una moda che aveva contagiato l’Europa, prima città fra tutte Venezia che inaugurò, nel Seicento, un “caffè” inteso come locale pubblico di degustazione e di incontro.

    A Lipsia il primo “caffè” sorse nel 1685, anno di nascita di Bach. Ma l’affermazione della moda del caffè generò una serie di contrasti: non solo gli incontri dinanzi ad una tazzina di caffè erano spesso di natura  promiscua e quindi mal visti dal moralismo dell’epoca ma faceva concorrenza, soprattutto nei paesi di lingua tedesca,  alla birra, il cui consumo era fonte di introiti cospicui  sia delle autorità comunali che dei signori locali.

La Cantata di cui parliamo racconta la storia di un padre brontolone e conservatore, Schlendrian (basso-baritono) che vorrebbe distogliere la figlia Liesgen (Lisetta, soprano) dall’uso della diabolica bevanda attraverso minacce insistenti; un narratore anonimo (tenore) introduce brevemente i dialoghi. A questo punto il testo musicato da Bach contiene un’aggiunta (probabilmente dello stesso compositore) in cui Liesgen si prende  una rivincita: fa spargere  la voce che il futuro sposo dovrà impegnarsi per iscritto (nel contratto nuziale) a concederle la libertà di assaporare a suo piacimento il caffè. E così nel finale a tre emerge la morale: è inutile vietare alle figlie la moda del caffè, dal momento che le nonne stesse e le madri ne sono convinte sostenitrici!

    Parlando un po’ dell’aspetto musicale, la parte strumentale è affidata ad un basso continuo che sorregge gli archi e un flauto traverso, mentre quella vocale è distribuita, come già accennato, fra tre parti: tenore, baritono e soprano. La successione è quella canonica (recitativi – arie) della cantata da camera di tipo italiano: due arie spettano a Schlendrian e due a Liesgen, mentre al recitativo introduttivo e a quello finale del narratore fanno da pendant i due recitativi dialogati in cui si esprime il “braccio di ferro” tra padre e figlia.

    Il protagonista Schlendrian, quando propone  il tradizionale diverbio dei padri contro i figli ribelli presenta  un’ aria tripartita secondo il classico schema ABA  con il ritmo ostinato e il ripetersi in tutte le voci di un inciso melodico invariato, con la voce del basso che mostra un carattere ottuso e insieme determinato proprio come la personalità del protagonista.

Nel recitativo seguente si propone lo scontro tra i due protagonisti: il tempo è sempre quello ordinario di 4/4, che mostra la preminenza del padre, ma la tonalità passa  dalle precedenti tonalità di sol e re maggiore ad un instabile mi minore-sol diesis minore, che esprime armonicamente il contrasto fra le due generazioni.

    Nella seconda aria il carattere della ragazza viene messo in risalto da Bach attraverso una  bonaria ironia. Il ritmo diventa ternario, nella tonalità di si minore che si tramuta spesso in un più concitato 3/8.

    Nella parte centrale dell’aria, là dove Liesgen proclama il suo bisogno incondizionato della magica bevanda («Coffee, Coffee muß ich haben» = «caffé, caffé io devo avere») il soprano propone salti di quarta e di quinta (re-la, mi-la) che esprimono tutta l’esaltazione di un estremismo giovanile.

La nuova aria, naturalmente, è in tempo ordinario, ma questa volta in mi minore: la battaglia è dura! E tuttavia Schlendrian ha la consapevolezza che la sua esperienza la vincerà: tale certezza di un carattere messo a prova ma non sconfitto si esprime, ancora una volta, nella figurazione di un basso continuo ostinato, che martella senza posa il canto. Nella monotonia di questa testardaggine s’accende un lampo quando, nell’ultima frase («O, so kömmt man glücklich fort!» = «Oh, allora se ne viene a capo! »), risuona la previsione compiaciuta della futura vittoria: melismi trionfali fioriscono sulle parole kömmt e glücklich fort” secondo la consueta precisione della musica bachiana.

    Nel nuovo recitativo a due, emerge l’apparente vittoria di Schlendrian sulla figlia: la posta in gioco di un marito sortisce questa volta il suo effetto e la ragazza si ravvede apparentemente abbandonando il caffè. E’ la volta di Liesgen che esprime la sua gioia impaziente dinanzi alla prospettiva di un imminente matrimonio. Nella prima aria avevamo sentito tutto il suo entusiasmo per il caffè: ora quello stesso entusiasmo, si riversa sul futuro marito. Il ritmo gioioso di danza (un 3/8 che quasi raffigura una festa nuziale) questa volta si afferma in uno splendente sol maggiore in cui la voce del soprano è sostenuta dall’intera orchestra.

Fin qui il testo originale di Picander. Ma, come abbiamo detto, Bach vi aggiunge una coda maliziosa che esplica la morale. Il recitativo della voce narrante ritorna in campo per farci sapere che il trionfo di Schlendrian sulla figlia è solo apparente: infatti Liesgen, a insaputa del padre, fa diffondere la voce che sceglierà come marito solo chi si obbligherà espressamente a concederle il consumo illimitato del prediletto caffè.

    E così il terzetto finale riunisce  i due protagonisti e il narratore: non valgono astuzie contro la moda e soprattutto...contro le donne! Ed è come la scena di una commedia a lieto fine dove tutti si affacciano alla ribalta – basso, soprano e tenore – sul ritmo di tipo binario che costituisce un omaggio alla grazia e all’astuzia femminile, capace di piegare la resistenza degli uomini più “duri”, come il nostro Schlendrian. In un giocoso sol maggiore (che sottolinea la vittoria della ragazza) Bach conclude unendo alle voci l’intera orchestra.

 

 

TORNA ALL'INDICE