Davide Mezzina
Socrate al Caffè: l’utilità delle cose inutili
I momenti più piacevoli delle nostre giornate sono spesso scanditi a sorsi di caffè, la bevanda di colore scuro dall’inebriante profumo e dall'aroma seducente. Il caffè proviene da luoghi lontani e misteriosi, ma il suo odore è riuscito a diventare il simbolo delle nostre case, dei nostri ristoranti e perché no, dei luoghi di lavoro. Chi di noi può negare di aver fatto una pausa nell’orario di lavoro, sorseggiando un caffè con un collega? Una tazzina di caffè rappresenta non solo la possibilità di assaporare una bevanda dal sapore delizioso, ma anche una sorta di trampolino di lancio per tuffarsi in un vasto universo misterioso di significati sociali e culturali.
In altri termini il mondo del caffè è per sua natura globale e in grado di condizionare le economie di intere nazioni ma è al contempo locale. Se è vero come è vero che sono più di mille i modi di bere un caffè, vi sono altrettanti modi di raccontare una cultura che, nel caso italiano, assume aspetti quasi sacrali ed ha segnato in tal modo il nostro vissuto quotidiano da riservarsi un importante spazio nella storia del costume.
Obiettivo del mio articolo è affrontare nella sua complessità l'argomento, cercando un approccio multidisciplinare: capirne il valore sociale ed ascoltare le voci che provengono dai vari vicoli dei nostri centri storici in cui il caffè si consuma insieme alla cultura.
Tutto ciò perché il caffè è il luogo per eccellenza della chiacchiera inutile, ma anche il non luogo dove la distanza tra l’uomo della strada e quello di cultura si annulla per divenire uno spazio di reale e piena democrazia in cui ognuno di noi può trasformarsi in capo di governo, Papa o Ambasciatore della propria e di altre culture.
Metti però Socrate in questa specie di non-luogo. Assurge a maestro di questa moderna Agorà. Partendo dalla sua famosa massima “Conosci te stesso”, cerca di riabilitare l’uomo moderno ad una riflessione che lo riconduca al pensare al bene comune come strumento di crescita personale, sociale e non solo al suo esclusivo interesse. L’atto apparentemente banale di offrire un caffè, quindi, non è una mera formalità, ma costituisce parte della sua arte maieutica, cioè un ponte verso l’altro che in quanto “io” è unico ed irripetibile e pertanto, il confronto con lui non può che essere arricchente se si superano i convenevoli legati ai luoghi comuni ed alle maglie categoriali filosoficamente intese, per dare spazio a quell’autentica umanità che viene fuori, così come voleva Socrate, non partendo dalla filosofia dell’accademia e degli addetti ai lavori, ma dalla filosofia come indagine e amore per il pensare con la propria testa ed il proprio cuore.