Stefania Pagano

Incontro al bar.

 
 
Stefania Pagano insegna nella scuola media. Da anni scrive per passione e questa passione cerca di trasmetterla ai suoi alunni. Da cinque anni cura un laboratorio di scrittura creativa extracurricolare.

 
Sono entrato nel bar e l’ho subito visto. Mi è venuto un colpo. Che ci faceva alla periferia della periferia? In un bar che aveva due tavolini, luce fioca in quella serata da lupi. Freddo che mai questa regione aveva avuto in cinquanta anni.

“Marcello” quasi grido e lui si volta. Mi guarda con l’espressione di chi si chiede “E chi sarà mai questo?”

Ci rimango male. “Ma come, non mi riconosci? non riconosci il tuo amico Vittorio?”

Si leva gli occhiali, li pulisce, li rimette e  resta lì inebetito. No, proprio non riesce a ricordarsi di me.

Resto lì, basito. Eppure, anche se in un periodo breve, forse un annetto, avevamo condiviso l’amore per l’arte. Viaggiavamo per le città italiane e straniere seguendo le mostre  dei più diversi artisti da Caravaggio a Munch.

Proprio per quest’ultimo eravamo andati a Oslo per visitare il museo a lui dedicato per ammirare  L’Urlo che era stato ritrovato dopo il furto.

Non era raro che ci prendesse qualcosa di molto simile alla sindrome di Stendhal.

Avevamo visitato botteghe di antiquari nella speranza di trovarci di fronte a qualche capolavoro nascosto o considerato perduto.

Adesso lui era lì, mi guardava senza riconoscermi. Sono passati vent’anni da allora, dal giorno che mi comunicò che aveva avuto un’offerta di lavoro in America e non voleva rinunciarci. Mi lasciò dopo una settimana.

Io ho continuato nella mia passione e sono diventato un affermato critico d’arte. Sono spesso in viaggio per convegni e lezioni. Ho contatti con tutto il mondo e mi sento soddisfatto. Sono sicuro che a Marcello le cose siano andate ancor meglio che a me.  

“Come va in America?” gli butto lì, ma la curiosità è tanta.  

Mi sembra di vedere una luce nei suoi occhi. Ecco ora sì, ricorda.

“Ma certo… Vittorio!” illuminandosi tutto “ Scusa! Come ho potuto non riconoscerti dal primo momento!” avvicinandosi per abbracciarmi. Poi aggiunge:” L’America? E’ da un pezzo che sono ritornato. Mica era un posto allettante: figurati fare da fattorino per un libraio. No, avevo altre ambizioni.”

“E adesso che fai?” gli chiedo.

Lui si avvia verso il bancone e ci si mette dietro e poi:

“Preparo caffè? Te ne offro uno!”


 


 
 
 

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