Marialuisa Vallino
Dai Caffè ai Festival cinematografici:Vecchi e nuovi
luoghi dell’arte…
I caffè della collina di Montmatre, nel contesto ambientale degli impressionisti, diventarono, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, i luoghi d’incontro dove pittori ed esponenti del mondo della letteratura, della critica e del giornalismo, si riunivano per confrontarsi e dare vita a dibattiti sull’arte. Primo vero animatore di questi insoliti ritrovi d’arte fu Edouard Manet che “lanciò” il noto Café Guerbois, in Rue des Batignolles. Tra i frequentatori abituali, il gruppo di impressionisti, noto come “groupe des Batignolles” e il gruppo di mecenati e collezionisti che si era formato intorno a loro, facendo lievitare le quotazioni delle loro opere. A Claude Monet, timido e introverso, il Café Guerbois, riferimento estetico della vita notturna parigina, serviva a vincere il senso d’isolamento che gli scenari en plein air imprimevano alla sua arte e alla sua vita: -“ Niente di più interessante di queste causeries e del perpetuo scontro di idee. Ci si teneva svegli, ci si incoraggiava alla ricerca disinteressata e sincera…. Se ne usciva sempre più temprati, con la volontà più salda, il pensiero più netto e chiaro…”
Manet, ben più estroverso, era il leader polemico delle discussioni, insieme a Renoir, che prendeva parte agli incontri con un vivo senso dell’umorismo.
Nonostante la grande diversità di indole e di idee gli artisti del Cafè Guerbois diedero vita alla prima vera mostra collettiva “autonoma”(in contrapposizione a quella ufficiale del Salon), allestita presso lo studio del fotografo Nadar nel 1874. Vi parteciparono, tra i tanti, Renoir, Cézanne, Sisley, De Nittis, Degas, Monet. Fu una tela di quest’ultimo, “Impressione, sole nascente” a dare all’intero gruppo, di ben trentanove artisti, il nome di impressionisti…La sua capacità di fissare sulla tela un’impressione mobile e immediata, era largamente influenzata dalla fotografia, che proprio in quegli anni andava affermandosi a Parigi, grazie a Nadar, amico di Monet.
“La stessa poetica di Monet, d’altronde, era orientata verso la percezione fuggevole dell’immagine reale, attraverso un breve sguardo…orientato a offrire l’impressione generale della scena, l’istantanéitè, come egli stesso la definì.”
La pittura si arricchì, grazie alla fotografia, del senso di istantaneità e dell’effetto di dissolvenza (tipico delle prime fotografie su lastre, tipicamente sfocate) e questo contribuì ad imprimere, all’immagine dipinta, un’impressione immediata, mobile, atmosferica, emozionale…
Dalla pittura alla fotografia, il passo verso il cinema è breve. A detta di Fellini, il cartellonista Lautrec, prima dei fratelli Lumiére, aveva intuito le inquadrature e le schematizzazioni del cinema, e colto le emozioni degli “esseri diseredati o disprezzati”…
Se poi pensiamo allo spirito indipendente che animava gli artisti nella Parigi del diciannovesimo secolo e al loro bisogno di dar vita a un confronto continuo di idee sull’arte, allora il nostro pensiero non può non andare ai Festival del Cinema. Lontano sicuramente dalle atmosfere dei caffè parigini, ma vicino per intenti, il LevanteFilmFest, quinta edizione, con la direzione artistica di Mimmo Mongelli e l'organizzazione di "Nuove produzioni spettacolari" rappresenta un punto di raccordo tra artisti e fruitori dell’Arte, la Settima in questo caso. Concorsi, rassegne di cinema balcanico e cinese, incontri culturali sullo stato del cinema italiano, mostre fotografiche, dibattiti con gli autori, rappresentano per i cinefili baresi un appuntamento imperdibile e per gli artisti un’occasione di ulteriore scambio e confronto di idee. Di particolare rilievo la rassegna dedicata al cinema balcanico, diretta da Mimmo Mongelli, coordinata da Paolo De Cesare e Roberto Carella e svoltasi presso la Camera di Commercio di Bari dal 10 al 14 dicembre. Molti autori hanno affrontato nei loro film la dimensione del dolore, la dialettica delle solitudini alla base dell’amore. Così Stanojkovski, in "Kontact", che affronta il tema della alienazione, da se stessi e dagli altri e il bisogno di un’auto ed etero redenzione, una possibilità di riscatto offerta dal dolore. L’uomo, sostiene Paz, è al tempo stesso nostalgia e ricerca di comunione. L’incontro di due solitudini, il loro rivelarsi crea un mondo capace di sconfessare la menzogna sociale. Occorre una buona dose di coraggio per accogliere il proprio e l’altrui dolore, per affermare la propria prospettiva esistenziale, perché essa si oppone con forza alla menzogna collettiva, ai pregiudizi della moltitudine. Il peso della diversità è assai difficile a sostenersi, e basta volgere lo sguardo ai grandi artisti, da Van Gogh a Rimbaud, a Kafka per intuirne l’ampiezza…
La diversità che rende soli reca spesso il marchio dell’offesa, del maltrattamento psicologico o dell’abuso sessuale, così come viene descritto in “A view from the Eiffel Tower” da Vukcevic, dove la splendida protagonista Marijana reca i segni di una diversità vista nella doppia valenza di condanna e di elezione. Pittorico ed emotivo, il cinema dei balcani sembra, almeno seguendo gli autori citati, ma ve ne si potrebbero aggiungere molti altri, un'instancabile ricerca apologetica dell'ambiguità e contraddizione dell'essere umano. Di grande attualità l'attenzione rivolta al femminile, inteso come struttura d'identità, ma soprattutto di relazione, un'opportunità, per i cineasti di sesso maschile, di entrare in contatto con una dimensione "altra" rispetto a quella coscientemente orientata e fonte inesauribile di creatività.
Interessanti gli incontri con i registi e considerevole lo sforzo compiuto dagli organizzatori allo scopo di creare un ponte di comunicazione tra realtà artistiche diverse. Il Levantefilmfest, ancora in corso fino all' 08-01-2008, saprà certamente regalarci altri momenti di confronto e la possibilità di conoscere modalità espressive artistiche stimolanti...
Ne usciremo sicuramente, per citare Monet, sempre più temprati, con la volontà più salda, il pensiero più netto e chiaro…”