Patrizia Palma
Un giorno di ottobre.
Per cenni biografici sull'autrice, rimandiamo il lettore al numero precedente di “ApertaMente”.
Oggi è una di quelle giornate che non passano mai.
Sono davanti alla finestra, guardo fuori. E’ giunto l’autunno, comincia a far freddo. Osservo l’orologio, che fare? Accendo la televisione, poi spengo. Giro per casa in cerca di non so cosa, apro un libro, cerco di leggere, vedo le pagine bianche. Giro ancora, qualcosa devo fare.
Diavolo! L’avevo dimenticato. Devo cambiare il guardaroba. Scema. Ci penso da giorni, credevo di non aver niente da fare. Vado in camera, apro l’armadio, osservo. Borse, sandali, vestiti dell’estate, estate, estate, estate, estate. Ripeto la parola fino a restare senza fiato. Quanto mi piace dire estate. E’ un colpo di vento che spalanca la porta dei ricordi.
Eccoli, cominciano ad entrare, tutti quanti. Si affollano, si accalcano, si spingono. Non ce la faccio, sono troppi, devo chiudere la porta altrimenti rischio di soffocare qui dentro.
Sono stanca. Mi siedo su una sedia vicino alla finestra… Guardo fuori. C’è un tramonto bellissimo. Loro sono lì che mi fissano, mi parlano. Che confusione fanno! Li odio, non li sopporto. Perché non vanno via?
All’improvviso il più grande, il più forte mi viene vicino, mi prende la mano ma io continuo a guardare fuori.
“Perché mi eviti?”
Non rispondo.
“Lo sai che faccio parte di te?”
Non rispondo.
Lui mi stringe forte la mano. Sento dolore.
“Vuoi che vada via e non torni più?”
Lo guardo. Finalmente.
Mi chiedo: “Come possono i ricordi andare via e non tornare più?”
Forse loro lo sanno ma non vogliono dirmelo, perché se andassero via si sentirebbero soli, senza un luogo dove stare, dove vivere. Ed io allora? Resterei sola anch’io.
Continuo a guardarlo. Mi accorgo ora che tutti gli altri, pian piano, sono andati via, lui solo è rimasto.
“Perché?” gli chiedo. “Vuoi farmi ancora più male di quanto io non stia già facendo?”
“Male?” risponde. “Non so cosa sia. Io sono solo un ricordo, entro nella tua mente perché sei tu che mi chiami, ne esco quando non mi vuoi più. Spiegami cos’è il male che senti, se posso ti aiuto.”
Torno a guardare fuori. È buio. Le luci della città sono accese. “Vattene” dico, ma lui non risponde, mi volto, non c’è più.
Aiutarmi? Un ricordo aiutarmi? No, non può.
Adesso che la stanza è vuota mi guardo intorno e vedo te lì fermo sulla porta che mi guardi dolcemente. Vorrei venirti vicino, ma resto qui seduta vicino alla finestra…