Angela Pugliese

Il “rayon sentiment” nella prosa francese per ragazzi dell'estremo contemporaneo. 

      I romanzi francesi per ragazzi dell'estremo contemporaneo che raggruppiamo all'interno del ramo “sentiment”, riguardano i movimenti più intimi dei personaggi, le loro anime, il loro intelletto, le loro passioni, i loro pensieri. Ci si trova difronte ad un romanzo “sentiment” quando le sensazioni interiori divengono le reali protagoniste dell'opera. Quando  è la conflittualità difronte al nascere di un sentimento amoroso, quando sono i rapporti difficili nel contesto familiare e sociale,  quando sono le amicizie e la tenerezza quotidiana a riempire la pagina letteraria, quando sono il dolore e la solitudine a dare contenuto alla scrittura, a prestare idee nella realizzazione dell'oggetto artistico, allora un romanzo si impregna profondamente della complessità dell'emotività umana e la traduce in arte. Ciò premesso, è necessario offrire al lettore esempi dei temi trattati dagli autori contemporanei all'interno di alcuni romanzi, classificati in questo gruppo in base al contenuto per l'appunto. Intendo dare al lettore una veloce panoramica, che non pretende di essere esaustiva, di quel che offre l'editoria per ragazzi dell'estremo contemporaneo in quest'area tematica.

      Iniziamo con una rapida carrellata della prosa per il giovane lettore di Jean-Claude Mourlevat, di cui abbiamo analizzato diversi aspetti di La rivière à l'envers nei numeri precedenti.

Vi è un nodo, una sorta di stretto legame che unisce i lavori di J.C. Mourlevat, in quella che potremmo chiamare un'opera collettiva. Tutti i membri di questo insieme possono vivere in modo indipendente. Si ritrovano, tuttavia, dei riferimenti che rinviano l'uno all'altro e tutti alla loro prima origine come fossero fratelli cresciuti separatamente, in parti diverse del mondo, con un forte legame nelle loro vene e nel loro sangue. In La rivière à l'envers, per esempio, Tomek incontra Yann Doutreleau, L'enfant Océan ( J.C. Mourlevat, L'enfant Océan, Paris, Pocket, 1999). Hannah  (J.C. Mourlevat, Hannah, Paris, Pocket, 2002) è il seguito di La rivière. In La rivière à l'envers, ritroviamo la leggerezza del volo che contraddistingue anche A comme voleur ( J.C. Mourlevat, A comme voleur, Paris, Pocket, 1998). In L'enfant Océan, Rémy Doutreleau racconta: 

Ce camion qui nous emportait dans cette nuit magique, ce camion roulait vers l'ouest, c'était sûr [...] J'imaginais que cet homme tranquille, là, à côté de moi, c'était notre père. Et que la jolie femme de la photo [...] c'était notre mère [...] Elle aurait drôlement râlé: - Et l'école demain? (L'enfant Océan, pp. 38-39), 

come in La balafre (J.C. Morlevat, La balafre, Paris, Pocket, 1998) si può leggere: 

Le premier type qui m'a pris en stop, un moustachu taciturne dans une camionnette, n'a pas posé de questions [...] Le second a paru plus soupçonneux. Le genre père de famille qui a bien sûr un garçon  de mon âge, et je pourrais être son fils, et bla-bla-bla. - Pas d'école, aujourd'hui? (La balafre, p. 72). 

In Hannah (J.C. Mourlevat, Hannah, Paris, Pocket, 2002) quando la protagonista chiede informazioni per ritrovare “la rivière Qjar”, la rivière à l'envers, Etiennette le risponde: 

On dit que, pour la trouver, il faut marcher longtemps vers l'ouest, en gardant l'océan à main droite (Hannah, p. 140). 

In L'enfant Océan, i sette fratelli devono camminare verso ovest per trovare l'Oceano.  Durante la notte il piccolo Yann sveglia i suoi sei fratelli e li convince a scappare di casa, perché i genitori hanno intenzione di ucciderli. In realtà i genitori parlavano di sacrificare i sette gattini. Yann probabilmente lo sa. È per vendetta che gioca sul malinteso. Vendetta verso l'atto orribile che stanno per compiere verso quegli animaletti indifesi. La grande novità che Mourlevat introduce nella narrazione, è il racconto dell'avvenimento da vari punti di vista: dall'assistente sociale al camionista che i sette fratelli incontrano mentre fanno l'autostop, dal poliziotto allertato per la loro scomparsa alla panettiera che offre loro il suo pane. L'autore varia e modifica la scrittura accordandola con il modo di essere e di esprimersi del personaggio che racconta la storia. In A comme voleur, l'autore gioca sul doppiosenso del verbo “voler”: volare e rubare. Arthur vola nei sogni e ruba per sopravvivere. A quattordici anni si ritrova da solo in un appartamento perché sua madre è appena partita, è andata via. Suo padre non dà più notizie di sé da molto tempo. Per sopravvivere, deve rubare e l'amore per Florence, la giovane cassiera del supermercato lo induce al sogno e ad un nuovo progetto di vita.

In Hannah, il lettore ritrova il viaggio di Tomek verso il fiume Qjar, il fiume al contrario, la cui acqua dona la vita eterna,  fatto per un'altra strada, una via che condurrà comunque Hannah verso Tomek e verso il loro amore. La balafre è la storia di Olivier, misteriosamente attaccato da un cane con una rabbia terrificante. I genitori credono che abbia sognato, poiché la casa è disabitata da anni e non c'è nessun cane. Olivier è il solo a credere nell'esistenza di questo animale, l'unico a vedere una ragazzina giocarci. Ossessionato da questi fantasmi, vuole capire e svelare il mistero (Jean-Claude Mourlevat ha scritto anche un romanzo autobiografico per tutti, Je voudrais rentrer à la maison (Paris, arléa, 2002), in cui racconta la triste esperienza della vita da adolescente in un convitto) .

      Un tema che s'impone fortemente in questa classe di romanzi è evidentemente l'amore. Può manifestarsi come scoperta della sessualità e della dimensione affettiva degli adolescenti, che stabiliscono un cerchio di relazioni complesse tra loro, meno disincantate e meno amare di quelle dei loro genitori. Citiamo qualche esempio.

Il sentimento di Vincent è protagonista di due romanzi che fanno parte della serie Le chemin de sable : J'irai te voir (P. Garnier, J'irai te voir, Paris, Pocket Jeunesse, 2000) e La neige au coeur (P. Garnier, La neige au coeur, Paris, Pocket Jeunesse, 2001). Vincent sceglie l'avventura e viaggia solo, senza denaro, unicamente per raggiungere l'oggetto del suo amore, Véronique. Nel corso di questo viaggio conoscerà l'amicizia e la generosità di uno scrittore eccentrico che gli farà scoprire la solidarietà ed il piacere di ridere.

Il tema del viaggiatore povero, che si sposta senza un soldo è presente anche in Place au Soleil (C.Ytak, Palce au Soleil, Paris, Seuil, 2000). Luc è arrivato misteriosamente a Barcellona dove vive come un senzatetto, su una panchina di Place au soleil. Dopo la morte della giovane tedesca in fuga Rosella, tutto accusa Luc. Fugge, errando per la città straniera, nel più totale smarrimento. Cerca di ritrovare il suo “posto al sole”. Lo squilibrio mentale e la perdita di certezze sono i temi principali di questo romanzo. Il protagonista si muove in una città sconosciuta, ma questo movimento è quello che caratterizza la sua personalità e la sua interiorità alla ricerca del suo posto in un mondo “étranger”, estraneo/straniero. In questa collana, la casa editrice non figura come Seuil Jeunesse, ma soltanto come Seuil e conserva la “J” di “Jeunesse” solo sul lato dei libri, indicando in questo modo, che le opere possono essere lette da un pubblico adulto. Sempre nella collana Seuil 2000, ritroviamo due storie di sofferenza infantile. La petite cinglée (J. Teisson, La petite cinglée, Paris, Seuil, 2000) è la storia di una ragazzina colpita da follia e colpita fino al sangue. Nel luglio del 1957, disegna sulla sabbia le sue piaghe, i suoi pensieri, i suoi ricordi di viaggio, cercando di esprimere il concetto che l'infanzia non è altro che resistenza. Le pain de l'hôpital (N. Voisin, Le pain de l'hôpital, Paris, Seuil, 2000) è una bella storia d'amore tra la piccola Isabelle di sette anni e suo padre che scopre essere folle. Prende suo padre per mano, è lei a diventare guida, adulta, perché suo padre possa un giorno, forse, tornare a fare il suo lavoro: il pane nella panetteria dell'ospedale. In questo testo, il bambino si fa carico dell'adulto, dimostrando una forza superiore a quella delle vicissitudini della vita.

      A proposito del rapporto tra il dolore, la scrittura e la creazione non si può non citare l'opera di Baptiste-Marray, Eloge du roman sous forme de lettres à quelques lectrices réelles ou imaginaires (Paris, Fayard, 2002). Questo saggio epistolare raggruppa una trentina di lettere, scritte tra il 1994 ed il 2001, indirizzate a diverse lettrici reali o immaginarie. Tra queste lettere, ce n'è una per la piccola Carla di soli cinque anni, che ama i libri più dei fratelli e delle sorelle. Racconta la storia di una giara magica in Egitto che cantava ed emetteva una musica talmente melodiosa che gli abitanti dei paesi più lontani si mettevano in viaggio per andare ad ascoltarla. Solo che questa giara aveva “un vilain trou”, un foro grossolano all'altezza del collo. Il Faraone decise di farla riparare. Dopo il lavoro dei migliori operai, la giara divenne perfetta, soltanto che nella sua ritrovata perfezione, non cantò mai più.

A questo proposito l'autore scrive: 

Si nous n'avions pas un trou en nous – en somme une blessure – par où passent le vent et la lumière, nous ne pourrions pas chanter (Eloge, p.183). 

      La scoperta del sentimento amoroso da parte degli adolescenti caratterizza tutta una serie di romanzi.

In Ce qu'on dit de Julia (S. Sinclair, Ce qu'on dit de Julia, Paris, Mango, 2000), la protagonista deve affrontare un cumulo di pregiudizi che circondano la sua persona per ottenere, infine, l'oggetto della sua passione. Se in questo romanzo, al di là delle difficoltà, la nascita del sentimento amoroso è descritto in modo positivo, in Seule au monde (G. Le Touze, Seule au monde, Paris, Gallimard, 1998), la scoperta della sessualità e dell'universo affettivo provoca una crisi profonda nella personalità della giovane protagonista che scopre di provare un sentimento morboso verso il compagno della propria madre. In La beauté Louise (P. Delperdange, La beauté Louise, Paris, Pocket, 2001), l'amore familiare si sostituisce a quello per l'altro sesso. Antoine cerca di ritrovare il primo amore di suo nonno per ridargli la gioia di vivere. Le relazioni familiari divengono un tema fondamentale nella produzione letteraria di una scrittrice per ragazzi molto rinomata: Marie-Aude Murail. In Oh, boy (M. A. Murail, Oh, boy, Paris, L'école des loisirs, 2000), il problema è quello dell'adozione di tre fratellini orfani. Due persone che si detestano vicendevolmente si contendono l'adozione in questione. I bambini, in compenso, non hanno alcuna intenzione di affidare il loro destino ad una assistente sociale. Vogliono una famiglia loro. Si fanno carico del peso di se stessi e si sentono totalmente responsabili delle proprie vite: non sono passivi rispetto alle scelte degli altri, rivendicano il diritto di essere i soli padroni delle proprie esistenze. In Sans sucre, merci (M.A. Murail, Sans sucre, merci, Paris, L'école des loisirs, 1992), Emilien pensa di risolvere i problemi economici della sua famiglia, introducendo nella sua vita la figura di un padre capace di non farsi mettere fuori di casa nell'arco di quindici giorni da sua madre, uomo che potrebbe essere suo zio Valentin. Un altro rapporto fondamentale si costruisce con sua sorella Justine che è appena nata: 

Quelque part, dans Paris, elle existe. Et c'est ma soeur (Sans sucre, p.91). 

Una sorta di solidarietà inizia tra i due esseri che ancora non si conoscono, ma che sono già uniti da un legame fisico che li avvicinerà almeno per una parte delle loro esistenze. I dialoghi sono una caratteristica fondamentale in questi due romanzi. Danno più velocità alla scrittura e rispondono al criterio dell'accessibilità del lettore bambino (si rinvia il lettore ad un articolo di Bertrand Ferrier “Je e(s)t un autre” in cui l'autore si occupa dei dialoghi interni ed esterni nella scrittura di M.A. Murail). 

Les récits destinés à la jeunesse foisonnent de dialogues [...] ils servent à réduire la distance entre le lecteur et les personnages, rendus très présents par le style direct. Le lecteur a l'impression qu'on s'adresse à lui sans aucun intermédiaire (Ganna Ottevaere-van Praag, Le roman pour la jeunesse. Approches, Définitions, Techniques narratives, Bern, Peter Lang, 1996, p.71). 

      Il tema del legame fraterno è protagonista di Le Silence de Solveig (F. Grand, Le Silence de Solveig, Paris, Actes Sud, 2001). La seconda figlia, Solveig, non riesce a pronunciare una sola parola. Quando ha tre anni, la famiglia deve arrendersi all'evidenza: non si decide a parlare. La relazione che unisce le due sorelle è forte. 

Car j'étais la seule que Solveig tolérât non loin d'elle pendant qu'elle jouait ainsi sur le tapis [...] Très vite, j'eus besoin de cette présence [...] Les jeux de Solveig et son silence me rassuraient, chauffaient le recueillement que nous partagions comme une tente (Le Silence, p. 11). 

      All'interno di questo ramo, si incontra tutta una serie di romanzi che toccano problematiche sociali, che segnano la quotidianità del lettore. Il razzismo è una questione fondamentale. In una società multiculturale, i temi dell'integrazione, del rispetto e della curiosità verso la cultura dell'altro, il senso di arricchimento nell'incontro con la diversità passano attraverso l'oggetto artistico.

Moi, Félix, 10 ans, sans-papiers (M. Cantin, Moi, Félix, 10 ans, sans-papiers, Toulouse, Milan, 2000) descrive le difficoltà che incontra Félix per integrarsi in una società che non sente sua. Anche se la Costa d'Avorio dovesse mancargli, non vuole tornare a lavorare nei campi di cacao, non porterà più pesanti sacchi di caffè. Dopo la violenza che deve subire, sarà una ragazzina a rappresentare e ad incarnare la solidarietà, la salvezza, l'uguaglianza e l'amicizia tra i popoli.

Lo stesso soggetto compare in Les larmes de Djamila (M. Séassau, Les larmes de Djamila, Paris, Pocket Jeunesse, 2000). In questo romanzo autodiegetico, Djamila è la migliore amica della protagonista. Le due ragazze sognano di andare nel paese di origine di Djamila. Quest'ultima, tuttavia, è selvaggiamente picchiata a causa del colore della pelle. È una storia d'amicizia che vuole vincere il razzismo.

      Ritroviamo, poi, tutta una serie di romanzi che affrontano il tema del rapporto uomo / animale. Tra questi Le chant sacré des baleines (E. Simard, Le chant sacré des baleines, Paris, Magnard, 2001). I gentitori di Anouk sono scienziati che tentano di  cogliere e comprendere il mistero dell'arenarsi dei cetacei. Un giorno la ragazzina assiste impotente alla morte di una balenottera. Il processo di identificazione tra il bambino e l'animale avviene attraverso la giovinezza. Anouk conosce Yannis, un ragazzo greco. La madre di Yannis sta scrivendo un libro sulle leggende dei mammiferi marini, interessandosi soprattutto alle metamorfosi di esseri umani in cetacei. Le due famiglie si uniscono in un legame di amicizia, vicine, nella stessa passione.

      In La chienne Tempête (B. Clavel, La chienne Tempête, Paris, Pocket Jeunesse, 1999), è un animale ad essere protagonista del romanzo come suggerisce il titolo. 

La chienne était allongée au pied d'un mur dans une petite rue [...] Le matin était gris et une pluie froide et serrée tombait d'un ciel invisible. La chienne tremblait. Elle ne savait pas plus depuis combien de temps elle n'avait rien mangé (La chienne, p. 7).  

Il romanzo si apre sull'immagine di questa cagna abbandonata. La voce narrante suggerisce lo stato d'animo dell'animale, stabilendo una corrispondenza con l'elemento meteorologico: il colore del cielo evoca il grigiore che domina la protagonista in preda alla malinconia. L'aggettivo “fredda” evoca l'assenza di calore che provoca la solitudine. Questa mancanza fa tremare il piccolo animale dal cuore stretto ed in cattiva salute. La pioggia diventa lacrima del cielo davanti a questo spettacolo straziante di abbandono e solitudine. Il cielo, specchio di una speranza possibile, è “invisibile”: l'aggettivo dà un senso di angoscia e di oppressione al giovane lettore che comincia a seguire le vicissitudini della cagnetta in una sorta di apprensione. È come se ci fosse un soffitto grigio che impedisse agli occhi di spingere lo sguardo verso l'alto e che obbligasse la protagonista a restare rinchiusa nel luogo stretto rappresentato dalla “petite rue”.

La voce narrante descrive questo animale come se si trattasse di un bambino: sostituendo la parola “chienne” con il suo pronome corrispondente, in francese “elle”, nell'incipit del romanzo il lettore non avrebbe l'impressione di leggere la storia di un animale, penserebbe immediatamente ad un'orfanella abbandonata.

La cagnetta, d'altronde, sembra rispondere a certe caratteristiche tipiche dell'infanzia, come il doppio atteggiamento rispetto allo sconosciuto. 

Le mousse se hâta vers la cuisine, toujours suivi par la chienne qui rasait les cloisons, effrayée par tout ce qu'elle découvrait là [...] Elle s'avança lentement, flairant cet inconnu (La chienne, pp. 18 – 33). 

Il verbo “flairant”, che rinvia al senso privilegiato degli animali, l'olfatto, esprime la curiosità infantile di questo cane rispetto alla scoperta. Come il bambino, d'altronde, è debole rispetto all'adulto: prova paura ed inquietudine difronte all'ignoto, allo sconosciuto, come l'uso del verbo “esitare” suggerisce.

L'identificazione tra l'uomo e l'animale in questo romanzo è esplicita. 

Gramain était une espèce d'ours [...] L'ours avait l'air d'un fauve pris au piège (La chienne, pp. 30 – 32). 

La relazione tra l'uomo e l'animale, come quella tra adulto e bambino, passa attraverso la proibizione. 

On s'en va habiter dans un immeuble où les chiens ne sont pas admis (La chienne, p. 7). 

Un ragazzo, tuttavia, la salva e diventa il suo grande amico e compagno d'avventure. La voce narrante cerca di creare un ulteriore processo di identificazione tra l'animale ed il bambino, sottolineando la relazione privilegiata che si stabilisce tra gli animali e i giovani: 

[...] la mansuétude de l'animalité pour l'enfance humaine est infinie. Regardez plutôt les rapports d'un bébé et d'un gros chien. Entre le “petit d'homme” [...] qui ne parle pas encore, et son camarade qui ne parlera jamais, l'entente s'établit, instinctive, spontanée, résultat d'impulsions lointaines et mystérieuses [...] Chacun doit protéger l'autre (H. Delorme, Les bêtes et les poètes, “Conferencia”, 16, 1925, p.196). 

Se questa intesa, allora, sembra legata alla mancanza della parola, in questo romanzo le parole giocano un ruolo fondamentale nell'incontro della cagna con il suo giovane compagno, il piccolo mozzo ( la relazione privilegiata tra l'animale ed il bambino è presente anche in L'oeil du loup di D. Pennac, Paris, Nathan, 1994: “Debout devant l'enclos, le garçon ne bouge pas [...] Cela fait bien deux heures que le garçon est là, debout devant ce grillage, immobile comme un arbre gelé, à regarder le loup marcher [...] Ce garçon l'intrigue. Il ne l'inquiète pas (le loup n'a peur de rien), il l'intrigue [...] Il reste debout, immobile, silencieux. Seuls ses yeux bougent. Ils suivent le va-et-vient du loup, le long du grillage”, pp.7-8). Anche se la percezione dell'animale passa attraverso l'odorato – il ragazzo portava pane caldo – la loro relazione s'instaura attraverso le parole: 

[...] le garçon se pencha vers elle et se mit à lui parler (La chienne, p. 8). 

Tutta la loro intesa si basa sulle parole. 

Elle connaissait ce mot: Viens [...] Elle semblait boire ses paroles (La chienne, pp. 11 – 53). 

Attraverso l'uso del verbo “bere”, le parole acquistano uno stato liquido e prendono uno spessore ed un peso superiore. L'animale, nella sua sete di conoscenze, nel suo desiderio di svelare lo sconosciuto e di rassicurarsi rispetto alla scoperta, un bisogno che caratterizza l'infanzia, beve le parole come se si trattasse di acqua, elemento necessario a sopravvivere. Il liquido, questa volta, è di natura differente: è l'acqua del sapere, l'essenza che dà l'accesso alla conoscenza. La cagna può ascoltare e comprendere, ma non ha la facoltà di parlare. Questa mancanza non è vissuta in modo negativo. 

La bête les regardait en silence. Chacun lisait dans ses yeux doux la réponse qu'il espérait (La chienne, p. 42). 

L'assenza di parole permette di capire quel che si vuole. Questo cane ha, d'altronde, capacità differenti, da cui il suo nome: “C'est une bête qui sent venit la tempête” (La chienne, p. 76). 

Le folklore, les épopées anciennes, les fables de la tradition orale sont peuplées de ces animaux contradictoires. Ils sont ou restent des animaux [...] mais en même temps, ils communiquent directement avec les forces surnaturelles et servent d'intercesseurs entre l'homme et la divinité [...] ils aident le héros en danger, lui révèlent quelque secret dont il aura besoin (M. Soriano, Guide de Littérature pour la Jeunesse, Paris, Flammarion, 1975, p.47). 

Questo cane, suggerendo l'avvicinarsi della tempesta agli uomini che non sono capaci di percepire il suo arrivo, supera il potere umano ed impone il suo ruolo di guida nell'equipaggio e di protagonista nell'opera (il potere sovrannaturale degli animali è presente in un altro romanzo per ragazzi, Des mouettes plein la tête, di Claire Mazard, edito a Parigi dalle éditions Pocket Jeunesse nel 2001: “Les mouettes survolent la Seine [...] Il va pleuvoir!”, p. 10). 

      Ritroviamo la presenza di un altro cane in un romanzo per ragazzi di Daniel Pennac. 

Par-dessous la rangée de bottins, je ne vis d'abord que le chien microscopique et terrorisé qu'elle traînait au bout d'une laisse interminable (D. Pennac, Kamo L'agence Babel, Paris, Gallimard Jeunesse, 1997, p.70). 

In Kamo l'agence Babel, la presenza degli animali sulla scena romanzesca è ridotta. Questa apparizione non sembra, tuttavia, dovuta al caso. Se da un lato gli animali giocano un ruolo minimo, dall'altro l'introduzione di un animale sembra utile alla voce narrante per suggerire un senso di piccolezza, introdotto dall'aggettivo “microscopico”. Se la parola si riferisce all'aspetto fisico – quasi quello di un insetto – l'uso di “terrorizzato” suggerisce l'impotenza di questo animale rispetto al potere umano che decide della sua esistenza. Questa opposizione tra il potere degli uomini e l'assenza di potere degli animali è evidente attraverso il contrasto delle parole: l'aggettivo “petit” per il cane e “gigantesque” per l'impiegato postale che “manquait d'écraser le petit animal” (Kamo, p.70). Il guinzaglio, che rappresenta questo rapporto di schiavitù, diventa “interminabile”: la subordinazione non avrà fine né rovesciamento possibile. L'uomo ha stabilito la sua superiorità sulle altre specie del pianeta. La proibizione sottolinea questa relazione: 

Les chiens sont interdits dans les édifices publics, madame (Kamo, p.70). 

Ci sono luoghi proibiti alla specie animale, in cui solo gli esseri umani possono entrare. Se questo piccolo animale può accedervi, è solo grazie all'intervento di un essere umano. Questo accesso, tuttavia, è inutile perché l'inferiorità dell'animale si manifesta persino all'interno della costruzione rispetto agli oggetti: 

Une avalanche de lettres recouvrit le petit chien (Kamo, p.71). 

La carta, malgrado la consistenza fisica minima, s'impone sull'animale. Le lettere, infatti, rappresentano le parole che le compongono e che danno questo peso, capace di schiacciare l'animale. Il cane, in realtà, è ricoperto dalla sua mancanza di parole, dalla sua incapacità di esprimersi: le parole, dunque, diventano uno strumento di potere degli uomini. L'animale, in questo caso, sembra funzionale per la voce narrante che cerca di affermare la supremazia dell'uomo in un atto di dignità estremo e attraverso questo sforzo, di proclamare la sua natura superiore al di là degli orrori che ha commesso nella storia dell'umanità.

È attraverso le parole, infatti, che l'umanità acquista il suo peso. La parola è assunzione di responsabilità, atto di coraggio ed è attraverso questa che il sentimento prende spessore e si disegna e si delinea nella pagina romanzesca, tratteggiando e caratterizzando le sfumature, le complessità, le solitudini, i tormenti, le condivisioni, le gioie della natura e dell'animo umano

 

 

 

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