Fantasmi d’amore impossibile: Luoghi dell’arte e della mente
di Marialuisa Vallino
La storia dell’amore impossibile o del tradimento scoperto dal marito e punito con la spada è molto spesso alla base delle leggende di fantasmi, che si colorano quasi sempre delle forti passioni che caratterizzano le “terre del sole”…In altri casi le zone di montagna e le terre buie e franose vedono le forze del male agire nel sottosuolo e palesarsi di notte, protette dall’oscurità…
I re, le regine, i misteriosi elfi e i malefici coboldi invisibili che vivono nei boschi ci spingono a soffiare sulla nebbia che li avvolge. Dietro il mistero ci sono i dolori della nostra anima, le catene che la costringono all’infelicità. C’è l’inconscio di uno e l’inconscio di tutti, quello archetipico che da eoni parla lo stesso linguaggio e anima il mito, la fiaba, il sogno, svelando la segreta dýnamis che guida la trasformazione.
Al di là delle differenze di contesto, permane, inalterata, la credenza di qualcosa, una presenza spettrale ed inattesa che si aggira tra i vivi, turbandone il sonno e la tranquillità. Se passiamo in rassegna alcuni racconti di ‘sinistre presenze’, ci accorgiamo di un loro comune denominatore: il bisogno di sopprimere e relegare una realtà. Una verità ritenuta probabilmente in contrasto con la verità dominante e collettiva…
Sulle antiche basi risalenti ai Bizantini e poi ai Normanni, Federico II fece innalzare a Bari uno splendido maniero, legato ad una singolare vicenda, documentata da una lapide di pietra rinvenuta durante i lavori di restauro del castello nel 1959 e risalente al 1635. Nell’inverno del 1221, durante una delle favolose feste bandite a corte dall’augusto imperatore, pare sia avvenuto, a corte, secondo quanto vuole la leggenda, l’incontro tra Federico II e S. Francesco d’Assisi. Il frate, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa, si era fermato a Bari, preceduto dalla fama di santo taumaturgo per predicare la povertà e per ammonire il popolo di guardarsi dai peccati e la nobiltà dai pericoli della corte.
L’imperatore, conoscendo la castità di Francesco, cercò di indurlo in tentazione, invitandolo ad una delle sue feste. Il frate intervenne, per congedarsi di lì a poco e ritirarsi nel silenzio della stanza del castello che gli era stata riservata. Federico, un po’ per dare spettacolo ai convenuti, un po’ per saggiare la castità del frate, gli inviò una splendida fanciulla nuda, spiandone poi il comportamento da un buco nella porta. Costei, tutta vogliosa, appena ne ebbe varcata la soglia, si trovò di fronte al santo che sembrava adagiato sui carboni ardenti e che la invitò a fare altrettanto. La ragazza, atterrita, emise un urlo di terrore che riecheggiò per l’intero maniero e, in preda al panico, si lanciò da una finestra del corridoio nel mare sottostante al castello, scomparendo inghiottita dalle acque. La leggenda narra che quell’urlo terrificante, avvicinandosi ogni anno la ricorrenza dell’episodio, di notte si udisse nelle stanze del castello, tanto che, allorché questo fu adibito a carceri (fino all’epoca del primo conflitto mondiale), i reclusi dicevano di ascoltare ancora l’eco di quel grido…(fonti: Beatillo, Petroni, e più recentemente, G. Leone e A. Lattanzi)
Sempre a proposito di Federico II, si narra la vicenda di Bianca Lancia dei Marchesi di Busca, amante appassionata dell’imperatore…
Dimora di caccia, di svaghi e di delizie pare sia stato il castello di Gioia del Colle ad ospitare Bianca Lancia, che oltre a conoscere il lato sentimentale, conobbe anche e soprattutto quello crudele e vendicativo dell’imperatore…
Una leggenda trasmessa dalla viva voce del popolo e raccolta da un cronista del ‘700, P. Bonaventura da Lama, narra che Federico fece mettere in prigione Bianca, madre di Costanza prima e di Manfredi poi, perché accusata di infedeltà e, per ordine imperiale, relegata in una torre (Torre dell’imperatrice), ove costei, già incinta, partorì il piccolo Manfredi, inequivocabilmente somigliante al padre, anche per un neo sulla spalla sinistra; ma la puerpera, per l’affronto ingiustamente subíto, si recise i seni, che unitamente al figlio, mandò al geloso imperatore. Bianca morì subito dopo e in seguito mani ignote scolpirono, su di un blocco di pietra, due rotondità a forma di seni, a tutt’oggi visibili in una pietra dell’edificio. La verità storica è narrata da due cronisti coevi, Matteo Paris e Salimbene de Adam da Parma che affermano che in punto di morte, Bianca avrebbe indotto l’augusto imperatore a farla sua sposa e a legittimare Manfredi. (fonti:Gino Leone).
Un’altra leggenda legata alle terre di Puglia narra che nel XVII secolo, una contadinotta di nome Cecilia e neo sposa di Domenico, per sfuggire allo ius primae noctis, imposto da Giangirolamo Acquaviva, conte di Conversano, il “guercio di puglia”, e da questi rapita e condotta a cavallo al castello Marchione1, per sfuggire all’abbraccio del conte, si lanciò nel vuoto e si schiantò al suolo. Domenico raccolse il corpo senza vita della sposa e ne pianse la morte per due o tre giorni, portandolo sulla collina dove era pronta una capanna nuziale. Quindi, si presentò al castello del conte, per vendicare la sposa e due sgherri, armati di spade, lo uccisero con due fendenti al cuore.
A seconda delle tradizioni si riporta un’ altra singolare leggenda, che in alcune versioni è ambientata all’interno del castello2, in altre in una capanna vicino al castello.
La leggenda narra di una ragazza che aveva disonorato la sua famiglia, innamorandosi del figlio del ciabattino. Il padre di lei, un ricco proprietario terriero, incaricò i due figli maschi di ucciderla. Una notte sorpresero i due amanti in un vecchio casolare. Lei indossava l’abito nuziale della madre. Lui fu ucciso a coltellate, lei fu inseguita per tutta la casa. Per nascondersi si rifugiò in un vecchio forno, perdendo una scarpa. Quando i fratelli ne identificarono la presenza, appiccarono il fuoco al nascondiglio, lasciandola morire tra le fiamme. Da allora il fantasma della Signora Leta si aggira per Mesagne, indossando un abito nuziale e tenendo in mano una scarpetta bianca.
Allontanandoci dalla Puglia, cambiano i luoghi, ma rimane inalterato lo spirito della leggenda: la sopravvivenza, cioè della traccia di un dolore, di una piaga che affligge l’immaginario collettivo…
Nel castello di Grazzano Visconti, nei pressi di Piacenza si aggirerebbe lo spirito di Aloisa, morta per l’onta subíta dal tradimento del consorte…E in quello di Montebello di Romagna quello di Azzurrina, una bimba albina vissuta nel Medioevo, perseguitata a causa del colore dei suoi capelli e costretta a vivere segregata nel suo castello. Si narra che la madre per proteggere la propria creatura le avesse impedito ogni contatto col mondo esterno e ne avesse tinto la capigliatura con un colore che ne cammuffasse il bianco originario, conferendole una tonalità bluastra. Una volta, durante un tremendo temporale la fanciulla si dette all’inseguimento della palla con cui era solita giocare, da sola, e scomparve misteriosamente…
L’elenco dei fantasmi non finisce qui e che si tratti di splendidi manieri o di anguste capanne, le storie incentrate sugli amori impossibili hanno indotto gli artisti a creare e ricreare infinite variazioni sul tema.
Vale la pena di chiedersi perché. Fantasma è il termine3 che designa una particolare formazione immaginaria e il suo accostamento alla fantasia fa dire a Jung che “la fantasia come fantasma non è altro che una certa quantità di libido che non può apparire alla coscienza che appunto in forma di immagine. Il fantasma è una idée-force…”4
Se dunque la realtà dell’immagine diviene preponderante per un numero considerevole di individui è probabile che lì si celi un nucleo irrisolto che rivendica la sua presenza in una forma altra rispetto a quella convenzionale, razionale. La riduzione, osserva Jung5, porta alla condizione di soggezione propria del primitivo, soggezione alla quale l’uomo civilizzato pensa di essersi sottratto…
In altri termini, quel che la mente razionale si sforza di espellere, ricompare in forma fantasmatica, alla ricerca di un equilibrio…
Il destino delle immagini che affollano i nostri sogni, le nostre paure, i nostri desideri, si differenzia forse da quell’universo di presenze spettrali che affollano i castelli, le favole o le opere simboliste? Dans le rệve : Porta d’accesso a un mondo ultrasensibile…
La temporalità che oltrepassa l’istante dell’apparire dell’immagine apre la porta a un mondo interiore in cui il fluire del tempo si eternizza…
Perché amore, perché morte? Perché l’amore impossibile diviene eterno a causa del suo inesorabile non vissuto. Il fantasma di Azzurrina riecheggia col suo urlo a ricordarci l’infanzia eterna, la sospensione del tempo, e tuttavía, l’orrore della scomparsa nel nulla…Le bianche signore colpite nei loro affetti più intimi e sinceri si aggirano inquiete a rivendicare il perduto amore…
L’Amore chiede ed esige il suo diritto di cittadinanza e la ragione, la spada, non possono mettere a tacere il fantasma che alberga nel profondo…
Dolore, solitudine e nostalgia fanno dire al poeta:
Ancora mi struggo per l’angoscia dei desideri,
Ancora l’anima mia ti desidera,
E nella tenebra dei ricordi
Ancora io rivedo il tuo volto…
Il tuo caro, indimenticabile volto,
Che è sempre, e ovunque, davanti a me,
Così inafferrabile, così immutato
Come una stella nel cielo notturno…6
L’Amore chiede ed esige una pubblica esibizione, un palcoscenico che ne affermi la potenza e ne (ri-)confermi l’esistenza. Un amore bruscamente interrotto è un fantasma che si aggira nei sotterranei dell’anima, ineludibile apparizione di una presenza che è assenza e mancanza, cioè assenza trasformata in presenza potenziale.
La mano armata che colpisce gli amanti è la ragione che si oppone a viva forza alla paura o all’invidia suscitata dal sentimento. La rinuncia a vivere pienamente la propria vita sentimentale si riflette inevitabilmente in una “caccia alle streghe”, in una repressione cioè di tutto quanto rechi il segno dell’originalità o del coraggio. Le streghe arse vive e le principesse rinchiuse nelle torri sono la prova della necessità umana e solo umana di sopprimere la libertà. Da sempre l’uomo si sforza di omologarsi ai dettami imposti dal Collettivo, quelli più comodi, perché socialmente approvati, ma questo sforzo è spesso una gabbia razionale al cui interno si cela un circuito emotivo incontrollabile. Di qui la necessità di rompere questo circuito inquietante, sostituendolo con qualcosa che riconduca e giustifichi l’agire entro binari già collaudati. Il pensiero guida l’azione verso un illusorio castello, costruito su presupposti di certezza e stabilità e sul bisogno di vivere secondo una morale eteronoma, misconoscendo la propria Verità.
Quante relazioni matrimoniali si fondano su un sentimento autentico, profondo, che escluda il fantasma di un’altra realtà, agognata, ma mai sinceramente espressa? Quanti sono in grado di guardare in faccia la realtà falsa e inappagante della propria vita? Quanti sono in grado di affrontare il peso della menzogna, o rischiare l’impopolarità pur di vivere coraggiosamente?
Le certezze diurne offrono maschere a volti umani deformati dai complessi, dall’infelicità, dalla mistificazione…
Ma la Verità dell’anima si oppone alle certezze diurne, e si dibatte inquieta nelle cantine buie, in cerca di riscatto.
I fantasmi sono liberi. E infestano i castelli…della nostra mente.
Note :
- Residenza estiva e di caccia degli Acquaviva
- voluto da Roberto il Guiscardo (1062) e fatto edificare su basi risalenti ad epoca romana
- Laplanche e Pontalis, “Enciclopedia della Psicoanalisi”, Laterza ed.Bari C.G .Jung, Opere, vol. 6, Bollati Boringhieri, ed.Torino
- C.G. Jung, Opere, vol.8, Bollati Boringhieri ed. Torino
- Fẽdor I.Tjutčev, poeta russo