Antonio Turi

Editoriale

Come si sarà potuto capire da alcuni dei temi dei numeri precedenti di Apertamente, alla nostra redazione piacciono le sfide. E fra le tante già lanciate e accettate, quella di questo numero si colloca quasi sicuramente se non al primo posto in assoluto, nella parte alta della classifica.

Sì, perché avvicinare un tema come “La rappresentazione degli animali nell’arte” richiederebbe già in partenza uno spazio decisamente superiore a quello a nostra disposizione anche se volessimo restare nel terreno delle arti figurative, terreno nel quale questa rappresentazione diventa quanto mai efficace. Figuriamoci poi a voler estendere l’indagine in territori in cui gli animali per essere rappresentati richiedono di attingere allo smisurato campo del simbolo e della metafora.

D’altra parte il nostro rapporto con il mondo animale è da sempre così forte e collaudato da portarci a confondere la realtà dei fatti con la nostra immaginazione. Tanto che è difficile pensare di scindere l’animale dalle caratteristiche simboliche di cui l’abbiamo caricato.

Per questa ragione, per esempio, il leone è simbolo di forza non per una misteriosa alchimia dovuta alla nostra proiezione quanto per delle caratteristiche intrinseche all’animale stesso.

C’è solo un’altra categoria che può vantare una gamma di proiezioni simboliche e metaforiche altrettanto ricca degli animali, la categoria delle pietre, preziose e non. Ma appartenendo quelle al regno delle cose inanimate, il legame appare decisamente più arbitrario.

Oltre ad essere ricchissima di significati in senso sincronico, la rappresentazione degli animali ha una profondità diacronica praticamente sterminata. I più antichi disegni a noi giunti sono, appunto, rappresentazioni di animali, anche se nessuno può dire che tipo di valenza simbolica metaforica avessero.

Di fronte alla scommessa di affrontare e cercare di rendere conto di questo terreno, i nostri collaboratori non hanno tremato. E, come sempre, hanno cercato di offrirci il loro particolare punto di vista.

Così Palma Laera, in “La descrizione degli animali nell’opera di Charles Camille Saint Saens” affronta, come di consueto il mondo della musica. Un universo nel quale la rappresentazione degli animali non può che essere un accompagnamento delle note, se si escludono alcuni pezzi virtuosistici in cui degli animali si è provato a restituire i versi.

Chiude la galleria dei saggi Angela Pugliese, che con “La rappresentazione degli animali nella letteratura per ragazzi francese dell’estremo contemporaneo ed in “La rivière a l’envers di Jean Claude Mounlevat”.

Carmen Tarantino, in “Strinx: civetta o strega” ci racconta come la letteratura sul supposto malocchio portato dai gatti neri abbia contribuito alla loro cattiva fama.

Patrizia Palma, in “Io sono io”, e Stefania Pagano, in “Malachia”, giocano con il nostro tema e ci raccontano il mondo degli umani dal punto di vista di un gatta domestica la prima, di un cane raccolto per strada il secondo. Decisamente divertente.

Due i contributi di Viviana Soldano. Con lo stile leggero e moderno al quale ci ha abituati, Viviana Soldano entra nel mondo degli affetti che legano esseri umani a animali. All’insegna di una vecchia battuta che, in un film di Celentano, vedeva il molleggiato affermare che “bisogna parlarci con gli animali, non sono mica esseri umani”.

Proprio da questa boutade sembra essere stata ispirata Rossella Soldano, che in Mobadì Sri e le sue moglie pone in epigrafe una frase di Tristan Bernard e ci propone un fulminante apologo che parlando degli animali ci dice molto di noi.

Intenso e commovente, com’è nella sua migliore tradizione, il racconto proposto da Claudio Elliott, “I tasti neri”. Nella sua metafora pittura, musica, letteratura entrano e si fondono in una bella armonia.

Duplice il contributo di Vincenzo Modugno. Da un lato, quello saggistico, ci rievoca la composizione che più ha giocato con il mondo animale, “Alice nel paese delle meraviglie”, con un articolo sull'ultimo libro di Angela Pugliese, dall’altro si cimenta sul terreno della poesia per costruire un ulteriore pezzo del mosaico.

Il saggio si intitola “Uno sguardo fra le pagine di una fiaba contemporanea: il ritorno di Alice nel mondo dello specchio”, la poesia “Corriamo paralleli”.

Angela Pugliese ci propone una recensione di “Volevo dirtelo”, di Francesca Palumbo, romanzo recentemente apparso per “Il filo d’oro”. È il modo che la nostra redazione ha scelto per fare gli auguri ad una nostra amica che con questa bella silloge di racconti fa il suo ingresso ufficiale nel mondo della letteratura.

 

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