Vincenzo Modugno
Uno sguardo tra le pagine di una fiaba contemporanea: “Il ritorno di Alice nel mondo dello specchio”.
Laureato in Lettere Moderne con tesi in Paleografia, Vincenzo Modugno si abilita all'insegnamento delle materie letterarie e si specializza nella didattica del sostegno. Attualmente è docente di ruolo di Italiano e Storia presso l'Istituto Tecnico Commerciale “Romanazzi” di Bari.
Il ritorno di Alice (Angela Pugliese, Il ritorno di Alice nel mondo dello specchio, Bari, Papageno Edizioni, 2008) è un racconto per ragazzi, una fiaba, il secondo episodio dopo Lo specchio di Alice (Papageno, 2005). Come nel primo, lo specchio rappresenta un elemento centrale, un oggetto magico che ha una forte valenza simbolica e che al contempo, in quanto vero e proprio piano di simmetria perpendicolare al punto di vista dell'osservatore-narratore, informa tutto il romanzo, costruito seguendo uno schema simmetrico.
Pertanto, quello di Alice è come ogni specchio capace di riflettere immagini, di aprire un mondo alle spalle dell’osservatore e di spingere ciascuno a meditare sulla propria identità, non solo fisica, ma poiché è anche magico, è in grado di spalancare una porta verso un’altra dimensione, una soglia che mette in relazione il mondo della realtà con quello della fantasia, della potenza creativa e immaginifica del mondo dei sogni. Il gioco di simmetrie è ben visibile nella struttura dell’opera: Alice non è sola. Nefertari che nel primo racconto era il suo doppio, ora qui è la sorella, cosicché lo scontro definitivo con l’acerrimo nemico Rufus sarà condotto da Nefertari, mentre Alice si occuperà di tenere in vita Boredus, raccontandogli storie per non farlo cadere nel sonno eterno della morte, come profetizza la Sibilla: “ Solo la sua voce, infatti, ha il potere di trattenerlo in vita. Gli racconterà storie e favole del mondo reale mentre è immerso nel suo sonno profondo”.
Si avvicendano così tre racconti di Alice con tre avventure di Nefertari.
Un’opera per ragazzi, semplice nel linguaggio, ma piena di rimandi simbolici e di una pluralità di letture, nonché di un profondo spessore morale, che cercherò di esplicitare più in là.
La struttura segue lo schema della fiaba : Equilibrio iniziale; Rottura dell'equilibrio; Peripezie dell'eroe; Ristabilimento dell'equilibrio, così come sono individuabili i personaggi e alcune funzioni secondo lo schema di Vladimir Propp. Vi è un eroe, un antagonista, un mentore e tutto ciò, visto che il libro è un’opera di narrativa per la scuola media, costituisce materiale interessante per svelare la struttura propria del genere della fiaba. Eppure c’è molto altro ancora. Per esempio, la storia si presenta come un racconto nel racconto perché Alice, come abbiamo già citato, ha il compito di raccontare storie al suo amato drago Boredus, così il tema centrale della lotta contro Rufus, personificazione del male, diventa una sorta di racconto – contenitore, cornice agli episodi delle due sorelle protagoniste.
Nel compito assegnato ad Alice di narratrice di storie vi è un’altra interessantissima tematica, quella della parola come antidoto contro la morte. Mi fa pensare a “Le Mille e una notte”, quando il re tradito dalla moglie che ama e di cui si fidava ciecamente, decide di uccidere sistematicamente le successive spose al termine della prima notte di nozze. Qui entra in scena la bella e intelligente Sharāzād, andata in sposa al re, che escogita un trucco per salvarsi: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo, legando con un’analogia il piacere fisico, richiamo irresistibile, soprattutto quando non ancora consumato, come in questa circostanza, al piacere e alla forza di fascinazione che la parola e il racconto possono suscitare. Va avanti così per mille e una notte e alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita, perché riaprirà il suo cuore all’amore.
Alice come Sharāzād usa la parola come antidoto contro la morte, anche se per salvare il suo amante e non se stessa, come nel capolavoro persiano. Oppure, ancora, penso al Decàmeron con i racconti narrati dai dieci giovani per vincere la noia nel loro ritiro volontario, ma che al tempo stesso permette loro di rimanere fisicamente in vita sottraendosi alla peste che ha colpito Firenze.
Sempre riflettendo sulle figure di Alice e Boredus si può aggiungere un’altra importante considerazione: Alice è un personaggio della realtà, Boredus rappresenta l’immaginazione, il mondo del desiderio e della fantasia, il mondo dei sogni dove tutto è possibile, ebbene, c’è come uno scambio di ruoli, c’è come un paradosso per cui Alice, la realtà, crea e racconta storie proprio per Boredus. Il passo è illuminante e può essere così interpretato: il mondo dell'immaginazione, Boredus, si racconta soprattutto durante il sonno dei vivi, ma il sonno, l'immaginazione, non può dormire perché il suo assopimento corrisponderebbe alla morte, alla distruzione della creazione artistica nel mondo reale. E’ il significato ultimo dell’opera e Alice, creatura umana ma speciale non permetterà la distruzione della creatività per opera del maleficio del male.
E’ evidente un’altra importante tematica , quella del doppio che permea la letteratura di tutti i tempi: pensiamo a Narciso che s’innamora della propria immagine fino a morirne o, nella letteratura dell’Ottocento e del Novecento, a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde o il celeberrimo ritratto di Dorian Gray; oppure Doppio Sogno di Arthur Schnitzler. In Italia, primo fra tutti, il nostro Pirandello ne Il Fu Mattia Pascal. Spesso il tema del doppio allude a una presenza demoniaca, una identità latente che il protagonista porta con sé senza saperlo, fino a quando qualcuno o qualcosa non la manifesta, a volte implica la perdita dell’identità e dell’unicità.
Qui in quest’opera non è segno negativo, ma implica la ricerca della propria metà mancante, è anzi positivo alludendo a un completamento.
Alice del primo episodio è una protagonista in cerca della sua identità, aiutata, arriverà ad amare se stessa e il suo doppio, ossia Nefertari. In questo secondo volume Alice continua il suo percorso di formazione: Nefertari è sua sorella, cioè altro da sé, seppur simile, così in questo libro Alice dopo aver imparato ad amare se stessa imparerà ad amare e a donarsi agli altri. Per questo Sibilla, amica delle due principesse, assegna a Nefertari il compito tradizionalmente affidato all’eroe protagonista: combattere e sconfiggere RUFUS, la creatura malvagia. È un segno dell’amore maturo di Alice per sua sorella, un amore capace di farsi da parte e di offrire il meglio, il ruolo di eroina all’amata Nefertari. Così le avventure nel libro sono vissute da quest’ultima, mentre Alice non agisce, ma badiamo bene, non è passiva, ricordiamo che terrà in vita l’oggetto della contesa stessa, il mondo dell’immaginazione. Eppure, cos’altro nasconde questa apparente staticità, questa immobilità solo fisica di Alice accanto a Boredus se non che Alice ha già trovato il suo amore, lo scopo della sua ricerca e quindi, ora le spetta il compito arduo di prendersi cura di lui, come il drago stesso le aveva insegnato con il suo esempio. Nefertari, sorella e suo doppio nel mondo dell’immaginazione, vaga ancora alla ricerca del suo compagno che l’aiuterà nell'impervio compito, il suo nome è Reverus, un nome francese a cui l’autrice aggiunge una desinenza latina come ha fatto con gran parte dei suoi personaggi, ma non dimentichiamo che rêve in francese significa sogno… e Reverus presentandosi alla principessa dirà “Sei nel paese dei sogni […] mille volte il mio regno lo avrai visitato durante la notte con la tua mente” e che la principessa stessa lo chiamerà principe dei sogni a ribadire il connubio tra realtà e sogno, lo stesso binomio formato da Alice e Boredus, loro immagine doppia e speculare. Anche i personaggi minori si presentano in coppia e c’è sovente un legame implicito od esplicito, evocato dai lori nomi: nella storia La Rondine confusa la giovane rondine si chiama Litzie e la sorella maggiore Betty, i due nomi letti insieme si completano: Elisabetta; oppure, nella prima avventura Nefertari s’imbatte in un mago di nome Destino a cui si oppone Sorte, un suo sinonimo, o ancora nella seguente storia la protagonista si chiama Gardenia e la figlia, in cui la mamma rivede compiersi la stessa magia che l’aveva coinvolta da piccola, si chiama Rosa, i nomi di due fiori, o Boredus appare per la prima volta con l’appellativo di Angelo che ha in comune con Alice la lettera iniziale A e il fatto di essere anch’esso un trisillabo. Quindi questa urgenza di un completamento e la ricerca della propria anima gemella caratterizza le figure positive della fiaba ed è efficacemente espressa nel racconto del capitolo xv “La danza incantata dei delfini innamorati” - a mio avviso una delle storie più belle - quando Reverus conduce la giovane principessa al mare - l’idea del mare rimanda all’idea dello specchio, come già ribadito elemento topico e centrale del libro, riflettendo le immagini che vi si specchiano e permettendo un osmosi tra i due regni, quello marino e quello terrestre - qui la principessa potrà vedersi compiere un piccolo prodigio: due delfini innamorati che saltano al tramonto a formare insieme un cerchio con i propri corpi, una specie di fede nuziale, un rito, ma mai scontato, da confermare ogni giorno perché il salto si ripete per tre volte e ad ogni nuovo tramonto.
Da quel momento i due giovani si amano di quello stesso amore perenne e sempre riconfermato.
I buoni, dicevo, hanno bisogno di riconoscersi uno nell’amore dell’altro e ci si ama incondizionatamente e senza calcoli, spesso le persone amate si ri-specchiano una negli occhi dell'altro e si riconoscono nel senso etimologico, cioè è come se si conoscessero già, perché il loro incontro era iscritto nel destino: “[…] Durante la visita gli sguardi [...] si erano spesso incrociati e i due giovani si scambiavano sorrisi. Quando incontrava i suoi occhi azzurri, Nefertari percepiva una sensazione forte e misteriosa. Le sembrava di conoscerlo da sempre”. E' la stessa sensazione che vive Alice quando incontra la madre Kefren, o la sorella stessa che le sorride all'inizio di questa seconda avventura, o davanti all'amato Boredus: "Boredus sorrideva felice e guardava Alice", così pure il gioco di sguardi e di sorrisi in L'altalena rossa “[…] Rosa non capì ma sorrise felice. Gardenia e la madre si scambiarono ridendo uno sguardo d'intesa”. Dall’altra parte, invece, il male, Rufus, è solo o è circondato esclusivamente da sudditi e schiavi: non sa e non può essere amato, non vi è per lui alcun sorriso.
Rapiti da una lettura dominata dalla fantasia, catturati e ospitati dallo specchio in un’altra dimensione, la voce narrante, presente in diversi momenti, ha il compito di ricondurci al nostro mondo, il compito di ridestare i lettori, sciogliendo l’incantesimo e con le seguenti parole termina il racconto e la mia analisi: “Ed è così che si conclude la nostra storia, caro lettore, che spero ti abbia regalato qualche ora di allegria insieme a tutti i nostri personaggi”.