Patrizia Palma

Io sono io.

     Cari venticinque lettori,

     (uhm… questa cosa mi ricorda qualcuno), mi trovo qui spaparanzata sul divano di casa, in pieno relax. Sono le undici di un bel mattino pieno di sole. Quelli che vivono con me credono che io sonnecchi perché ho gli occhi chiusi. In realtà penso e questa mattina, miei cari pochi lettori, ho deciso di parlarvi un po’ di me.

     Che idea balzana, direte, a chi può interessare? A voi per l’appunto! Vi consiglio di prenderla come un’occasione per sapere un po’ cosa pensano quelli come me.

     Ho sentito dire da quelli che vivono con me, che anche voi appartenete alla loro razza, la razza umana. Va bè, nessuno è perfetto. Comunque spero siate brava gente anche se, lasciatemelo dire, fate cose strane, come mangiare con strani arnesi, mettere addosso roba strana e così via. Ma andiamo avanti.

     Un giorno mentre ero appollaiata su una poltrona ho inteso testuali parole: “Siamo proprio degli animali!”

“Cosaaa!” Sono balzata in piedi mi si è rizzato tutto il pelo. Mi sono ribellata. “Eh no, andiamoci piano con le parole!” mi son detta. “Io sono un Animale.“

     ANIMALE è una bella e nobile parola che identifica una categoria molto vasta di esseri superiori. Visto come mi esprimo bene eh? Questo perché una di quelli che vivono con me, è un tipo strano. Sta sempre sui libri, studia sempre, legge sempre, così anch’io ho ampliato le mie conoscenze e la mia cultura, per cui lasciate che vi dia qualche dritta.

     Noi ANIMALI esseri di un mondo diverso, Noi che abbiamo una storia più antica della vostra, Noi che abbiamo popolato la terra ancor prima di voi, Noi custodi di segreti che non potrete mai conoscere vivevamo in un regno meraviglioso che avete quasi distrutto per costruire, senza controllo, i vostri sogni di cemento. Ci avete maltrattati, offesi, umiliati e uccisi per gioco o divertimento, e pretendete di usare la parola ANIMALE per identificarvi. No, no, non ci sto. Io non ho mai pensato di dire ad un mio simile: “Sei proprio un essere umano!” Quindi meglio mettere le cose in chiaro: NOI SIAMO GLI ANIMALI, voi siete gli esseri umani.

     Detto questo, cari lettori, vi racconto un paio di episodi.

 

     “Dottore, sono tre giorni che è in queste condizioni. Ha perso l’appetito, beve e dorme.”

     “Uhm…Facciamo subito un prelievo per le analisi e poi stabiliamo cosa fare. Dovreste fermarvi per un po’ qui in ambulatorio.”

     “Certo dottore non c’è problema.”

     “Angela prepara per il prelievo. Daniela controllo proteine, azotemia e creatinina. Quanto pesa?”

     “Pesava due chili e sette, due chili e otto, adesso non sappiamo. Ha perso molto peso in questi giorni.”

     “Matteo pensa tu al resto.”

Anche se le voci sono ovattate, giungono benissimo alle mie orecchie. Sento tutto, ma sono fiacca, debole, non ho la forza di sollevarmi sulle mie zampe per far spaventare quel veteraio, veterino o vetraio, beh roba del genere, facendogli vedere i miei canini. In passato c’ero riuscita eccome! E gli era preso un colpo a quell’antipatico, ma oggi no, non ce la faccio, oggi è lui il più forte.

     Li conosco tutti qui dentro: il dottor Spirito è il capo branco, poi ci sono il dottor Matteo e la dottoressa Daniela, i suoi due luogotenenti, e Angela. Sono tutti bravissimi, così sento dire sempre da quelli che mi accompagnano, ed è vero lo devo ammettere visto che già una volta ci ho quasi rimesso la pelliccia per colpa di un altro tipo di malessere. Ma lasciamo perdere quella è un’altra storia.

Il fatto è che non sono più un cucciolo, ho quasi… ops! Un soriano di mia conoscenza mi ha detto che non si dice l’età di una signora, quindi sorvoliamo. E’ dire che mi sembra ieri quando correvo per tutta la casa (ho una casa molto grande spaziosa e arredata come piace a me), saltavo su mobili, divani, letti e affilavo le mie unghie su magnifici tappeti persiani, cuscini e carta da parati. Quelli che vivono con me mi avevano regalato un graffiatoio, che regalo stupido! Non serviva a niente, si muoveva tutto e lo zampecure non mi veniva bene, ci vogliono cose grandi, solide e ben ferme per affilare le mie unghiette.

Come potevo dirglielo? E presto detto, quel coso non l’ho nemmeno guardato o meglio l’ho fatto ma da lontano, stava lì fermo, fuori sul balcone e lì è rimasto…per tre mesi, poi l’hanno buttato. Eh, che persone intelligenti sono quelli che vivono con me!

Ma torniamo a quel giorno. Anche se non reagisco sento ed osservo tutto. Per chi non lo sapesse noi gatti abbiamo udito e vista superiori a quelli dei nostri più antichi avversari, i cani. Perché mai poi saremmo avversari? Chi lo avrebbe deciso? Appena mi riprendo lo chiedo ad una di quelle simpatiche personcine che vivono con me. Come dite cari lettori? Lo avevate intuito? Eh sì, sono un gatto. O meglio una gatta.

Mi chiamo Milù, per gli amici Ninni, per quelli che vivono con me sono il Tigrotto di Mompracem. Eh sì, ho messo subito le cose in chiaro quando sono arrivata in questa casa, io non prendo ordini da nessuno. Se mai li dò. E voi, cari lettori, ve ne sarete già avveduti.

Sono nata nel mese di maggio del 19… e sono una meravigliosa, stupenda gatta siamese dal colore tipico: bianco sui fianchi, marrone scuro che sfuma sul nero sulle zampe, dorso, coda e orecchie, mentre sul mio grazioso visetto si forma una specie di mascherina nera dove spunta un nasino vellutato ed un paio di occhi blu, mica male vero? Segni particolari: affascinante.

Ma ritorniamo ancora a quel benedetto giorno.

     “No Angela lo sai che il rumore la spaventa!”

     “Tranquilli, cinque secondi ed è fatta.”

Ecco, iniziano sempre così quando arrivi qui, lo dico per coloro che non lo sanno: ti pesano, ti prendono la temperatura (se sapeste dove capireste il perché di certi miei atteggiamenti) e poi la macchinetta infernale… la rosicchiapelo che mi rade il pelo della zampa e poi, laccio emostatico, ago e… aiuto! Svengo! Il mio coraggio da tigrotto, certe volte, va a farsi benedire.

“Purtroppo è come sospettavo, Milù è in questo stato comatoso perché i valori dell’azotemia sono molto elevati. Cosa mangia?”

Eh quante ne vuole sapere questo! Saranno pure affari miei o no?

“Petto di pollo sfilettato e Gourmet umido, qualche volta Kit e Kat.”

Ruffiani.

“Ora si cambia. I reni sono molto affaticati ed è necessaria una dieta più leggera che aiuti la regolare funzionalità renale. Ci sono dei cibi adatti per questo tipo di patologia, adesso le faccio la prescrizione. Intanto cominciamo con una flebo perché è molto disidratata e poi procediamo con la terapia da associare all’alimentazione.

Accidenti che paroloni! E dire che non mi sembrava proprio di stare così male. Mi sentivo solo fiacca, abbacchiata, assonnata.

Sono trascorsi dieci giorni dal mio malessere e devo dire che le cose vanno molto meglio. Faccio una dieta molto più equilibrata, ho recuperato le forze e ho graffiato il dottor Spirito durante la visita di controllo. Che soddisfazione!

Un’altra volta mentre ero impegnata nelle mie solite faccende quotidiane, notai qualcosa di strano. Ma prima, cari venticinque lettori, è meglio che specifichi cosa intendo per solite faccende quotidiane.

Mi sveglio di solito alle sei del mattino, ho una particolare percezione del tempo che va di pari passo a quella delle persone che vivono con me. In particolare, quella strana che studia sempre, si alza a quell’ora e quando non lo fa ci penso io a svegliarla. Infatti dopo aver miagolato ben bene, per almeno dieci minuti, è costretta ad alzarsi per farmi fare uno spuntino, beh anche se sono un tipo indipendente mica posso fare tutto da sola! Poi passo ai miei bisognini, una bella lavata di faccia, pulizia della pelliccia e aspetto con pazienza che qualcuno venga a spazzolarmi e massaggiarmi. Uh! che delizia non vi dico! E così fusa di qua che fusa di là, mi rilasso.

Poi si passa alla ginnastica: corsa, salto in alto (su sedie e divani), salto in lungo (passando dal divano alla poltrona), altalena con la tenda, passo e stretching. Così si arriva all’ora X: il pranzo, e poi siesta pomeridiana fino alle 19.30 circa. Cena e di nuovo riposo. Che vita!

Ma torniamo a noi. Un giorno come dicevo mentre ero impegnata in una di queste faccende (corsa sul divano) mi sono imbattuta in qualcosa di scivoloso. All’inizio non capivo cosa fosse, così mi sono avvicinata guardinga. Era un giornale, sì, sì proprio un giornale. Vi rivelo un segreto che nessuno sa, nemmeno quelli che vivono con me: so leggere! Ma sì, l’ho imparato stando sempre seduta in braccio a quella strana che vive con me. Quella legge sempre, e leggi oggi, leggi domani…sapete come si dice: chi va con lo zoppo impara a zoppicare, anche se io zoppico solo quando piace a me.

Beh, dicevo ho visto questo giornale e cosa c’era scritto? Indovinate! Titolo a caratteri cubitali: L’EDUCAZIONE DEL TUO CUCCIOLO IN 8 LEZIONI.

All’inizio ero un po’ perplessa sulla parola EDUCAZIONE, poi ho cominciato a sfogliare il giornale con la mia zampa e ho capito: vogliono farmi diventare come loro, EDUCATA. Mi sono sbellicata dalle risate facendo capitomboli sul divano. Che ci provassero pure ad educarmi, tanto non ci riusciranno. Io sono già fin troppo educata: uno, mi lavo da sola; due, non ho mai sporcato in giro per casa. Mi pare che sia più che sufficiente. Cos’altro vogliono? Insegnarmi dei comandi? Del tipo: seduta! A terra! Stai! Oppure non saltare! Non graffiare! Beh, si sono sbagliati.

IO SONO UN GATTO. Con la mia personalità, la mia identità, il mio carattere, il mio coraggio, la mia forza, la mia indipendenza. Discendente da una nobile stirpe, non accetto imposizioni, né umanizzazioni. Così ho deciso che li avrei educati io in una sola lezione: LASCIA IN PACE IL TUO GATTO.

In quattro e quattr’otto, ho ridotto il giornale a brandelli, era illeggibile, irriconoscibile, irrecuperabile. Poi mi sono sdraiata sulla poltrona, in attesa. Non vi dico che sorpresa è stata per quella che studia sempre. Si è avvicinata e mi ha detto: “Milù che cosa hai fatto?”

Ho fatto finta di niente e ho chiuso gli occhi.

“Ehi tigrotto, sto parlando con te, perché hai strappato il giornale?” ha continuato, facendomi un grattino sotto il collo.

Allora ho aperto gli occhi e l’ho fissata, lei ha fatto lo stesso.

L’avevo educata.

     Cari venticinque lettori (spero che alla fine siate aumentati), nell’atto ormai di chiudere questo scartafaccio (non so perché continuo a parafrasare quel nobiluomo di cui lessi il tomo), dico solo che: gli occhi di un gatto sono come finestre attraverso cui guardare in un altro mondo.

      Provate a guardare gli occhi di un ANIMALE qualsiasi. Non è retorica. 

 

 

 

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