Angela Pugliese
Recensione a “Volevo dirtelo” di Francesca Palumbo.
L'uscita di un nuovo numero di “ApertaMente” è sempre una buona occasione per confrontarci sulle novità editoriali, per viaggiare attorno alla scrittura, anche quella contemporanea.
Da pochi giorni è uscito il primo libro di Francesca Palumbo, autrice e docente di inglese nella scuola media superiore, dal titolo Volevo dirtelo, edito da Il Filo, che segnalo ai nostri lettori, perché originale, accattivante e ben scritto.
Si tratta di una raccolta di racconti: Sisters, Riempire, Il Fotografo, Swish, Senza pelle, Come da copione, Una (storia) come tante.
Sisters descrive il legame tra due sorelle in una realtà familiare complessa; Riempire descrive una situazione di sofferenza ed instabilità emotiva del personaggio femminile; in Il fotografo, la voce narrante maschile rievoca una storia d'amore conclusa; Swish narra il desiderio della voce narrante di scambiarsi l'identità con il primo / la prima passante interessante, è il tentativo di vivere più vite (uno dei motivi che ci spinge alla lettura); Senza pelle narra la difficilissima situazione africana; Come da copione descrive una relazione iniziata senza alcun progetto, senza prospettive future che, “come da copione” si concluderà, analizzando gli stati d'animo del personaggio che la vive; Una (storia) come tante è una raccolta di mail che si scambiano due personaggi, attratti l'uno dall'altra, probabilmente infatuati senza confessarselo o confessandolo solo per metà.
I due aspetti fondamentali che caratterizzano il primo racconto sono, a mio avviso, l'ironia – elemento fondamentale nell'incipit – e la fisicità.
L'ironia: “forse sarà la mia ultima mail perché pensavo di farla finita. Sì insomma vorrei una cosa veloce ed efficace, senza schizzi di sangue, magari pensavo al gas in macchina”.
La fisicità passa attraverso i cinque sensi, tre dei quali ritroviamo tra p. 16 e p. 17: il tatto “ci tenevamo strette strette”, la vista “quanto vorrei vederti”, l'udito “la tua voglia di far sentire la tua voce”.
A p. 17 , il lettore ritrova quella che, a mio parere, è una delle caratteristiche della scrittura artistica, la ricerca di un continuo equilibrio formale: se svuoto la pagina, la devo riempire, se la riempio troppo, la devo svuotare, se è oscura devo illuminarla, se è troppo luminosa devo oscurarla. Questo è un meccanismo spesso inconsapevole nell'autore, che fa parte del suo DNA e che avviene naturalmente, spontaneamente. Così, nella pagina del testo ritroviamo una “figura neutra, senza colore, a volte quasi invisibile” e qualche rigo dopo “Cerco di mantenermi leggera”, tutte immagini di una leggerezza che esige l'introduzione di uno spessore che riempia la pagina. Poco dopo, infatti, ritroviamo la ripetizione per tre volte di “tanto”. Ancora un po' oltre, la ricerca dell'equilibrio formale si traduce nel contenuto: “cercando un equilibrio tra gli sbilanciamenti e i riassestamenti”, cosa che accade anche in Swish a p. 39: “lasciarci una impronta indelebile, o leggera. Permanente, o nulla”. Questo meccanismo di scrittura è evidente anche a p. 40:
Chiaramente nessuno può accorgersi di niente, le sembianze esteriori restano le stesse, è solo l'inside che cambia, chiamiamola “essenza”...anima sarebbe troppo filosofico, no? Ora, la cosa più interessante è che tu non sai assolutamente niente di lei e devi indovinare tutto, scoprire, intuire ogni cosa.
All'assenza di cose nella ripetizione di “niente” e di persone “nessuno”, al senso di svuotamento evocato dal “solo”, la voce narrante fa seguire “ogni cosa” e “tutto”, ripetuto anche poco dopo.
Un altro elemento tipico della scrittura artistica, presente nello scritto di Francesca Palumbo è la presenza di archetipi: l'amore, il dolore, l'alternarsi di luci e di ombre.
In Il fotografo, ritroviamo in modo esplicito proprio quest'ultimo, il gioco luce / oscurità, in relazione alla vista ed alla conoscenza.
Inseguito da una macchina, di notte, non riuscivo a vedere chi fosse alla guida.
La mancanza di luce impedisce al personaggio di sapere, di conoscere, di acquisire informazioni sul mondo che lo circonda. L'oscurità è in relazione all'assenza di sapere, come pochi righi dopo, la luce è in stretto rapporto con la conoscenza:
Stamattina [...] Mi tocca vedere di tutto.
Dal punto di vista del contenuto, interessante è la ricerca di cose vere che pervade il testo ed è evidente, in particolare a p. 26 “Mi sforzo di intrattenere rapporti, ma è tutto falso, falso come il mio sorriso di circostanza, falso come le mie battute, falso come la scarsa attenzione che porgo ai discorsi degli altri” ed a p.35 “di poter gestire i propri impulsi più autentici, mentendo al mondo, occultando la verità, fingendo, ogni giorno, ogni giorno”.
In Il fotografo, la scrittura e la fotografia diventano due forme, due modi di arrestare il pensiero che è troppo veloce e può sfuggire senza lasciar traccia. Nel racconto, è interessante che l'autrice si cimenti con una voce narrante maschile. Ho sempre pensato che non esista una scrittura femminile ed una maschile, esiste una scrittura. Vi è, tuttavia, un modo tutto femminile ed uno maschile di vedere, di scrivere e di descrivere i personaggi maschili e quelli femminili. Consiglio al lettore l'analisi di questo aspetto particolare nella lettura del testo di Francesca Palumbo.
In Senza pelle, la voce narrante crea l'allontanamento artistico e richiama l'attenzione del lettore su una realtà geograficamente, socialmente ed economicamente lontana: l'Africa. Una narrazione toccante ed emozionante.
In Come da copione, con ironia la voce narrante descrive l'evolversi di una fine annunciata in una relazione che con la parola fine inizia e così termina.
Originale il racconto conclusivo “Una (storia ) come tante”.
A mio avviso, questa raccolta è un'ottima prima prova editoriale, un esempio di scrittura artistica che arriva al lettore in modo piacevole e divertente, ponendo al tempo stesso profonde riflessioni sulla vita e sul modo di spenderla, pagine che scorrono veloci sotto lo sguardo ed arrivano dirette alla mente ed al cuore, “à l'esprit” per dirla in completezza alla francese. Un'opera che consiglio ai nostri lettori.