Carmen Tarantino

Strinx:   civetta o  strega? 

Nel 1233 papa Gregorio IX emanò la bolla con cui decretava lo sterminio di tutti i gatti soprattutto quelli  neri, da sempre ritenuti espressione dei culti pagani o, ancora peggio, la personificazione del Male. Migliaia di felini furono arsi vivi insieme alle loro ‘compagne di sventura’ in nome della salvaguardia di una religione che nasceva  con la nobile intenzione di proteggere     i   più indifesi  ma che   delle  più  indifese   faceva le sue vittime preferite.  Certo  quello era Medioevo, secolo buio pregno di barbarie e di pregiudizi. Per fortuna il Tempo passa e la Storia ci permette di non commettere  più gli stessi errori.

      Ma nel  2006  sono stati uccisi   sessanta mila gatti neri  secondo l’AIDAAAssociazione italiana per la difesa dell’animale e dell’ambiente   (e nel solo 2005, secondo le ultime stime dell’ISTAT, in Italia si sono verificati 1 milione e 150. 000 casi di violenza contro le donne)  in nome, probabilmente, di credenze e   pregiudizi  che si perdono  nella notte dei tempi e che, evidentemente, solo medievali non erano.

      Il legame tra rappresentazione simbolica degli animali,   superstizione e pregiudizio   non passa mai di moda. Ancora oggi incontrare un gatto nero, facendo i dovuti scongiuri e prestando attenzione magari anche alla direzione da cui proviene (meno funesto se viene da sinistra, peggio se viene da destra…) sembra non essere  una circostanza auspicabile. E se poi il ‘reo’  felino si offre alla nostra vista proprio mentre  siamo costretti a infrangere la trinità passando sotto una scala,     beh  allora….!

  Altrettanto increscioso è  vedere un ragno tessere una tela,     udire il verso di una civetta  o, ancora, sentire l’ululato di un cane in lontananza tanto che, la sapienza popolare assicura che  è sicuramente più  confortante   sentire un cane abbaiare perché   almeno si è certi che non morde.

     La narrativa popolare è piena  di riferimenti al mondo animale.   Il comportamento umano e le  consuetudini  sono stati talmente condizionati dal simbolismo zoomorfico  che anticamente, presso le civiltà contadine, alle  ragazze  e ai ragazzi era proibito  uscire di notte perché si diceva che i pipistrelli,  animali notturni -e per questo simbolo funesto-   associati a  vampiri e al demonio   ( lo stesso Lucifero nell’immaginario dantesco ha ali di pipistrello)  si attaccassero ai capelli.

      E paradossale e poco ortodossa sembra la presenza ne I Sepolcri di  Foscolo  di un animale come l’upupa, dal   vivace piumaggio fulvo  e con ali bianche,  stentatamente compatibile  con i colori solitamente attribuiti alla morte, scelto dal Poeta per un fatto fonetico insito nella parola e per la   carica evocatrice  di questa. Si è di fronte al trionfo del  significante  sul significato: la successione delle due  -u- nel corpo della parola  determina un suono cupo e quindi funereo. 

      Innumerevoli, inoltre,  i proverbi che hanno per oggetto gli animali: Attacca l’asino dove vuole il padrone,   Tagliare la testa al toroFebbre da cavallo, Avere il cervello di gallina, Il lupo perde il pelo ma non il vizio  ecc.   Spesso  si tratta di rimandi grotteschi mutuati dalla favolistica classica. Tutti  ricordiamo  il destino degli agnelli e dei lupi  di Esopo nell’ ancestrale ma sempre attuale lotta tra il più forte e il più indifeso o di quello delle volpi e dei corvi nelle diatribe, anche queste senza tempo, tra astuti e sciocchi.

       In altri casi  la provenienza è più inquietante  e si lega al  bestiario   medievale che  ha da sempre accompagnato l’immaginario collettivo. Il   simbolismo  medievale, di cui alte testimonianze restano  i versi  di Dante e le voci dell’architettura sacra, è impregnato di riferimenti, anche esoterici,  arrivati fino a noi attraverso la mediazione del   patrimonio paremiologico  delle nostre regioni.

     Anche l’analisi etimologica spesso aiuta a decifrare il nesso simbolico tra mondo  animale e  superstizione Se si pensa che la parola  strinx  vuol dire allo stesso tempo strega e civetta non   meraviglia il legame culturale tra le due entità né perchè un poeta ‘moderno’ come Pascoli  in L’assiuolo abbia assimilato il verso della civetta  alla solitudine e alla morte. 

 

 

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