Viviana Soldano
Storia semplice
Ovvero
Questa storia inizia qui, lontana dalla TV e dai rumori del traffico, dalle chiacchiere vuote e dalle labbra al silicone.
Inizia con le orme sulla riva del mare, col dolce, cadenzato dondolio delle onde. Ops, dimenticavo, le orme non sono solo due, e non solo umane. Ci sono quelle di un piccolo cagnolino, un morbido peluche vivente che abbaia solo quando è troppo arrabbiato, quando i rumori del mondo lo infastidiscono. Li vedo già da dietro, da lontano, come l’inquadratura di un regista scontato: una donna, i suoi lunghi capelli mossi dal vento e il buffo scodinzolare qua e là del suo piccolo amico.
Azzurra camminava sulla spiaggia e il suo animo era in bufera, come il mugugnare delle onde al suo fianco.
“ Forza, Puffolo, sbrigati!”
“Uffa, ma perché correre, perché tutta questa fretta, mentre uno cerca una collina degna per poterci fare pipì?” Silenzio. Nessuna risposta. Alt! Buona la prima!
Scena seconda. Inquadratura del viso. Occhi profondi, immersi nel mare, Azzurra pensava. Sentiva i suoi stessi passi risuonarle dentro, sapeva bene di camminarsi nell’animo. Ripercorreva la sua vita, stanca dei rimorsi, delle brutture della società in cui viveva. Aveva bisogno di ossigeno, di calma, di pace interiore.
Flash back. Altra scena, altro tempo, dissolvenza, ciack: lui era andato via sbattendo la porta, stanco del logorio a cui era giunto il loro rapporto; senza valigie, senza bagagli se non un paio di bermuda, due T-shirt e un cappellino con visiera, aveva deciso di solcare i mari, di abbandonare la sua vita al vento, di sognare sotto le stelle cullato dallo sciabordio delle acque. Tutto, anche la solitudine piuttosto che la sua presenza… Si sentiva umiliata, cosa era mai accaduto? Che fine aveva fatto la gioia di quell’amore, che pure c’era ancora? Dove si era andato a nascondere, perché si trasformava ogni volta in rabbia?
Dissolvenza, ritorno alla scena iniziale, Puffolo brontolava, anche lui non ne poteva più!
- Ma si può sapere cos’è tutta questa fretta?
Stupore, meraviglia e accenno ad un sorriso.
- Sei tu, Puffolo? Sei tu che mi parli?
- Certo, cosa credi che abbia fatto in tutti questi anni passati insieme?
- Ma io non ti ho mai sentito.
- È chiaro, non ascoltavi!
- E come è possibile che ora ti sento?
- Hai aperto le orecchie, niente di speciale…
- Hai ragione, ho tutta questa fretta, ma di andare dove? Non ho alcuna meta se non di rimettere in ordine nella mia vita. È una strana vita la mia, mi sono sempre dondolata tra il vivere e il non vivere, tra il meglio e il peggio, tra l’essenziale e il superfluo…
- Non è mai troppo tardi basta fermarsi e ritroverai il tuo equilibrio.
- Hai proprio ragione: ora mi siedo qui per terra, punto gli occhi verso il sole, mi lascio accecare, chissà, forse dopo vedrò meglio…
Silenzio, primo piano di Puffolo: orecchie ritte e testa inclinata:
- Allora?
- Allora cosa?
- Tutto qui il nostro dialogo? Ora che senti non possiamo chiacchierare un po’?
- Chiacchierare, avevo dimenticato da tempo quest’azione; si parla per le conferenze, si protesta per litigare, si esprimono giudizi, meglio dire che si sparla, si conversa senza dire niente, perché è così che fa la gente bene…
- e chi è la gente bene?
- È la gente per bene, quella che conta, quella che frequenta i vernissage, che ha tanti soldi, che li ostenta con macchine di lusso e pellicce al teatro.
- E cosa ha di bene questa gente?
- Tutto! È accettata dagli altri, viene invitata alle trasmissioni televisive.
- E si vogliono bene?
- Questo non lo so… certo, qualche volta fanno anche beneficenza.
- La bene…che?
- Beneficenza, è dare un po’ di quel che hai a chi non ne ha.
- Un po’ quanto?
- Quello che si può dare, il superfluo…
- Il superfluo? Cos’è?
- È ciò che non serve.
- Quindi fare beneficenza è dare quello che non ci serve agli altri?
- Beh non è proprio così… mi confondi… le persone non sono cattive, ci provano a comprendere anche gli altri, ma… se vai troppo contro le convenzioni, poi ce l’ hanno anche con te, sei tagliato fuori…
- Fuori da dove?
- Dalla società.
- E sono pochi quelli che cercano di capire gli altri?
- Non credo… In realtà finiamo tutti per essere dei perbenisti, ma non siamo cattivi. I confini non sono così netti: qualcuno cerca di aiutare gli altri, qualcuno cerca di fare bene il suo lavoro, qualcuno di vivere onestamente. Tutti quanti facciamo del nostro meglio, ma poi si cade sempre nelle convenzioni.
- Le convenzioni?
- Sì, quello che si fa e quello che non si fa. Ad esempio se vuoi aiutare un povero non te lo porti a casa tua.
- E perché?
- Perché in realtà non sai chi è veramente, potrebbe farti del male, potrebbe rubarti tutto.
- Già, non solo il superfluo.
- È che ti illudi che ciò che fai possa bastare; se fai di più, gli altri non ti accettano.
- E quanti sono quelli che potrebbero non essere accettati?
- Molti, forse tutti, spesso si fanno delle cose solo perché la gente non abbia una brutta opinione di te.
- E se anche ce l’ hanno cosa succede?
- Non fai più parte di loro, della comunità.
- Ma se sono tanti quelli che la pensano diversamente, non possono fare un’altra comunità di quelli che hanno altre idee?
- Ma non è così facile, la gente è fatta per stare tra la gente.
- E tu fai parte di questa gente?
- Io? Non so… all’inizio non volevo, ero ribelle, poi ci vivi dentro e, anche se non vuoi, ti adatti, anche se vuoi scrollarti di dosso queste abitudini qualcosa ti resta sempre incollato addosso, è per questo che poi arriva la rabbia, l’insoddisfazione!
- È per questo che avete litigato?
- Sì, è per questo.
Silenzio, primo piano. Azzurra pensava:
La gente passa il tempo a racimolare soldi per guadagnare di più e spenderli su un lettino da psicanalista. Quanto è diventato difficile parlare… chi ti ascolta più? Ad un tratto rise, il tuo cane! Certo chi potrebbe credere che ho avuto un colloquio col mio cane? Con la mia coscienza, sì, forse così è meglio, ma forse non credono più neanche a quella!
Puffolo brontola:
- Allora?
- Allora cosa?
- Cosa si fa ora?
- Si torna a casa!
- A casa? Ma non c’è nessuno!
- Ci siamo noi. Anche chi va via prima o poi ritorna a casa!
Ultima scena: stessa spiaggia, stessi personaggi, stessi costumi. Direzione diversa. I personaggi sorridono.