Maria Cristina Consiglio
D.H. Lawrence in Italia: lo spirito del luogo o il luogo dello spirito?
Viaggio e letteratura sono intrinsecamente legati. All’origine di ogni cultura c’è un viaggio archetipico che ne identifica i tratti peculiari; il deserto per gli ebrei, l’epopea di Gilgamesh, Ulisse per i greci, Enea per i romani, Marco Polo, gli esploratori elisabettiani, il Grand Tour per i romantici, le conquiste coloniali per i vittoriani, le spedizioni belliche, gli esili, sono soltanto alcuni esempi di come il tema del viaggio sia onnipresente nelle grandi letterature di tutto il mondo. Come afferma Intonti, “tutta la letteratura ruota essenzialmente intorno al viaggio e a due topoi: qualcuno parte verso una terra ignota oppure qualcuno arriva in un paese straniero” (Intonti 2002: v). E la letteratura inglese, in particolare, fa del viaggio il suo argomento privilegiato, come metafora, come allegoria, come esplorazione, sinonimo di esperienza e di crescita; probabilmente perché, come sostiene Leed, “il viaggio è evidentemente un agente e un modello di trasformazione, un’esperienza di mutamento continuo familiare a tutti gli esseri umani” (Intonti, 2002: 1).
Viaggiatori che scrivono e scrittori che viaggiano contribuiscono a infoltire quella che si è soliti definire travel literature, letteratura di viaggio appunto, la cui stessa esistenza è peraltro messa in dubbio da una parte della critica, in considerazione del fatto che “nearly all literature can be described through travel metaphors (with references to moving narratives, topoi, and so on), even the purest forms of travel writing combine with other forms of writing and do more than describe the factual circumstances of places that a writer encounters” (Wiley 2006: 991).
Nonostante le opinioni critiche contrastanti, numerosi sono i diari, le lettere, le relazioni, i resoconti di viaggio e i romanzi, che ci raccontano di viaggi reali e di viaggi immaginari, di luoghi lontani, di costumi esotici, ma anche di noi stessi, della nostra cultura, perché la percezione dei viaggiatori è sempre mediata dal contesto culturale di provenienza, è attraverso le letture e le esperienze fatte che guardano all’altro da sé e lo ‘interpretano’: “writing about other places, other contexts, involves writing (albeit implicitly) about one’s own context, about onself” (Bassnett 2003: xi). Ne consegue che la travel literature è una forma di mediazione culturale, basata su una “binary opposition between home and elsewhere” (Ivi), una forma di scrittura affine alla traduzione: “like the translator, the travel writer shapes material in such a way that readers may have access to whatever situations and placet, known or unknown” (Ivi).
Proprio in virtù dell’assimilabilità tra la prassi scrittoria della letteratura di viaggio e la prassi traduttiva, D. H. Lawrence, scrittore prolifico di fiction e saggi nonché traduttore, merita un posto speciale tra gli scrittori che viaggiano.
Dopo aver trascorso l’infanzia nel Nottinghamshire in un’atmosfera familiare piuttosto repressiva, come si evince dalla lettura dei suoi primi romanzi, Lawrence sembra essere sempre alla ricerca di qualcosa, della libertà, della salute, di nuove esperienze, di contatti con culture diverse da quella inglese. Tale ansia lo porta a viaggiare in maniera quasi compulsiva, in fuga dal conformismo britannico, verso luoghi più ‘primitivi’, più ‘veri’, in Europa, in Australia, negli Stati Uniti, in Messico, a Ceylon: “he was, quite simply, a traveller” (Edwards 1994: 165). E da questa esperienza di viaggiatore nascono quattro libri di viaggio: Twilight in Italy (1916), Sea and Sardinia (1921), Mornings in Mexico (1927), Etruscan Places (1932).
Tre dei quattro libri di viaggio sono sull’Italia dove Lawrence ha soggiornato lungamente in più occasioni: sul lago di Garda, a Firenze, a Picinisco (provincia di Caserta), a Capri, a Taormina, a Spotorno, senza considerare il breve viaggio in Sardegna del 1921 e la visita alle località etrusche del 1927, oggetto di racconto rispettivamente in Sea and Sardinia e Etruscan Places.
Ciò che spinge Lawrence a viaggiare è il desiderio di conoscenza, immergersi “in the esperience of being somewhere other than England” (Ivi), e l’Italia con il suo passato glorioso e il suo presente non ancora toccato dall’ansia del moderno e dall’industrializzazione meccanica e dalla democrazia (sic!) sembra essere il luogo ideale per ritrovare quella forza vitale primordiale che Lawrence ricercava come antidoto contro la morte.
Scrive nel saggio “The Spirit of Place”:
Every continent has its own great spirit of place. Every people is polarized in some particular locality, which is home, the homeland. Different places on the face of the earth have different vital effluence, different vibration, different chemical exhalation, different polarity with different stars: call it what you like. But the spirit of place is a great reality (Lawrence 1964: 5-6)
Sembrerebbe, quindi, che Lawrence sia continuamente in viaggio proprio alla ricerca delle differenze, per cogliere lo spirito del luogo, immergersi in una realtà diversa da quella soffocante della sua infanzia, osservare la gente, i loro rituali, i loro costumi. Tuttavia, nei libri di viaggio è possibile riscontrare la sua incapacità di integrazione con le persone che incontra, la sua continua osservazione non lo porta realmente in contatto con l’altro da sé, il suo sguardo è filtrato attraverso il suo retaggio culturale, vede ciò che vuole vedere. Emblematico a tal proposito è il viaggio in Sardegna. Lawrence parte verso quella che considera la fine dell’occidente, una terra primitiva e rude, nella speranza di trovare una società patriarcale, ma la realtà è ben diversa dalle aspettative: i sardi sono inquieti, irritati, nervosi, i giovani vogliono fuggire da una terra che sembra non offrire loro nulla (Remotti 2000: 33-34).
Twilight in Italy, scritto nel periodo più intenso della vita sentimentale di Lawrence, la sua fuga in Europa con Frieda von Richthofen, consiste in una raccolta di prime impressioni dell’ambiente gardesano visto dallo sguardo di un uomo che si sente finalmente libero. Infatti, gli italiani gli sembrano antitetici agli inglesi e il paesaggio del Garda antitetico a quello delle Midlands (Merlini 1986: 121). Ma Twilight in Italy non è solo un libro di viaggio, è anche una riflessione su temi cari a Lawrence, il crepuscolo del mondo contadino soppiantato dalla civiltà meccanica e industriale. Il viaggio, quindi, si compie all’interno di sé, una forma di autoscoperta (Melani 1982: 68-69).
In Etruscan Places Lawrence sembra aver finalmente trovato l’origine della sua filosofia. Ossessionato dall’idea della morte – e il viaggio, come si è detto, è un tentativo di sfuggirle – Lawrence entra in contatto con una cultura che la presenta in modo sereno, come continuazione del viaggio della vita. Gli etruschi rappresentano quella civiltà, ormai perduta, che Lawrence sta cercando, la cui reviviscenza rappresenta la salvezza per l’uomo moderno (Merlini 1986: 123)
Questo breve viaggio tra le note di viaggio di D.H. Lawrence sembra confermare uno dei tratti peculiari della travel literature, vale a dire il suo essere specchio di chi guarda: è Lawrence che emerge da ogni pagina, il suo pensiero, i suoi umori, le sue speranze, le sue insoddisfazioni. Non è lo spirito del luogo, dunque, quello che si coglie, bensì è il viaggio in sé che si propone come luogo dello spirito.
Riferimenti bibliografici
Bassnett S., 2003, “Introduction”, in J. Speake (ed), Literature of Travel and Exploration. An Encyclopedia, 3 vols, New York/London, Fitzroy Dearborn
Edwards D., 1984, “Lawrence’s Travels”, Literary Review, 28 (1): 165-172
Intonti V. (a cura di), 2002, Travels, Bari, Graphis
Lawrence D.H., 1964, “The Spirit of Place”, in Studies in Classic American Literature, London, Heinemann
Leed E.J., 1992, La mente del viaggiatore. Dall’‘Odissea’ al turismo globale, Bologna, il Mulino
Melani S., 1982, Lawrence, Firenze, La Nuova Italia
Merlini m., 1986, invito alla lettura di D.H. Lawrence, Milano, Mursia
Remotti F., 2000, “Luoghi, costumi, cultura. Un’umanità trans-locale e trans-formativa”, in G. Pissarello (a cura di), D.H. Lawrence e la Sardegna, Sassari, Delfino
Wiley M., 2006, “Travel and Literature”, in S.R. Serafin, V. Grosvenor Myer (eds), Continuum Encyclopedia of British Literature, London, Continuum