Antonio Turi
Editoriale
Se dovessi scegliere, fra i tanti temi che fino ad oggi abbiamo trattato nella nostra rivista, quello che voterei come il più efficace, credo che dopo questo numero 16 non avrei dubbi. La scelta cadrebbe sicuramente su quello di oggi, “il viaggio e l’arte”. Due termini che potrebbero quasi essere sinonimi, tanto stretto è il rapporto che li lega. Due termini che, a voler chiudere gli angoli di un immaginario triangolo, troverebbero nella parola “vita” il loro riflesso naturale e nella conoscenza il centro perfetto.
Ed infatti cos’altro è l’arte se non viaggio dentro i misteri della conoscenza e cos’altro la vita se non viaggio verso la conoscenza? E infine, cos’altro è la nostra rivista se non viaggio verso e dentro la conoscenza utilizzando gli strumenti offerti dell’arte.
Insomma, una specie di labirinto nel quale è bellissimo entrare e perdersi, così come bello è entrare e perdersi nella vita. Un labirinto del quale ignoriamo non solo le dimensioni, ma perfino i percorsi. Con il piacere di scoprire strade e vie giorno dopo giorno, illudendosi che siano quelle definitive salvo scoprire, poco dopo, che si può fare di più e di meglio.
Intanto il loro meglio, come sempre, hanno fatto i nostri autori. Che per questo numero, forse sollecitati dal tema, si sono presentati in massa permettendoci di dare vita ad un dossier di grande interesse e forza.
Così Maria Cristina Consiglio in D.H. Lawrence in Italia: lo spirito del luogo o il luogo dello spirito?, ci offre una riflessione sulla letteratura di viaggio partendo dalla esperienza di colui che per lei, rappresenta una delle migliori voci di questo complesso genere.
Michele Loconsole, che salutiamo in questa sua prima apparizione sulla nostra rivista, il viaggio diventa materia di riflessione ed analisi spirituale. D’altra parte la formazione teologica e religiosa di Loconsole non poteva che portarlo verso questo “Il viaggio come esperienza spirituale”.
Sempre più battitore libero, autore di spericolate costruzioni logiche, Davide Mezzina in “C’è un po’ di traffico nell’anima” utilizza la confusione degli ingorghi automobilistici come metafora per raccontarci e descrivere il dramma dei nostri spiriti alle prese con la modernità.
Essenziale, Beppe Rossini intitola il suo saggio esattamente “Il viaggio e l’arte” e affronta quello che ormai viene definito il romanzo principe della tradizione “on the road”, sulla strada, appunto, di Kerouac.
Tutto da gustare l’intervento di Marialuisa Vallino. Arricchito di effetti grafici, si intitola Il tema del Viaggio nell'Arte... tracce sui sentieri dell'anima" ed è veramente tutto da scoprire.
Palma Laera ci riporta nel terreno onirico della musica. E ci parla di Franz Liszt. “Il viaggio di Franz Lizst” è il resoconto di una delle più importanti raccolte di brani per pianoforte, quella composta da questo genio e grandissimo virtuoso intitolata Annees de pelegrinage.
Vincenzo Modugno in “Si nasce viaggiando“ ripercorre la presenza del viaggio nella letteratura dalle origini al ‘900 passando per una serie di grandi, appunto, viaggi e del loro racconto ad opera di grandi scrittori.
Coerente come sempre in questo suo resoconto dell’estremo contemporaneo nella letteratura francese per ragazzi, Angela Pugliese, alle prese in questo mese con il viaggio di una ristrutturazione di casa, ci offre “Il viaggio nella letteratura francese per ragazzi dell'estremo contemporaneo”, ennesima puntata di uno studio che qualcuno, ci auguriamo presto, si dovrà decidere a raccogliere in volume.
Claudio Elliott ci ha mandato un brano tratto da un suo romanzo inedito, “Il bambino che parlava con le formiche”. Nel testo, ci spiega lo stesso Elliott, il tema del viaggio è ben presente e, soprattutto, trattato in una prospettiva affatto nuova.
In “Biglietto di solo ritorno”, Rossella Soldano scaraventa i suoi personaggi proprio nel viaggio della vita. Microeventi trasformano la loro vita ed innescano un percorso di trasformazione dall’esito imprevisto. In “SIXTY-SIX, la strada che non c’è”, una Harley Davidson e la mitica 66 diventano metafora di un viaggio che passando fra le immagini sfocate di Easy Rider ci riporta ai mitici anni on the road.
Patrizia Palma in “Il mio…” con grande incisività mette a confronto la brevità del nostro viaggio terrestre con l’apparente eterno muoversi dell’astro sul quale passiamo le nostre giornate. Poi in “Ore 7 del mattino”, unica dei nostri autori, compie il percorso opposto e ci mette a confronto con lo scandire del tempo dettato dall’orologio, dalla fretta, capace di rendere ossessivo anche il più tranquillo dei viaggi.
Stefania Pagano sceglie l’attualità e in “Viaggio nell’arte” ci racconta di un viaggio fotografico in quel tragico panorama contemporaneo rappresentato dalla presenza della mondezza a Napoli. Con quel tocco di ironia che permette ai napoletani di uscire vivi da situazioni senza speranza.
Viviana Soldano ci offre due novelle. Nella prima, “Camilla, il pesce”, il tema del viaggio è solo sfiorato, ma il racconto è agile e capace di offrire altri spunti di riflessione, un viaggio inteso in senso forse solo un po’ più largo. In “Quarantatrèsettebitrattinocappadue” invece il viaggio c’è ed è quello bellissimo e fantasioso di un bambino alle prese con la crescita e la conoscenza del mondo.
Nicola Abbattista in “La partenza è il mio ritorno” lega, appunto partenza e ritorno in una bella poesia, mentre tocca a Silvana Tittarelli chiudere questo numero. E lo fa nel modo in cui siamo partiti, con una poesia intitolata “El viagio e l’arte”.