Claudio Elliott
Testo tratto da “Il bambino che parlava con le formiche” (inedito).
Claudio Elliott ci ha mandato un episodio del suo libro in lavorazione, "Il bambino che parlava con le formiche". Il tema del viaggio nell'arte è visto in una prospettiva nuova e originale, durante il colloquio di un bambino muto che non parla con gli esseri umani ma solo con le formiche.
[...]
Una formica dall’aspetto imponente si materializzò alle spalle del comandante.
- Tu sei il bambino di cui si parla molto da queste parti – disse.
- E tu?
- Lo Storico.
- La formica-storico?
- Sì. Sono anche filosofo.
- Il comandante mi ha detto che il filosofo è morto.
- Certo. Adesso faccio tutt’eddue le funzioni.
Il bambino lo fissò, ed ebbe per lui un’istintiva antipatia. Aveva un che di arrogante.
- Se sei lo storico, sai tutto del passato – disse il bambino.
La formica lo fissò.
- Il passato? – chiese.
- Cos’è?
- Quello che è già successo – disse il bambino.
Gli sembrava una conversazione tra stupidi.
- Ma niente è già successo – disse lo storico-filosofo. Poi aggiunse, fissando quello strano bambino con idee così strambe:
- Tutto è nel presente. Il passato, come lo chiami tu, è un concetto che noi non abbiamo.
- Il prima, il dopo?
- Roba per voi umani. Ho letto di queste cose, sui vostri insulsi libri.
- Hai letto di persona?
La formica sembrava imbarazzata, diede un’occhiata di tralice al comandante, si schiarì la voce e sussurrò:
- Mi è stato riferito, ecco, da uno dei nostri Lettori.
Il bambino ebbe l’impressione che fosse una bugia. Il comandante non era mai intervenuto, ma misurava (seguito a pochi passi dalle sue guardie) le mattonelle, poi si fermava ad ascoltare frammenti di conversazione, poi ripartiva nelle sue misurazioni.
- E che altro hai letto? Voglio dire, cosa ti hanno riferito?
- Dei viaggi – disse la formica.
- Viaggi?
- Quelli nei libri.
- Nei libri?
- Hai difficoltà di vocabolario?
- Parli di viaggi nei libri, e non capisco.
- Me ne ha parlato il Geografo – disse la formica, a voce bassa, dal che il bambino dedusse (e ne era certo) che non voleva farsi sentire dal comandante. Uno storico che dice bugie era una vera novità, per lui.
- Sei stato in un mio libro di geografia? – chiese il bambino, sussurrando.
Il comandante percepì qualcosa perché si avvicinò di corsa, seguito dai suoi sgherri.
- Qui si sussurra – disse.
- Mal di gola – disse la formica-storico.
- Bene. So che sei degno di fede, come tutti gli Storici.
- Grazie, mio comandante.
- Ma il fatto è che sei anche filosofo.
Il bambino non intervenne. Vide che il comandante si allontanava e riprendeva le misurazioni.
- Mi è stato detto (e qui fece una specie di occhiolino al bambino) che si può viaggiare nei tuoi libri. Anzi, nel tuo atlante. E in un altro libro, pieno di quadri.
Il bambino ci pensò su.
- Non ho libri pieni di quadri.
- Sì che ce l’hai – disse la formica.
Un’occhiata lo rassicurò sulla distanza del comandante.
- Ci sono stato dentro. Con l’Artista.
- La formica-artista?
- Lei.
- Una femmina?- Dice.
- Noi non siamo ben determinati come voi, da questo punto di vista.
- Strano – osservò il bambino.
- Questo è da vedere – disse la formica.
- Il concetto di strano, voglio dire.
Qualche attimo di silenzio. Il comandante aveva un’espressione preoccupata, si guardava attorno come cercando qualcosa, ogni tanto lanciava un’occhiata ai due, poi si concentrava sul suo lavoro.
- Deve scatenare una guerra – disse la formica-storico.
- Una guerra?
- Schiererà tutte le truppe, quando il tuo orologio segnerà le nove di domani mattina. Sta predisponendo una trappola contro i Nemici. Sarà una guerra lunga e cruenta, e lui vincerà.
- Come fai a saperlo?
- Sono uno storico, e quindi so il presente e il futuro.
- Ma non il passato – osservò il bambino.
- Oh, con questa sciocchezza del passato. Ciò che è stato è stato, ma non è passato. È una frazione del presente.
- Troppo complicato – ammise il bambino.
- Il tuo libro di quadri – disse la formica.
- Non ho libri di quadri.
- Sì. Nel ripiano più alto della libreria, nel salotto, scaffale centrale.
Il bambino si concentrò. Lui lì sopra non ci poteva arrivare. Erano i libri dei genitori, quelli. Ricordava che un giorno la mamma gliene aveva mostrato uno, e gli aveva descritto quello che era rappresentato.
- I libri d’arte – disse.
- Sì, ma non ci capisco un granché. Tutti dipinti di Madonne e Santi e cose del genere.
- Non li capisci perché non ci sei stato dentro – disse la formica.
- Dentro cosa?
- Dentro i quadri. È un viaggio, quello che si fa. Non è uno sguardo superficiale quello che si dà. Non si guarda, si attraversa.
- Questa è filosofia? – chiese il bambino, che non ci stava capendo molto.
- Tutto è filosofia – disse la formica ergendosi impettito.
Nel frattempo il comandante sembrava più soddisfatto: era su un vaso di gerani, e osservava dall’alto quello che sarebbe stato il campo di battaglia. I suoi scherani erano sul vaso attiguo, e gli indicavano una strettoia.
- Da lì – disse la formica-storico – usciranno le truppe scelte, a sorpresa. Il comandante è un genio. I Nemici saranno colti da quest’attacco laterale, avranno uno sbandamento, e ci sarà lo sterminio.
- Ma se tu lo sai già come finirà, perché non glielo dici?
- La storia va scritta. Lui la sta scrivendo. Sa come finirà, e lo sa anche il comandante dei Nemici, ma lo devono fare. È una necessità.
- La storia è una necessità?
- Anche la guerra.
Il bambino non sapeva cosa dire, erano concetti troppo grandi per lui. Voleva approfondire l’idea del viaggio nei libri d’arte.
La formica gli disse:
- Ne sto facendo, di viaggi, nei quadri di quel libro. Mi diverte, ma lo devo fare di nascosto. Non è un mio compito. Solo l’Artista è autorizzata. Ma l’ho distratta. Non è stata una gran fatica. Gli artisti sono spesso distratti.
- E cosa hai visto, nel libro?
- Nel libro, niente. Ma nei quadri tanto.
Il bambino stentava a capire la differenza, ma scacciò l’idea prima che l’altro la carpisse. Lo storico scosse la testa.
- Io sono una piccola formica, come ci chiamate voi uomini. E piccola come sono ho attraversato i sentieri appena accennati da alcuni pittori. Hai visto la strettoia tra i vasi di gerani? Ecco, è la stessa cosa. Mi ci introduco, in quegli sbuffi di pennellata, ed entro nella mente del pittore. Tu osservi ciò che vedi: il viso di una madonna, la posizione delle mani, forse le nuvole in cielo. Io osservo ciò che non vedo. Ecco la differenza.
Il bambino non parlò. Cercava di capire ma sapeva di essere molto lontano da quella profondità. Cercò di non sembrare troppo stupido e disse:
- Viaggi tra le pennellate?
La formica-storico lo guardò. Quel ragazzino era intelligente, in fondo.
- Certo. La vera arte è nell’intenzione, non nel risultato.
- Non ho capito.
- Lo so. È una cosa che capiscono solo i grandi. E io ho sviluppato questa idea durante notti insonni, facendomi ancora più piccolo tra quelle pagine strette. Ho fatto a gomitate con Leonardo e Raffaello.
- Grandi pittori del passato – disse il bambino.
- Del presente, mio caro.[...]