Angela Pugliese

Il viaggio nella letteratura francese per ragazzi dell'estremo contemporaneo. 

      Il viaggio è metafora di vita, di movimento, di cambiamento; è una rottura rispetto alla piattezza, alla staticità ed alla banalità del quotidiano, allo spleen baudelairiano: la fissità, la noia l'angoscia possono essere interrotte attraverso lo spostamento, la scoperta di nuove immagini e colori, profumi e sapori diversi, lingue, suoni e costumi differenti. Eppure, protratte nel tempo anche queste diversità tornano ad essere abitudini, quindi per variare, è necessario trasferirsi in un altro luogo, e poi in uno nuovo ancora ed ancora. La morte stessa è un viaggio senza ritorno. Anche l'evoluzione di una persona o di un personaggio sulla scena letteraria può essere considerata un viaggio sul piano metaforico: un personaggio si modifica all'interno della storia, le vicende lo trasformano, subisce un'evoluzione o un'involuzione lungo il cammino, perché come una persona in carne ed ossa, esso ha una vita propria sulla pagina. Pur non compiendo uno spostamento fisico, dunque, la sua trasformazione o il suo cambiamento dall'inizio alla fine della narrazione o in un momento preciso della storia, è da considerarsi un viaggio interiore. Passiamo all'analisi di questo argomento in alcune opere francesi per ragazzi dell'estremo contemporaneo, attraverso una veloce carrellata di romanzi che già abbiamo incontrato nei nostri appuntamenti bimestrali, ma rivisitati nella prospettiva di questa scelta tematica. 

      Il viaggiatore in letteratura non è solo il ricco ed esotico turista in viaggio d'affari e di piacere, il curioso e fortunato ospite di lussuosi alberghi e ristoranti, il colto ed eccentrico intellettuale che si aggira tra musei e monumenti alla scoperta del glorioso passato delle arti, delle civiltà e dei popoli. Il viaggiatore è l'estraneo / straniero, è l'immigrato, è il clandestino, è il povero alla ricerca di una vita migliore, è colui che si mette sulla strada senza un soldo, è colui che ricerca qualcosa, che ricerca se stesso, l'altro, la vita, risposte e che seppur incapace di trovarle, dà un senso profondo alla ricerca stessa. 

      Il sentimento di Vincent è protagonista di due romanzi che fanno parte della serie Le chemin de sable : J'irai te voir (P. Garnier, J'irai te voir, Paris, Pocket Jeunesse, 2000) e La neige au coeur (P. Garnier, La neige au coeur, Paris, Pocket Jeunesse, 2001). Vincent sceglie l'avventura e viaggia solo, senza denaro, unicamente per raggiungere l'oggetto del suo amore, Véronique. Nel corso di questo viaggio conoscerà l'amicizia e la generosità di uno scrittore eccentrico che gli farà scoprire la solidarietà ed il piacere di ridere.

      Il tema del viaggiatore povero, che si sposta senza un soldo è presente anche in Place au Soleil (C.Ytak, Palce au Soleil, Paris, Seuil, 2000). Luc è arrivato misteriosamente a Barcellona dove vive come un senzatetto, su una panchina di Place au soleil. Dopo la morte della giovane tedesca in fuga Rosella, tutto accusa Luc. Fugge, errando per la città straniera, nel più totale smarrimento. Cerca di ritrovare il suo “posto al sole”. Lo squilibrio mentale e la perdita di certezze sono i temi principali di questo romanzo. Il protagonista si muove in una città sconosciuta, ma questo movimento è quello che caratterizza la sua personalità e la sua interiorità alla ricerca del suo posto in un mondo “étranger”, estraneo/straniero. In questa collana, la casa editrice non figura come Seuil Jeunesse, ma soltanto come Seuil e conserva la “J” di “Jeunesse” solo sul lato dei libri, indicando in questo modo, che le opere possono essere lette da un pubblico adulto.

      Anche nei romanzi di Jean-Claude Mourlevat, il tema del viaggio ricopre un'importanza centrale. La rivière à l'envers (J.C. Mourlevat, La rivière à l'envers , Paris, Pocket Jeunesse, 2000) è un romanzo per ragazzi sul viaggio del piccolo Tomek, che per amore di una misteriosa sconosciuta, parte alla ricerca del fiume Qjar. L'acqua del fiume, che offre l'immortalità, scorre al contrario: la sorgente è nell'Oceano e risale verso la Montagna Sacra. Al di là degli avvenimenti legati al caso, l'esistenza umana segue un corso regolare e preciso, dalla nascita sino alla morte, corso che corrisponde ad un ordine universale stabilito. Anche i fiumi scorrono dalla sorgente sino alla foce. Nell'ambito artistico, tuttavia, un fiume ha il potere di rovesciare quest'ordine apparente: la sorgente diventa l'Oceano - fine naturale di tutti gli altri fiumi - e scorre verso una Montagna. Se la vita umana termina naturalmente con la morte, l'acqua di questo fiume alla foce non può che offrire il contrario: la vita eterna. Il fiume ha, d'altronde, un forte peso simbolico che si può difficilmente ignorare.

L'écoulement des eaux est à la fois celui de la Possibilité universelle, des formes, de la fertilité, de la mort et du renouvellement. Le courant peut représenter la vie et la mort. La descente vers l'Océan est le rassemblement des eaux, le retour à l'indifférenciation, comme la remontée est le retour à la Source divine, au Principe; la traversée est celle d'un obstacle qui sépare deux domaines: le monde phénoménal et l'état inconditionné, le monde des sens et l'état de non attachement. La rive opposée est l'état qui est par-delà l'être et le non-être (J.Chevalier, A.Gheerbrant, Dictionnaire des symboles , Paris, Seghers, 1974, p.331).

      Il fiume è metafora dell'esistenza umana. La sorgente rappresenta la nascita e la foce la morte, ma se si invertissero i due poli della nostra vita (la morte non è che assenza di esistenza, come prima di nascere), ci si ritroverebbe davanti ad una nascita perpetua, davanti all'immortalità. Questo è il percorso del fiume Qjar, il fiume al contrario che è co-protagonista, insieme a Tomek, del romanzo:

Et puis je suis à la recherche de la rivière Qjar [...] c'est une rivière qui coule à l'envers [...] et si on arrive à la remonter jusqu'au bout, en haut d'une montagne qui s'appelle la Montagne Sacrée, eh bien, on peut prendre de son eau et cette eau empêche de mourir ( rivière , p.55).

      Se questo fiume dell'immortalità scorre al contrario, tutto un gioco di rovesciamenti di senso possibili può aver luogo nell'immaginario che le parole creano nel corso del viaggio alla ricerca della sua acqua. Un percorso simbolico parallelo si gioca sul fiume e sul viaggio, metafora di vita e di cambiamento che si intersecano nella pagina romanzesca.

      In Hannah (J.C. Mourlevat, Hannah, Paris, Pocket, 2002), il lettore ritrova il viaggio di Tomek verso il fiume Qjar, il fiume al contrario, fatto per un'altra strada, una via che condurrà comunque Hannah verso Tomek e verso il loro amore. La balafre (J.C. Morlevat, La balafre, Paris, Pocket, 1998) è la storia di Olivier, misteriosamente attaccato da un cane con una rabbia terrificante. I genitori credono che abbia sognato, poiché la casa è disabitata da anni e non c'è nessun cane. Olivier è il solo a credere nell'esistenza di questo animale, l'unico a vedere una ragazzina giocarci. Ossessionato da questi fantasmi, vuole capire e svelare il mistero. Questo romanzo inizia proprio con un trasloco, Olivier e la sua famiglia cambiano casa, quindi qualcosa si modifica nella vita del giovane attraverso il mutamento di un luogo fisico, quello più intimo, quello in cui si abbandonano le difese dello stato cosciente e della lucidità, quello del riposo e del sonno: l'abitazione. Per l'autore la casa sembra acquisire un peso non solo in quanto riparo fisico. Essa ha un valore sul piano metaforico, come si evince dal romanzo autobiografico Je voudrais rentrer à la maison (Paris, arléa, 2002), in cui J. Mourlevat racconta la triste esperienza della vita da adolescente in un convitto.

      Anche L'enfant Océan (J.C. Mourlevat, L'enfant Océan, Paris, Pocket, 1999) narra di un viaggio: sette fratelli devono camminare verso ovest per trovare l'Oceano. Durante la notte il piccolo Yann sveglia i suoi sei fratelli e li convince a scappare di casa, perché i genitori hanno intenzione di ucciderli. In realtà i genitori parlavano di sacrificare i sette gattini. Yann probabilmente lo sa. È per vendetta che gioca sul malinteso. Vendetta verso l'atto orribile che stanno per compiere verso quegli animaletti indifesi. La grande novità che Mourlevat introduce nella narrazione, è il racconto dell'avvenimento da vari punti di vista: dall'assistente sociale al camionista che i sette fratelli incontrano mentre fanno l'autostop, dal poliziotto allertato per la loro scomparsa alla panettiera che offre loro il suo pane. L'autore varia e modifica la scrittura accordandola con il modo di essere e di esprimersi del personaggio che racconta la storia.  

      Viaggio interiore. Cambiamento nel personaggio, spesso adolescente nella letteratura per ragazzi e quindi in continuo mutamento: in Seule au monde (G. Le Touze, Seule au monde, Paris, Gallimard, 1998), la scoperta della sessualità e dell'universo affettivo provoca una crisi profonda nella personalità della giovane protagonista che scopre di provare un sentimento morboso verso il compagno della propria madre. In La beauté Louise (P. Delperdange, La beauté Louise, Paris, Pocket, 2001), l'amore familiare si sostituisce a quello per l'altro sesso ed il giovane protagonista si muove alla ricerca dell'amore giovanile di suo nonno, per ridare a quest'ultimo il gusto e l'entusiasmo di vivere.  

      All'interno di questo ramo, si incontra tutta una serie di romanzi che toccano problematiche sociali, che segnano la quotidianità del lettore. Il razzismo è una questione fondamentale. In una società multiculturale, i temi dell'integrazione, del rispetto e della curiosità verso la cultura dell'altro, il senso di arricchimento nell'incontro con la diversità passano attraverso l'oggetto artistico. Non viaggia, infatti, solo il ricco imprenditore, ma anche il povero, l'uomo disperato che abbandona il proprio paese per cercare una situazione di vita e di lavoro decorosa, un'esistenza dignitosa: di qui partono le tante riflessioni sull'immigrazione e  sull'emigrazione.

      Moi, Félix, 10 ans, sans-papiers (M. Cantin, Moi, Félix, 10 ans, sans-papiers, Toulouse, Milan, 2000) descrive le difficoltà che incontra Félix per integrarsi in una società che non sente sua. Anche se la Costa d'Avorio dovesse mancargli, non vuole tornare a lavorare nei campi di cacao, non porterà più pesanti sacchi di caffè. Dopo la violenza che deve subire, sarà una ragazzina a rappresentare e ad incarnare la solidarietà, la salvezza, l'uguaglianza e l'amicizia tra i popoli. L'incipit del romanzo si apre sull'oscurità ed i rumori assordanti dei motori nella stiva della nave in cui Félix viaggia come clandestino. La mancanza di luce evoca un senso di paura e di oppressione. La presenza della madre del giovane clandestino è, tuttavia, rassicurante e riporta a quella relazione di necessità tra adulto e bambino dalla quale è difficile prescindere in letteratura come nella vita. L'adulto in questo caso rappresenta il senso di protezione, di riparo.

      Lo stesso soggetto compare in Les larmes de Djamila (M. Séassau, Les larmes de Djamila, Paris, Pocket Jeunesse, 2000). In questo romanzo autodiegetico, Djamila è la migliore amica della protagonista. Le due ragazze sognano di andare nel paese di origine di Djamila. Quest'ultima, tuttavia, è selvaggiamente picchiata a causa del colore della pelle. È una storia d'amicizia che vuole vincere il razzismo. Per la voce narrante (la ragazzina bianca) l'amica di colore Djamila diventa il simbolo del viaggio: lei è l'altrove, è il sogno di fuggire dalla realtà di brutalità e volgarità del  quotidiano che incarna il patrigno.

      Il viaggio è dunque fuga? È un modo per liberarsi dalle responsabilità a cui ci lega la quotidianità? È, di certo, l'inizio di un cammino con tante incognite. Affrontare l'ignoto spaventa. La mancanza di sapere è ostile all'uomo come tutte le assenze. Quel che non conosciamo ci fa paura e superare il timore richiede, come sempre, un atto di coraggio. Conoscere aspetti nuovi, muoversi, superare la fissità e la staticità significa venire in contatto con realtà differenti che possono farci mettere in discussione, che richiedono il cambiamento di opinioni, di modi di vedere e vivere l'esistenza. Conoscere vuol dire interrogarsi. Interrogarsi non vuol sempre dire modificarsi, ma essere in qualsiasi momento pronti a ritoccare qualcosa del nostro punto di vista che deve aprirsi all'alterità, alla diversità come fonte di dialogo e di costante arricchimento personale, culturale e sociale. Essere disponibili al cambiamento vuol dire crescere, significa una maturazione permanente. Anche la scrittura è un viaggio, così come la lettura: spostamento all'interno di altre vite e di altre storie, entrambe ci donano la possibilità di condurre molte esistenze, di interrogarci, di riflettere, di viaggiare con la mente e con l'anima e infondo, di modificarci e di evolvere.

 

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