Viviana Soldano
Quarantatrèsettebitrattinocappadue.
O Dio vieni a salvarmi…
Certo, ha un bel po’ da salvarmi questo Dio. Ero nel bel mezzo di un sogno megagalattico, stavo nella mia navicella supersonica per combattere contro i nemici dell’universo e mi sento chiamare “Elia… Elia…”. Mi chiamo Elia Saul, la mamma mi ha spiegato che si tratta di due nomi biblici molto importanti, ma quando le ho chiesto chi è “Biblici” mi ha risposto che lo saprò quando diventerò grande.
Che sciocchine queste mamme… non si è nemmeno accorta che SONO già grande, l’anno prossimo andrò persino a scuola, l’ha detto anche la maestra dell’asilo che “i grandi sono quelli che l’anno prossimo andranno a scuola”!
Insomma mi ha svegliato perché dovevamo andare in chiesa, perché è il primo venerdì del mese e bisogna dire il rosario. Il rosario, lo spiego per i bimbi piccoli, è una collanina fatta di tante palline rosse che profumano di rosa, per questo si chiama rosario, tutti ce l’hanno in mano e fanno a gara a chi arriva prima a dire le preghiere.
È un mistero: chissà perché quelle nuvole, il tappeto morbido sotto i miei piedi di quel pianeta strano su cui ero atterrato, quel caldo che mi stancava e una luce lucida e luminosa, così chiara che ho indossato i miei occhiali protettivi a lenti rosse che impediscono al sole di distruggere la vista.
Ho camminato in una polvere brillante che non mi faceva vedere bene e lì in mezzo scorgevo dei raggi di luce come quelli del quadro lassù, dove ora sta seduto Gesù con tutti gli angeli, ma gli abitanti di quel pianeta non avevano gli abiti morbidi e i sorrisi dolci come quelli della mamma quando mi sveglia…
GESÙ LAMPADA CHE ILLUMINA I MIEI PASSI…
So già leggere: c’è una specie di quadro appeso alla parete, lo ha fatto suor Céline, la suora africana che viene dal Senegal, ha usato una stoffa del sacco e sopra ci ha attaccato tutte le letterine colorate, sotto c’è una lampada da cui esce una fiammella. Che strano… quella fiammella esplode improvvisamente nella mia testa, diventa grande, grandissima, gigante, come quella che usciva dal fondo di una macchina gialla con gli sportelli ed il portabagagli aperti che gli servivano per volare. È atterrata e da lì sono scesi gli abitanti del pianeta. A quel punto ho sentito una grande puzza come quella… adesso riderete, di una cacca gigante! Veniva dalla navicella gialla che ora non aveva più il fuoco acceso, ma aveva sciolto tutta la parte di sotto e per terra si era sparsa una macchia gialla e appiccicosa (oltre che puzzolente AH! AH!) e si camminava come se qualcuno avesse sparso della colla per terra.
Aiuto, quei mostriciattoli con cinque occhi e senza naso stanno venendo verso di me! Ho paura, una gran paura. E se sono cattivi? E se volessero farmi del male? Mi agito, sudo e mi guardo attorno. La mamma mi ricambia lo sguardo con le sopracciglia aggrottate che significa “stai calmo e fermo siamo in chiesa”, la gente mi osserva e mi sorride…, ma che sorrisi, qui stanno cercando di farmi fuori! Se solo avessi qualcuno a cui chiedere aiuto…
Idea! Per caso infilo le mani nelle tasche e che ci trovo? I miei amici Power Ranger, uno giallo e uno rosso, li prendo per mano e… PAZZESCO! Diventano i miei soldati protettori in carne ed ossa.
Ora siamo in tre e due di noi hanno i superpoteri, possiamo andare incontro a quei cosi strani e rotondi con la faccia piena di sguardi.
Si avvicinano, noi sorridiamo, ma loro non hanno la bocca e non possiamo sapere se sono arrabbiati… Scopriamo che parlano con una strana trombetta che viene fuori dall’ombelico. Mi sembra una buona idea, così, quando devono mangiare, la bocca è a portata di mano e il cibo va direttamente nella pancia. Hanno un guasto alla navicella, loro la chiamano “barchicella”, proprio come mio cugino piccolo, e ci chiedono di aiutarli ad aggiustarla.
Abbiamo salato… ehm, salito… la mamma dice che quando andrò a scuola imparerò la “ranmatica” , è una specie di robot a forma di rana che ti spiega come si fa a parlare meglio,… penso.
Dunque, dopo aver fatto le scale siamo entrati nell’astronave. Mi sono seduto ai comandi, non erano complicati, era come giocare al computer, ma c’era il guasto della parte sciolta e non si potevano ritirare le ruote e… lo sanno tutti che per volare non ci vogliono le ruote. Il mio amico dalla tuta gialla è sceso per valutare il danno: “tutto a posto” ci dice “è solo un po’ di vernice sciolta”. Il Ranger rosso prende la sua pistola aspira-tutto e comincia a ripulire per terra ( ma forse qui si dirà “per pianeta?). Oh, no!
Proprio tanto sapiente il mio amico non è stato, non si è accorto che in tutto quel giallo c’era anche la tuta gialla del terzo compagno di viaggio e così lo ha risucchiato con la pistola! Appena se n’è accorto ha schiacciato un pulsante che sputa fuori tutto daccapo e così ci abbiamo messo un bel po’ per risistemare tutto. Strano, pensavo che i Power Ranger non facessero cose stupide e invece si è comportato come un bambino qualsiasi e per quella dimenticanza poteva scoppiare un puti… un puti… sì, un putiferio, così dice la maestra Margherita.
Insomma alla fine abbiamo sistemato tutto e gli extraterrestri con cinque occhi ci hanno ringraziato strisciando la loro pancia sulla nostra, forse volevano darci un bacino?
Questo viaggio non è ancora finito. Ora comincia la parte più bella perché, dovete sapere, che io sono un bambino molto curioso, infatti la mamma, quando mi scopre che sto combinando una delle mie, mi chiama “Cirillo curiosone”. Questa volta è stato un caso, perché, guardando la visiera del casco rosso del mio amico, mi sono accorto che aveva gli occhi a mandorla, proprio come Teo, il mio amico cinese che viene all’asilo con me. Allora lui ha capito di essere stato scoperto e si è tolto il casco e lì ci siamo fatti una bella risata. Anche Luisa ha tolto il casco giallo, avrei dovuto capirlo che era lei, perché anche all’asilo quando scoppia un putiferio è sempre lei che si trova in pericolo e tocca sempre a me salvarla.
Così ci siamo presi per mano e siamo risaliti sulla nostra navicella, la 43H7B-K2, ora non eravamo più supereroi, ma solo superamici!
I BIMBI VOLANO, SOGNANO, VIVONO, E AL CENTRO DELLA LORO MENTE C’È SEMPRE UN GRANDE VIAGGIO, DA COMPIERE MAI DA SOLI, MA ALLA SCOPERTA DEGLI AFFETTI. GUARDATEVI INTORNO, FORSE UN BIMBO, UN GIORNO, POTREBBE PRENDERVI PER MANO E FAR VIAGGIARE ANCHE VOI, SE SOLO SAPRETE SOGNARE…