Antonio Turi

Editoriale

Essenzialmente per responsabilità mia, per la prima volta Apertamente appare in ritardo rispetto ai tempi previsti ed alla puntualità che l’ha sempre contraddistinta. Eppure il tema di questo numero, “Il volo e l’arte”, è di quelli che personalmente mi affascinano particolarmente. Proprio per l’ambiguità che contraddistingue questo titolo, che chi è a conoscenza dei titoli di francesista di Angela Pugliese, infaticabile animatrice della nostra testata, non faticherà a cogliere in tutta la sua ambiguità.
Arte come possibilità di volare alto, dunque, ma anche, nell’accezione francese della parola “vol”, come furto. Un furto che dovrebbe creare un cortocircuito proprio fra il desiderio di spiccare il volo verso nuovi territori e il rimasticamento di cose già viste, dette e fatte proprio in quella cosa che apparentemente con l’originalità ha poco a che fare.
Apparentemente. Perché forse solo la pittura è in grado di fornirci in maniera così precisa la misura in cui l’originalità di un artista trova fondamento nel furto perpetrato in modo sistematico nel periodo di formazione.
Cosa è un grande pittore se non un artista che, passato il momento della formazione (quello in cui si copia a ripetizione, si parte dal copiato per fare qualcosa che risente della copia ma in modo troppo marcato per essere anche originale) trova la sintesi fra sé stesso e lo scopiazzamento effettuato? E che cosa un pittore mediocre se non qualcuno nel cui segno sempre riusciamo a cogliere la voce di altri?
Questi passaggi sono comuni, anche se meno evidenti, a tutte la arti. Tanto che fu proprio Nietsche a teorizzare la legittimità del furto nella creazione artistica. Da parte nostra ci limitiamo a dire che se una sentenza definitiva non è possibile emetterla, possiamo però affidarci al termometro della nostra sensibilità. Niente meglio della nostra sensibilità può rivelarci che cosa è furto e che cosa originalità.
Per parlarci del tema di questo numero 17, Davide Mezzina sceglie di offrirci un estratto di un romanzo mai pubblicato e intitolato “Volere volare”, il racconto del tentativo di sottrarsi alla quotidianità per imparare l’arte di vivere volando.
Proprio nel senso delineato nella prima parte dell’editoriale si muove Palma Laera quando, con “Il volo dell’uccello di fuoco” e restando a metà strada fra i possibili significati della parola, ci racconta la nascita della celebre opera di Stravinskij.
Anche Angela Pugliese sceglie di restare a metà strada fra i due diversi significati della parola volo e in “Il volo e l’introduzione degli uccelli nella letteratura francese per ragazzi dell’estremo contemporaneo” scrive una nuova tappa del percorso che, a questo punto pensiamo non possa esimersi dall’essere finalizzato in un interessante volume monografico.
Conclude la parte saggistica Felicia Ferrigni, che recensisce “Poesie a Guantamano”, un volume in cui, purtroppo, temiamo che il termine “volo”, alla francese, possa essere riferito al modo in cui troppi “ospiti” della prigione statunitense sono stati “prelevati”.
Molto ricco il contributo degli narratori e dei poeti per questo numero 17. Comincia Patrizia Palma, che in Flight che ne “Il volo dell’uccello di fuoco” ci offre un dialogo immaginario ma di forte presa.
Viviana Soldano, in “Pensiero errante di un uomo volante” tenta un interessante esperimento, utilizzando i colori per differenziare anche le voci narranti. Un territorio nuovo tutto da scoprire.
Rossella Soldano ne “Il pensiero decide il gesto” decide di privilegiare il racconto del volo nel senso di volteggiare nell’aria. E insegue i pensieri di chi ha la fortuna di possedere un simile dono. Poi in “Icaro a tutti i costi” cala l’esperienza del celebre personaggio mitologico nei panni un eterno adolescente, tipici della nostra epoca.
Mariarosaria Salani, che inaugura con questo numero la collaborazione alla nostra testata, sotto il titolo “Pensieri in volo” raccoglie alcune sue liriche capaci di fornirci le chiavi di accesso alla sua poetica.
“Da quassù” si intitola la lirica inviataci da Nicola Abbattista, una lirica che, lo suggerisce il titolo stesso, è il mondo raccontato da “lassù”.
Chiude il numero 17 di Apertamente Silvana Tittarelli, che con “Il volo e l’arte” e “El volo, l’arte e ‘na foja” segna una nuova tappa nel suo percorso di scavo nell’uso colto del dialetto nella poesia.

 

 

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