Angela Pugliese

Il volo e l'introduzione degli uccelli nella letteratura francese per ragazzi dell'estremo contemporaneo. 

      Una delle sfide più grandi dell'essere umano è da sempre quella di volare, attraversare l'aria, elemento non propriamente naturale per gli uomini, vagare tra le nubi e nel cielo: il viaggio aereo ci affascina e ci spaventa, binomio inscindibile per quel che è ancora misterioso. In questo modo nascono leggende meravigliose sui velivoli dispersi e mai più ritrovati. Tra i sogni infantili più comuni e ricorrenti c'è proprio quello di volare e, purtroppo, anche quello di cadere, con sobbalzi veri e propri sui giacigli che finiscono per risvegliarci. Risulta innegabile che la dimensione del  volo ci affascini. Ci illude dell'approssimarci ad altre realtà: quella del cielo, dello spazio o quella metafisica, avvicinandoci agli angeli.

      Nella letteratura – e non solo in quella per ragazzi - il volo è presente ed è sovente legato alle rappresentazioni animali, all'introduzione degli uccelli più svariati sulla pagina romanzesca che restano animali o acquistano un peso metaforico. Pensiamo in poesia all’Albatros baudelairiano. Il poeta si identifica con l’uccello maestoso tra le nubi e goffo e ridicolo in terra.

      Seguirà in questo scritto un estratto aggiornato ed arricchito del mio intervento sulla rappresentazione degli animali nella letteratura per ragazzi francese dell'estremo contemporaneo riorganizzato, tuttavia, solo sull'analisi del tema proposto e sulla rappresentazione dei volatili strettamente connessa al volo. Si citeranno, inoltre, anche opere che non appartengono al patrimonio dell’estremo contemporaneo dal punto di vista temporale.

      In La rivière à l'envers (J. C. Mourlevat, La rivière à l'envers, Paris, Pocket Jeunesse, 2000) l'animale non è più soltanto metafora dell'uomo, diventa umano o piuttosto, in questo romanzo, è l'uomo a diventare animale:

il a dit que cette perruche était en réalité une princesse qui avait vécu il y a plus de mille ans et qu'un sortilège l'avait transformée en oiseau (Rivière, pp. 92-94).

      L'identificazione è completa. L'uccello è umano e ha diritto a tutto l'affetto e alle cure che si offrono ad una principessa.

Je l'ai réchauffée, caressée [...] Je ne veux pas que cet oiseau meure. Je ne veux pas! Un jour un conteur [...] a parlé de la rivière Qjar [...] dont l'eau empêche de mourir. Il a expliqué que cette rivière était peut-être inaccessible [...] il a dit exactement ce qu'il fallait pour me convaincre de partir (Rivière, p.94).

      Il processo di identificazione uomo / animale è spesso presente nella letteratura ed anche nella prosa dell'estremo contemporaneo rivolta all'adulto (possiamo constatare una convergenza nel modo di rappresentare l'animale nei romanzi per ragazzi ed in quelli per adulti. A questo proposito, si sottolinea che, come una cagnetta è protagonista del romanzo di B. Clavel, La chienne tempête, un topo lo è in un romanzo per adulti di Ph. Delerm: Mister Mouse ou la métaphysique du terrier, Paris, Gallimard, 1999). In Les particules élémentaires, romanzo per un lettore adulto, l'uccello rappresenta il bambino:

Il avait ressenti la nécessité d'une compagnie [...] son choix s'était porté sur un canari blanc, un animal craintif [...] Michel récupéra le petit animal qui tremblait de froid et de peur [...] Cependant, ce soir-là, il fut accueilli par le silence [...] L'oiseau était mort. Son petit corps blanc, déjà froid, gisait de côté sur la litière de gravillons [...] Après une hésitation il déposa le cadavre de l'oiseau dans un sac plastique qu'il lesta d'une bouteille de bière, et jeta le tout dans le vide-ordures (M. Houellebecq, Les particules élémentaires, Paris, Flammarion, 1998, pp. 15-16).

      Il biancore dell'uccello evoca il colore dell'innocenza infantile. L'uso dell'aggettivo “craintif”, inoltre, rappresenta la debolezza di un essere indifeso che, come il bambino, ha bisogno della protezione di un adulto. Questa sensazione è sottolineata dall'espressione “tremare di freddo e di paura”. L'uccello suggerisce l'immagine di un orfanello che si è smarrito nella strada celeste del suo immaginario e che l'adulto deve “récupérer”, riconducendolo nella dimensione terrena. Le parole del bambino che sono “une compagnie” divengono il canto di un uccello sulla scena romanzesca, un canto che lascia spazio al silenzio, assenza di parole e di note, alla morte dell'animaletto.

      L'immagine del “petit corps blanc” che “gisait [...] sur la litière” evoca quella di un bambino addormentato sul suo letto. L'animale rappresenta il bambino e la voce narrante lo suggerisce attraverso due domande:

Que faire d'autre? Dire une messe? (Les particules, p.16).

      Il rito funebre dell'uccello è associato a quello degli uomini.

      Se l'associazione animale / bambino produce talvolta un giudizio negativo sul bambino, sottolineandone la predominanza dell'istinto, “les raisons de la pulsion” (L.Kreyder, Laitue et violettes: le jardin et l'enfant, de la comtesse de Ségur à Zola, in La letteratura e i giardini. Atti del Convegno internazionale di studi di Verona – Garda, 2-5 ottobre 1985, Firenze, Olschki, 1985, p.377), bisogna sottolineare che questa identificazione è spesso presente nella storia della letteratura francese.

      In L'Assommoir, in particolare, E. Zola stabilisce una corrispondenza tra l'uccello ed il bambino:

D'ailleurs, dans la maison, il y avait un pullulement extraordinaire de mioches, des volées d'enfants qui dégringolaient les quatre escaliers à toutes les heures du jour, et s'abattaient sur le pavé comme des bandes de moineaux criards et pillards (E. Zola, L'Assommoir, Paris, Gallimard, 1978, p.189).

      L'uccello, che diventa l'incarnazione della delicatezza infantile nella leggerezza delle sue ali e dei suoi voli, è prigioniero della gabbia dell'adulto nel romanzo, come il bambino vittima nei romanzi del XIX secolo di G. Flaubert, V. Hugo, E. Zola (M. Bethlenfalvay, Les visages de l'enfant dans la littérature française du XIXe siècle, Genève, Droz, 1979, p.57).

      In L'Assommoir (E. Zola, L'Asssommoir, Paris, Gallimard, 1978), la “rue de la Goutte d'Or” diventa il simbolo dell'infanzia infelice, la via in cui “chaque mois des filles s'envolaient comme des serins dont on laisserait les cages ouvertes” (Assommoir, p.437). Ancora una volta le ragazzine diventano dei canarini, pronte a spiccare il volo pur di mettersi in salvo, al riparo dalla miseria e dalla condizione di deprivazione fisica e morale di questa strada dell'orrore. Gervaise descrive la corruzione degli abitanti, “des gens couchés comme des bêtes, en tas, pères, mères, enfants, se roulant dans leur ordure” (Assommoir, p.330) e cita l'esempio di un orologiaio che ha una relazione sessuale con la propria figlia (Assommoir, p.330). Un elemento fondamentale nel romanzo di Zola è che la voce narrante non parli di uomini e di donne, ma di padri e di madri. La presenza degli adulti in questa strada, allora, è sempre in relazione con i bambini. I romanzi di E. Zola hanno un peso determinante nella “écriture de jeunesse”. M.A. Murail, autrice contemporanea di opere per ragazzi, ha scritto, tra i suoi romanzi, la serie Les Émiliens, in cui Émilien, il nome del protagonista, ricorda il nome del caposcuola del naturalismo francese. Inoltre, tra i suoi testi, Au bonheur des larmes richiama il titolo del celebre romanzo dei Rougon-Macquart, Au bonheur des Dames, come il riferimento all'incidente durante la visita di un cantiere in Nos amours ne vont pas si mal, riporta all'incidente di Coupeau in L'Assommoir, che ne condizionerà l'esistenza. In quest'ultimo libro, inoltre, M.A. Murail stabilisce una relazione tra i comportamenti ed il patrimonio genetico: “Vous dessinez aussi? Me dit-il. C'est dans les gènes...” (M.A. Murail, Nos amours ne vont pas si mal, Paris, L'école des loisirs, 1993, p. 84).

      Il tema del volo è presente nella seconda parte dell’incipit di Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry, elemento che richiama fortemente la biografia dell’autore-pilota d’aereo. 

J’ai donc dû choisir un autre métier et j’ai appris à piloter des avions. J’ai volé un peu partout dans le monde. Et la géographie, c’est exact, m’a beaucoup servi. Je savais reconnaître, du premier coup d’oeil, la Chine de l’Arizona. C’est très utile, si l’on s’est égaré pendant la nuit. J’ai ainsi eu, au cours de ma vie, des tas de contacts avec des tas de gens sérieux (Antoine de Saint-Exupéry , Le Petit Prince, Paris, Gallimard Jeunesse, 2007).

      L'immagine dell'uccello evoca l'idea del volo che è spesso presente nelle letture per bambini: la si ritrova già nel 1949, per esempio, in Amadou le bouquillon. Il volo esprime la ricerca della leggerezza che è evidente nella relazione tra Amadou (il capretto) e la colomba:

Que ce doit être agréable d'avoir des ailes! (Ch. Vildrac, Amadou le bouquillon, Paris, LGF, 1983, p.51).

      Queste ali evocano un senso fortissimo di libertà: la libertà di andare ovunque, là dove gli uomini non potranno imprigionare l'innocente con una “grosse ficelle” (Amadou, p.10), catturarlo ed uccederlo (A. Pugliese, Amadou le bouquillon. Le pouvoir d'évocation des mots, in Charles Vildrac: écrire pour l'enfant, Paris, Bibliothèque l'Heure Joyeuse, 2001, pp. 93-94). Questo slancio verso l’alto è evidente anche quando il capretto ottiene la libertà e si scarta dalla ragazzina “en trois sauts gracieux”. Il salto non è che slancio verso l’alto, ma limitato poiché il capretto non ha ali. Non potendo volare e raggiungere una realtà altra ove non esiste più la brutalità umana, ricade sulla terra e deve cercare di sopravvivere nella società degli uomini (Amadou le bouquillon. Le pouvoir d'évocation des mots, p.94).

      In La rivière à l'envers, si ritrova questa corrispondenza tra il volo degli uccelli ed il bisogno di libertà del protagonista:

Mais c'est à l'automne surtout, au moment où les oiseaux de passage traversaient le ciel, dans leur grand silence, que Tomek ressentait avec le plus de violence le désir de s'en aller. Les larmes lui venaient aux yeux tandis qu'il regardait les oies sauvages disparaître à grands coups d'aile à l'horizon (Rivière, p.11).

      Si stabilisce un legame tra lo sguardo di Tomek che si posa sul volo degli uccelli ed il suo desiderio di partire per scoprire il mondo: l'uso dell'aggettivo “sauvages” evoca un forte senso di libertà. Le “oies” non hanno padrone, le loro vite e le loro scelte sono solo loro. Il bambino che le guarda, nel suo immaginario, diventa come loro, le sue braccia si trasformano in ali potenti, capaci di “grands coups” che lo conducono lontano, fino a “sparire”.

      Questa libertà è un desiderio di conoscenza, di sapere quel che vi è al di là della realtà del quotidiano, ma nello stesso tempo, rappresenta la necessità della fuga: il grembiule di Tomek, infatti, è “grigio” (Rivière, p.9). Questo colore evoca la piattezza e la banalità della vita di questo ragazzino strettamente legato al suo negozio che “ne fermait jamais” (Rivière, p. 10).

     La rappresentazione dei volatili non è sempre legata al senso positivo di libertà. L'immagine dell'animale degradato è presente nel romanzo contemporaneo per ragazzi e non solo in quello francese. Nel romanzo Motu-Iti, l'isola dei gabbiani (1993), Roberto Piumini rappresenta uno stormo di gabbiani come un esercito di soldati pronto all'assalto del nemico – gli uomini dell'isola di Motu-Nui – con una violenza ed una crudeltà spaventose.

      Il volo, tuttavia, rappresenta generalmente la fuga dal quotidiano, un modo per scappare alla banalità, alle difficoltà della nostra esistenza ed anche una maniera per liberarsi dell'indigenza. In A comme voleur, Mourlevat gioca sul doppio senso del verbo “voler” in francese: volare e rubare. Arthur, l’adolescente abbandonato dai genitori, lasciato da solo in un appartamento, ruba per sopravvivere e sogna di volare:

Il faisait toujours le même rêve: le sol se dérobait sous ses pieds, imperceptiblement. Il n'avait plus de poids [...] Et le moment le plus délicieux, c'était celui où il rêvait... que ce n'était pas un rêve. Il s'élevait au-dessus de l'immeuble [...] et ce n'était pas un rêve. Il planait librement, comme des mouettes dans le ciel blanc, des larmes de bonheur lui montaient aux yeux, et ce n'était pas un rêve. L'idée lui vint de voler de l'argent (J.C. Mourlevat, A comme voleur, Paris, Pocket Jeunesse, 1998, pp. 15-16).

      La conclusione della “rivière” è affidata proprio alla principessa che, ormai, ha le sembianze di un uccellino, eterno perché ha bevuto dell'acqua del fiume Qjar:

À cet instant précis, depuis son perchoir, la petite passerine siffla son premier chant d'éternité (Rivière, p.191).

 

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