Antonio Turi
Editoriale
La storia e l'arte, è questo il tema proposto da Apertamente per il numero 18. Una domanda aperta, che perlomeno al sottoscritto suggerisce una riflessione su quella che ritiene essere il difetto principale della nostra letteratura, cioè l'incapacità di raccontare il nostro paese e la sua storia.
Certo, questa incapacità ha conosciuto delle eccezioni. Sopratutto in questi ultimi tempi sembra essere stata intaccata da una generazione di autori che a raccontare i travagli dell'Italia multirazziale ci stanno provando. Magari ricorrendo alla letteratura di genere, ma meglio non lamentarsi.
Resta però il dato di fatto: se volessimo rintracciare dei romanzi che, come accaduto in Francia, o in Inghilterra (giusto per citare i primi due paesi che mi vengono in mente), possano raccontare la storia del nostro paese, anche solo dall'unità in poi, non ne verremmo a capo.
Ci piacerebbe che su questo particolare ma non secondario problema si esprimessero i nostri collaboratori. Che intanto, per questo numero, si sono accostati al tema di novembre da altre angolazioni.
Michele Loconsole, in “L'arte e la religione: quale relazione?”, analizza storicamente quello che, secondo lui, è il percorso che ha legato l'artista alla religione. È, quella di Loconsole, una analisi condotta utilizzando gli strumenti della fede. I laici, dal canto loro, a fondamento della visione artistica, più che il sentimento religioso potrebbero essere portati a porre quello del sacro. L'intervento di Loconsole è un contributo importante al dibattito sul tema di questo numero di Apertamente.
Angela Pugliese, con la sua ricerca sull'estremo contemporaneo chiude la sezione saggistica di questo mese. Il contributo si intitola “Il ramo storia nella letteratura francese per ragazzi dell'estremo contemporaneo” e ci descrive con la consueta lucidità e chiarezza l'uso didascalico che della storia viene fatto nella letteratura per ragazzi.
Se i “saggisti” questo mese sembrano aver preso un mese di respiro, compatto e di qualità è l'apporto dei nostri autori.
In “Venezia 17..” Patrizia Palma penetra nelle paure e nelle angosce di una ragazza destinata alla clausura. Se le prime due cifre non fossero 17 si potrebbe perfino immaginare di trovarsi di fronte alla più celebre delle monache alla vigilia della sua consacrazione.
Viviana Soldano, in “In difesa di PP”, laddove le iniziali sono quelle di Ponzio Pilato. Un racconto che penetra nelle paure e nei dubbi di chi, secondo il cattolicesimo, si è trovato a rivestire un ruolo amaro ma irrinunciabile.
In “Storie” Mariarosaria Saliani si misura con temi forti ed eterni come la nascita e la morte. Insomma, con l'essenza e la base stessa della storia.
Nicola Abbatista in “Occhi chiusi dal dolore” cerca invece di raccontarci il mistero della creazione mentre Silvana Tittarelli chiude la sezione creativa con una miniatura, delicata come un haiku, intitolata come il nostro numero, “La storia e l'arte”.
Il numero 19 di apertamente ospita anche la recensione, a firma di Irene Monopoli, de “Memo che voleva essere felice”, di Angela Pugliese. Con questa recensione la nostra testata si arricchisce di una nuova firma che, ci auguriamo, potrà continuare il viaggio insieme a noi