Irene Monopoli

Recensione a "MEMO CHE VOLEVA ESSER FELICE" di Angela Pugliese (Bari, Papageno Edizioni, 2008). 

 
Irene Monopoli nasce a Bari dove si  laurea in Lettere Moderne, discutendo una tesi  su Carlo Michelstaedter  ed ottenendo il massimo dei voti e la lode. Vincitrice di concorso,  inizia la sua carriera di insegnante di Materie letterarie negli Istituti di Istruzione di Secondo Grado. Dal 1992 al 1997 insegna a Bari, Bitonto, Altamura e  Gravina. Dal 1997 al 2007 insegna e ricopre incarichi di Collaborazione con la Presidenza dell'IISS Giovinazzo. Nel 2002 diviene Direttore/Responsabile della sede staccata dellI'PSIA di Giovinazzo (incarico che ricopre fino al 2007, anno in cui chiede il trasferimento c/o l'ITC Romanazzi - in cui tuttora insegna). Dotata di curiosità intellettuale, svolge quotidianamente il suo lavoro di insegnante con indubbia passione per la materia e la letteratura.

 
Il fascino di questo racconto sta nella sua disarmante semplicità.  L'autrice  descrive il mondo  attraverso gli occhi innocenti di un uomo - bambino  che vuole semplicemente  essere felice.

Il desiderio di Memo   insegna come ogni nostro singolo   pensiero  possa  influenzare, nel rapporto con noi stessi e nel rapporto con gli altri,  e  arrivare  perfino a cambiare la qualità della nostra stessa vita. Essere consapevole  di ciò è un gran passo avanti per Memo.

Il suo è un viaggio  di formazione  durante il quale incontra  un senzatetto, un  cane randagio e una dolce ragazza.

Il cane Micerino,  la ragazza  Elena,  l'uomo-bambino Memo e l'uomo-barbone  si addomesticheranno   e  "creeranno legami".

E questo legame   li aiuterà  a migliorarsi e a "guarire" la propria  e l'altrui solitudine. 
Memo  ci porta ad una nuova visione  del significato della vita:  in una società che impone di essere  "visibili" (nel bene o nel male, non importa, purché visibili), ritornano in mente le parole di B. Brecht : una società di eroi è debole perché non permette che tutti siano piccoli protagonisti.

Memo in questa nostra realtà è invisibile,  la sua figura  è schiacciata contro le pareti delle vie, sembra che nessuna "parte" sia adatta ad un personaggio senza attrattiva, con un aspetto insignificante  e con un lieve ritardo cognitivo.

Ma Memo ha deciso , e non a caso , pochi giorni prima di Natale di essere felice... ha capito  che non può aspettare... quella natalità è l'occasione anche per lui per rinnovare un'alleanza con gli uomini.

Memo ci  invita a recuperare  il valore della solidarietà, della  semplicità  e dell'amore verso  ciò che siamo e ciò che facciamo.

 
Essere umili e gentili, mostrare gratitudine, essere paghi di una vita semplice 
e non perdere l'occasione di imparare. Questa è la più grande felicità.     

        Buddha: Discorso sulla felicità
 
 
Memo che voleva esser felice è  un libro che senza dubbio ci porterà a riflettere e a meditare.

Ideale per rilassarsi e lasciarsi andare in un mondo senza eroi, ma non per questo meno coinvolgente.

Il libro è  piacevole  da leggere; il linguaggio della scrittrice  è scorrevole ed intriso di passionalità. Dal testo emerge e trapela   la  grande missione alla quale l'autrice si è votata: ri-creare con le parole un mondo in cui  ogni bambino,  ragazzo, adulto  abbia la certezza di    riaffermare i più alti valori umani: la fratellanza e la solidarietà. 
Vorrei concludere con un pensiero tratto dallo Zibaldone di Giacomo Leopardi: 
 
Felicità non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso si sia, e fosse pur anco il più spregevole.

 
Ecco cosa ha dimostrato Memo ... che è felice.

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