Davide Mezzana
Il fenomeno" assenza" tra mondo reale e virtuale
Ognuno di noi ha un suo temperamento, un suo carattere. C'è chi è più aperto ed espansivo, chi più chiuso e pensieroso, chi è più vivace, chi è più tranquillo, chi più semplice,chi è più bizzarro, chi mostra più interesse per le cose concrete, chi tende a fantasticare,chi si emoziona facilmente e chi sa essere calmo anche nei momenti di difficoltà,chi ama essere sempre presente e chi invece preferisce o suo malgrado è assente. Definire l'assente o meglio l'assenza non è una cosa semplice che si può fare aprendo il dizionario e trovarne il generico significato di mancanza,trovarsi in un altro luogo o separazione da qualcuno o da qualcosa. Tutto ciò perché l'assenza è un fenomeno complesso che si materializza quasi per incanto non solo in mancanza di una persona o di una cosa, ma in presenza di alcune condizioni che attengono a quella che è la struttura emotiva di base dell'essere umano. Di quali siano queste condizioni ci informa un'ampia letteratura che va dall'esilio di Dante Alighieri dalla sua città a cui era affettivamente legato ,all'assenza di un legame affettivo con una donna di stampo leopardiano, al culto della memoria dei defunti foscolianamente inteso. A ciò si aggiungono significativi esempi a noi cronologicamente più vicini come il concetto pascoliano di nido o all'ungarettiano senso di morte e di distruzione come assenza di quella forza vitale che consente all'uomo di reagire ed uscire fuori anche da situazioni tragiche. Ma quale accezione assume il termine assenza nell'attuale società della comunicazione e quanto sia essa reale o virtuale? La risposta a questa domanda risulta piuttosto ardua in quanto con il progressivo aumentare degli strumenti mass-mediali vedi videofonino , internet ecc, si potrebbe pensare che il concetto di assenza sia pressoché inesistente in quanto tali strumenti consentono la comunicazione in tempo reale attraverso l'abbattimento delle tradizionali barriere spaziali inerenti alla distanza. Invece paradossalmente sembra quasi che l’assenza sia una realtà che trovi sempre nuovi spazi di natura anche virtuale e in tal senso sia una realtà più presente che in passato nonostante fino a sessanta anni fa si comunicasse solo attraverso il telefono fisso e le lettere manoscritte.
Emerge come oggi siamo orfani della nostra identità sociale e culturale e progressivamente stiamo divenendo orfani della nostra identità personale in quanto figli di una globa1izzazione la quale è riuscita a promuovere una quasi totale omologazione immaginativa, la quale dettando dei modelli circa il modo di vestirsi e di vivere non ha fatto altro che trasformarci in ombre di noi stessi per cui è diventato difficile emozionarsi davanti ad un fiore che sboccia o provare empatia nei confronti di chi soffre sia esso un parente, vicino di casa o collega di lavoro. Questo forse perché le immagini che ci rimandano i mass-media se da un lato ci informano sulle situazioni drammatiche di dolore dall'altro ci anestetizzano con immagjni di benessere diffuso e che appare facilmente raggiungibile incrementando così la soggettiva incapacità di comunicare e l'atteggiamento di chiusura nei confronti del mondo esterno. Questa nostra identità personale è ben lungi dal voler
perire non senza un grido di dolore tangibile segno di presenza dell'assenza. Di tale grido si fanno interpreti i giovani intellettuali noti e meno noti del nostro secolo attraverso i loro scritti.
Ad ogni buon conto il fenomeno "Assenza" può essere ricondotto non tanto ad un concetto di tipo spazio-temporale, ma alla incapacità di contagiare emotivamente l'animo delle persone con le quali veniamo in contatto indipendentemente dalle modalità e dai momenti. In altri termini possiamo considerarla
una disposizione di fondo all'indifferenza che si concretizza in un gelo emotivo che solo il calore di autentiche emozioni può sciogliere come neve al sole.