Antonio Turi
Editoriale
Siamo così arrivati anche al secondo appuntamento con Apertamente. E questo viaggio, cominciato sull’onda dell’entusiasmo di alcuni appassionati e studiosi, comincia a prendere sempre più forma. Il percorso emerge dalle nebbie. Non ancora la meta, ma ci sarà tempo per decidere dove stiamo andando. O, meglio, dove vogliamo andare.
Intanto presentiamo il tema di questo secondo numero: l’assenza, in tutte le sue implicazioni. Insomma, un tema da niente!
Come già accaduto nel caso del nostro primo numero, anche questa volta non abbiamo voluto costruire steccati per limitare il pensiero dei nostri collaboratori. Dato il tema, ciascuno di loro ha potuto agire e riflettere liberamente. Cercando e trovando suggestioni personali. Il risultato è qui, sotto i vostri occhi.
D’altra parte non era compito facile, quello richiesto. Provare per credere.
L’assenza. Una categoria di così ampia portata sembra fatta apposta per sollecitare la mente degli autori. Ma anche per perdercisi dentro. Per smarrirsi. Ma in fondo, smarrirsi sarà poi così negativo? E non potrebbe essere anche questo un modo per ritrovare il tema iniziale? L’assenza, appunto.
Al di là di qualsiasi calembour linguistico, certamente ogni riflessione sull’assenza parte dalla contraddizione iniziale: per pensare e riportare il pensiero, bisogna essere ben presenti. È quindi necessario saper elaborare un metalinguaggio capace di rendere del tema ma anche di superarlo nella esposizione.
E poi, l’assenza, nelle arti figurative. Come renderla nella più presente delle arti? E come riflettere su questo tema parlando di pittura. O la musica. Dove qualche tentativo è stato anche fatto. Pensiamo al celebre quartetto di John Cage, dove l’assenza di suoni dava subito luogo alla presenza del pubblico, che si scatenava e diventava esso stesso protagonista della performance.
Ma ci stiamo lasciando andare anche noi. Prendendo il posto di chi, su questo tema, è stato chiamato a riflettere.
Un bel risultato, ancora una volta, gli articoli di questo numero.
Maria Cristina Consiglio, che ci racconta dell’assenza di Shakespeare quando, a metà del 1600, comincia la sua riscoperta. Assenza perché il mutato clima socio politico costringeva a mettere in scena il bardo di Stratford tagliandone fuori proprio le caratteristiche linguistiche e contenutistiche più tipiche.
C’è poi Davide Mezzina, che propone una interessantissima riflessione su cosa significhi assenza nella società contemporanea, dominata da media la cui essenza, invece, è proprio la presenza.
Palma Laera si occupa, naturalmente, di musica. Allarga l’accezione di assenza a quella di silenzio e ci racconta come si è cercato di rendere questa condizione nella musica degli ultimi due secoli.
Angela Pugliese, infine, esplora la letteratura contemporanea francese per ragazzi alla ricerca di idee e di riflessioni legate al nostro tema.
Completano questo numero di Apertamente le poesie di Tittarelli, numerose, interessanti, e due recensioni di due libri di Angela Pugliese, “In viaggio senza te”, a cura di Maria Panza, e “La mia vita senza di te”, di Marialuisa Vallino.
Vogliamo ricordare, infine, che le riflessioni dei nostri collaboratori sono solo il primo gradino dell’opera. Che con questi interventi vogliamo solo stimolare il lettore. Chiamato a dare, se vuole, anche un suo personale contributo. Semplicemente scrivendoci.
Aspettiamo i vostri approfondimenti. O anche semplicemente le vostre idee.
A presto.
Antonio Turi