Marialuisa Vallino

Recensione a La mia vita senza te

(A. Pugliese, La mia vita senza te, Bari, Papageno, 2005).

Lo sviluppo psicologico della Personalità si afferma nelle possibilità infinite, per l’individuo, di divenire un soggetto sempre più consapevole delle proprie dinamiche interne, vale a dire sempre più capace di evolversi, di superare la sua contingenza e di autogenerarsi.
Quando nasciamo siamo totalmente identificati con quelle persone da cui dipendono i nostri bisogni più profondi e impariamo a riconoscerci solo nell’immagine che ci viene rimandata dai nostri genitori, ad attenderci più tardi dagli altri la verità su noi stessi. La scelta conformista è tranquillizzante e liberatoria, ma getta l’individuo nell’inconsapevolezza di sé, nell’autoinganno. La presenza nel mondo, in questo caso, si configura come un’assenza a se stessi.    L’assenza è il tema dominante del nuovo libro di Angela Pugliese, dove il luogo della relazione cede il passo al luogo dell’individualità incontaminata, il luogo immaginale dove ciascuno è libero di forgiare la propria realtà…


La mia vita senza te
                                 
   La mia vita senza te :

la segreta fonte d'amore

Riflettete sul fatto che tutto fluttua,
che il buono e il piacevole sono solo costruzioni del nostro spirito.
Allora scoprirete di certo un nuovo punto di vista…
(XIV Dalai Lama, ”Meditazioni sulla passione amorosa”)

       Parlare  in chiave psicologica di un lavoro letterario è un’impresa difficile  per due ragioni: la prima è che non esiste un punto di vista psicologicamente oggettivo sui suoi contenuti, la seconda è che solo in modo approssimativo ci si può accostare alla realtà interiore  o alle intenzioni di chi scrive. Le mie osservazioni  si fondano su  interpretazioni  che privilegiano aspetti simbolici  e archetipici  del racconto di Angela Pugliese, a scapito probabilmente di quelli psicobiografici.
 Il tema dominante  del racconto è l’Amore: Un amore complesso e idealizzato, violato dalla crudeltà del Reale.
Reale e immaginale si fondono sin dal principio e l’intero tessuto narrativo si sviluppa attorno al tema di una Realtà assente o distratta, solitaria e triste,  ma al tempo stesso capace di trascendersi…
La protagonista si chiama Maria,“ Maria come la prima e l’ultima delle donne”, puntualizza la scrittrice; Un’identità anonima che via via si definisce e ridefisce rispetto al collettivo, attraverso un dialogo silenzioso col dolore. L’approssimarsi della Morte è infatti l’occasione per sgusciare via dall’identificazione totale e pietrificante con le situazioni.
 La Comunione, il menarca, il matrimonio non sembrano avere quel valore iniziatico che la protagonista assegna invece alla confessione: La scelta di parlare di questa vita altra rispetto a quella esibita pubblicamente pone le premesse per il recupero a se stessa di una soggettività che rompe il circuito di dipendenza dalle regole collettive.
Non vi è rito di iniziazione se non c’è chi ne faccia diretta esperienza ovvero se manca chi la sappia registrare come tale.
Nel sorvegliatissimo linguaggio della scrittrice si coglie inevitabilmente il conflitto tra Sanctus e Sacer:  Il Sanctus si nutre della Legge e del Rito , ma spogliati degli aspetti di coscientizzazione e responsabilità…
Maria si sposa forse per non deludere la madre e la madre dà in sposa la figlia perché è giunto il tempo per questo. Ma l’essenza reale è  in un altrove da queste nozze…Ecco allora l’introduzione risolutiva di un maschile cui la scrittrice affida il compito di spezzare il circuito di solitudinePaolo è “una figura interiorizzata”, per usare le parole dell’autrice, “un uomo senza età”. E’ anche il luogo interiore della relazione…
Jung ha definito Animus la componente inconscia maschile della personalità della donna che, nella sua forma più evoluta, rappresenta l’incarnazione del senso. A questo più alto livello, che compare generalmente nella seconda metà della vita, diviene il mediatore dell’esperienza del Sacro e di conseguenza la vita acquisisce un nuovo senso. Fornisce alla donna fermezza spirituale ovvero quell’invisibile sostegno interiore che la compensa della sua fragilità esterna…
Paolo non portava i segni dell’età. L’avevo conosciuto già adulto. Sarebbe dovuto essere un anziano canuto e invece, era rimasto un ventenne. La cosa ancor più sorprendente è che anch’io quando lo incontravo, perdevo le tracce fisiche del mio declino…”
Nei miti e nelle fiabe si rintraccia assai spesso il motivo dell’eroe eternamente giovane, che allude inequivocabilmente alle risorse creative presenti nell’inconscio, un capitale di vita latente.
Solo la nascita può vincere la morte, la nascita di qualcosa di nuovo…
 Paolo, dunque, incarna una possibilità: riflette il desiderio di Maria di partecipare pienamente alla vita. Desiderare deriva dal latino de e siderare, da sidus=stella  e significa originariamente togliere lo sguardo dalle stelle, poi non vedere, infine desiderare vedere. Fare l’amore con Paolo  probabilmente ha il valore del primo vero rito d’iniziazione, perché rappresenta per Maria l’assunzione della propria capacità di desiderare : “Ho fatto l’amore con lui. Una volta sola. Poi non è più successo. Ma non dimenticherò mai quel giorno…Ha fatto tutto ciò che ho sempre voluto e che mi vergognavo di desiderare. Tutto quel che una brava moglie non può chiedere al marito se vuole continuare ad avere il suo rispetto.”
La maggior parte  dei ricordi che trovano spazio all’interno della narrazione sono al confine tra sogno e realtà …
 Si ha la sensazione che il cuore pulsante del racconto prefiguri un’impalpabile speranza verde giada, la pietra amata dalla protagonista, per i cinesi simbolo di connessione con l’Universo, per Jung  simbolo del Sé, volta alla raffigurazione di un possibile progresso all’interno della vita e paradossalmente, proprio con l’approssimarsi della fine di essa : “Sto morendo. E’ strano. Non è così che avevo immaginato la morte. Tutto va come deve andare. E’ naturale, scontato…spontaneo. E’ questo bisogno dell’anima che non tiene, che si deve abbandonare. Sono serena.”
Ormai adulta, Maria si accosta al Mare, insieme a Paolo. Da quel momento in poi la protagonista non parla più di sua madre: Marie Bonaparte afferma che la Natura, per l’adulto, è “una madre immensamente espansa, eterna, proiettata nell’infinito”; In particolare, la Bonaparte aggiunge: “il mare rappresenta uno dei maggiori e costanti simboli materni”. Amare un paesaggio solitario, quando ci stacchiamo da tutto, vuol dire compensare un’assenza dolorosa, vuol dire ricordare colei che non abbandona…Appena si ama con tutta l’anima una realtà, vuol dire che questa realtà è già essa stessa anima, vuol dire che questa realtà è un ricordo

 

Bibliografia:
Bachelard Gaston,  Psicanalisi delle acque, Red Ed.  Como,1992
Bonaparte Marie, Edgar Poe. Sa vie, son œuvre, Parigi.
Dalai Lama, OM- 365 meditazioni quotidiane del Dalai Lama, Oscar mondatori, Milano, 2004
Jung Carl Gustav, Opere Vol.6 Boringhieri,Torino.
Pugliese Angela, La mia vita senza te, Papageno ed., Bari, 2005
Von Franz Marie-Louise, Il mondo dei sogni, Tea due ed., nona ristampa,  Como, 2000.

 

                                   

 

 

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