Antonio Turi
Editoriale
Nuovo numero di Apertamente e tema questa volta di scottante atualità: arte e multiculturalità.
Di scottante attualità perchè non bisogna essere grandi lettori di giornali per sapere che i problemi dettati dal flusso migratorio che da anni ha colpito l'Italia, per la prima volta nella sua storia recente, sotto forma di arrivo di centinaia di migliaia di stranieri venuti a cercare fortuna, contribuiscono alla costruzione delle prime pagine quasi tutti i giorni.
Si spazia dalla richiesta di costruire luoghi di culto alle problematiche legate alla gestione dell'ordine pubblico. Arrivando alla recente legge che obbligherebbe i medici a denunciare i clandestini che richiedono cure.
Questo improvviso aprirsi all'esterno, un aprirsi che pure è rallentato da pesanti spinte in senso contrario, ha colto di sorpresa un paese abituato sopratutto a mandare i suoi cittadini in giro per il mondo che ad accogliere quelli degli altri.
Non è questo il luogo per analisi politiche o sociali della situazione. Però il piccolo contributo di Apertamente alla riflessione può avere dei risvolti importanti. Proprio perché si svolge all'interno di un ambito, quello culturale, dove senza ombra di dubbio la multiculturalità è stata da sempre il motore di ogni creazione artistica.
Non si può dimenticare che tutti i grandi momenti di fervore artistico si sono svolti in città sottoposte ad un pesante flusso immigratorio. Cosa che in ambito artistico si definisce con una parola molto meno pesante: cosmopolite.
Senza andare indietro nel tempo, possiamo ricordare la Parigi dell'inizio del secolo scorso, dove uno spagnolo e diversi cittadini dell'Est (Picasso, Tristan Tzara, Man Ray etc) segnavano in modo indelebile la storia dell'arte. O la New York del secondo dopoguerra, che mai sarebbe diventata quel luogo dei sogni che conosciamo senza l'arrivo di centinaia di espatriati europei in fuga dai regimi nazi-fascisti.
Sul tema della Multiculturalità dice la sua con molto acume Davide Mezzina, che ne Il concetto di identità tra differenza ed integrazione mette il famoso dito nella piaga, andando ad indagare i nodi scoperti più importanti nel campo della multiculturalità
Il tema è così scottante, che per una volta Angela Pugliese abbandona le sue ricerche nel campo della letteratura francese contemporanea e ci offre, frutto della sua esperienza, una riflessione su un altro dei luoghi in cui la multiculturalità gioca la partita dell'integrazione, quello della scuola.
In ... Ma Cenerentola aveva gli occhi a mandorla?, Carmen Tarantino riflette sul mondo delle fiabe da una angolazione che definire inedita è poco. E per questo anche assai interessante.
Molto ricco in questo numero il contributo dei narratori e dei poeti.
Viviana Soldano giustamente parte da uno degli strumenti che permette di aprirsi alla multiculturalità senza nemmeno spostarsi da casa: Internet. Nel suo La neve e la sabbia mette a confronto la cultura esquimese e quella dei popoli del deserto. Ne viene fuori un toccante ritratto di usi e costumi diversi ma complementari.
Così come toccante è Il segreto dei fiori, il racconto nel quale Rossella Soldano affronta di petto il problema degli sbarchi di immigrati, di coloro che a rischio della vita arrivano nel nostro paese a bordo della tristemente famose carrette del mare.
Nell'Evidenza, Patrizia Palma si discosta leggermente dal tema, ma con il gusto dei poeti lo sfiora nella ricostruzione delle differenze fra realtà e scrittura.
Francesca Palumbo in Con-tatto parte da un interessante gioco di parole per ricordare le cose importanti che possono derivarci dall'apertura alla multiculturalità.
Infine se Silvana Tittarelli in Arte e multiculturalità riesce con successo a darci una versione poetica positiva del senso di queste due parole, Mariarosaria Saliani chiude con una apertura nel campo dell'utopia. E in Sogna un mondo libero e giusto prova a farci un definitivo, importante augurio.