Francesca Palumbo

 

Con-tatto

 

Immagini di Giacomo Pepe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aria di velluto e odore di pepe

Spunti dal nulla alle mie spalle

Più scura dell’anima di un boia.

 

Un singulto.

 

E con unghie di vetro mi graffi il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

Che ne sai tu vazah?*

Delle risaie umide e appiccicose

Dell’uragano che non perdona

E del fango, e del sole che acceca

Dei bambini che non sanno

Né il padre né il tempo

Delle lancette ferme della mente

E dell’età che fugge avanti

E si inchioda

Nel ricordo dilatato di un attimo.

 

L’orizzonte è sempre lo stesso

E il sole tramonta

Sempre dietro quella mangrovia.

Da tempo tengo appesi ad un ramo

I progetti che non ho

E l’imbarazzo del tuo sorriso

Non toglie né aggiunge

Al candore della mia indifferenza.

Che ne sai tu vazah?

 

 

 

* vazah in malgascio significa

  Uomo bianco ricco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Colgate e fluoro

e filo interdentale.

Il bicarbonato fa miracoli.

Ma

il tuo sorriso

è più bianco del mio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tenta il tuo cuore di cioccolata

un tuffo nel silenzio assordante del mio

e poi all’improvviso la tua risata

come biglia di vetro lanciata sul marmo

dalla porta spalancata dei tuoi denti larghi

mi solletica i pensieri.

 

Mi guardi

che nel tuo nero di foresta sembri ancora più magra.

 

Il mio  sguardo ti solca le rughe.

Il tuo mi accappona la pelle.

 

 

 

Vorrei attraversare

la tua piccola schiena nuda

in punta di alluci

con la leggerezza

della ballerina di plastica di un carillon.

 

Vorrei tirarti

pizzichini dispettosi

sulle braccia d’ebano

e giocare con te

a rincorrere la tua palla di pezza.

 

Vorrei toccarti

l’ombellico e le orecchie

solleticarti le piante dei piedi

farti le  boccacce

e ridere con te a crepapelle

 

Vorrei toglierti la sabbia

e la polvere dai capelli

e ripararti dal sole

quando è troppo forte

e aggredisce la tua pelle di bimbo

 

Vorrei.

 

 

Immagini di Giacomo Pepe e testi di Francesca Palumbo

 

 

 

 

 

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