Angela Pugliese

La multiculturalità a scuola. 

     Solo l'uomo può ridare vita all'uomo. Solo il più forte può tendere la mano al più debole. L'uomo non vive nella giungla: non può vigere la legge del più forte. Il più forte – economicamente, psicologicamente, culturalmente, cognitivamente - non può schiacciare il più debole, ma ha il dovere di tendergli la mano per aiutarlo a sollevarsi. Il più debole non può soccombere senza aiuti. La solidarietà dovrebbe essere un dovere sociale, un atto di civiltà. Se un marciapiede rappresenta una barriera architettonica per un disabile, il problema di quel marciapiede non è solo del disabile o della sua famiglia, ma è di tutti i cittadini. Perché quel marciapiede è proprietà di tutti e come tale ci rende tutti responsabili ed incivili se non rimediamo e non protestiamo. Così come quel marciapiede, anche il mondo è di tutti. L'uomo è dell'uomo. Le miserie di uno sono quelle dell'altro ed in questo senso dovremmo fare ogni giorno del nostro meglio, anche un piccolissimo passo verso i nostri simili. Si parla tanto di multiculturalità, di interculturalità. La multiculturalità non dovrebbe essere solo intesa come coesistenza nello stesso paese di diverse culture, ma soprattutto come educazione al dialogo ed all’integrazione. Gli uomini sono quotidianamente sottoposti a messaggi di violenza e di aggressività diffusi dai media. Molti ragazzi finiscono per abbracciare l'idea che “se non la pensi come me”, se non siamo uguali, non esiste incontro possibile, ma solo scontro e guerra fisica o verbale. La diversità, invece, dovrebbe essere intesa come una fonte di arricchimento e di scambio. I ragazzi dovrebbero essere educati alla solidarietà verso il più povero, verso  il più debole, ma subentra lo stereotipo, il pregiudizio, il razzismo. Quel che ci impedisce di andare verso chi è diverso da noi. Il nostro cervello ha bisogno di catalogare e compie errori di semplificazione. Così tutti gli arabi sono terroristi, i tedeschi nazisti. E invece il marocchino all'angolo delle nostre strade che vende la sua merce è magari l'uomo più cordiale e gentile e non ha proprio nulla del terrorista. Abbiamo paura. Quel che è diverso da noi ci spaventa. Dovremmo andare ogni giorno verso l'altro. Passo dopo passo. Centimetro dopo centimetro. Poco alla volta. Un piccolo dono. Anche del nostro tempo. Anche della nostra capacità di ascolto (tratto da A. Pugliese, Memo che voleva esser felice, Bari, Papageno Edizioni, 2008, pp.66-69). 

     L’uomo moderno vive in un mondo dai confini sfumati, dalle barriere e dai limiti meno netti e precisi: Internet è una finestra sul mondo che ci permette di vedere ed interagire con realtà geograficamente lontane, rese vicine dal mezzo telematico. Eppure, anche in una società così evoluta, ci scontriamo quotidianamente con i pregiudizi e gli stereotipi. P. Pedone a tal proposito afferma:

      Crediamo  che le cause della criminalità organizzata e della delinquenza comune siano da attribuire alla continua immigrazione di clandestini [...]ciò accade perché tendiamo ancora a considerare queste persone “diverse”.1

      Tutti siamo portatori di diversità, la differenza è l’essenza prima dell’uomo. In questa ottica lo straniero è una risorsa di scambio, di dialogo, di arricchimento, diventa un’opportunità di crescita. La diversità non deve più rappresentare un muro di diffidenza e di paura.

Per educare i ragazzi alla multiculturalità si può ipotizzare la realizzazione di un laboratorio che persegua i seguenti obiettivi:

          • sensibilizzare a realtà diverse e povere;
          • far crescere il senso della solidarietà;
          • passare dal concetto di “tolleranza” a quello di “integrazione”;
          • assumere la diversità come caratteristica fondamentale dell’uomo (“siamo tutti diversi”) e come risorsa;
          • sconfiggere la paura del diverso;
          • educare al viaggio ed alla scoperta;
          • rinforzare la motivazione allo studio delle lingue straniere, della storia, della geografia e della religione.

Il laboratorio intende raggiungere gli obiettivi attraverso lavori pratici che, pur realizzando degli apprendimenti, non appesantiscano la vita scolastica degli studenti. La strategia è quella ludica. Ecco alcune possibilità già realizzate in precedenti esperienze laboratoriali:

          • si può affrontare la situazione albanese realizzando dei cartelloni con lettere scritte ai bambini della periferia di Tirana e immagini;
          • si può realizzare un viaggio alla scoperta dell’Islam e dei paesi islamici attraverso la lettura di testi tradotti da due libri per ragazzi di Tahar Ben Jelloun: L’Islam spiegato ai nostri figli e Il razzismo spiegato a mia figlia. Il percorso è accompagnato dalla lettura di traduzioni di romanzi per ragazzi dell’estremo contemporaneo francese che trattano dell’argomento;
          • la situazione africana può essere presentata attraverso immagini, ma soprattutto attraverso l’ascolto di brani musicali ed il canto. Si possono leggere, tradurre ed analizzare insieme ai ragazzi i testi francesi di Yannick Noah, cantante africano impegnato nella causa del riscatto del suo paese e si canteranno insieme. In particolare si tradurranno le canzoni Sans moi, Les lionnes, Entre ta peau et la mienne ;
          • Si passano in rassegna le tradizioni europee attraverso i cibi e le abitudini alimentari: l’Italia, l’Inghilterra, l’Austria, la Germania, la Grecia e così via sino ad arrivare alla Francia.
          • Si può presentare la musica francese (meno conosciuta rispetto a quella anglofona) sino ad arrivare al più recente hip hop, fortemente motivante per i ragazzi. Si ascolteranno brani degli MC SOLAAR.
          • Dall’hip hop francese si passerà a quello statunitense. Si possono invitare ballerini ed insegnanti di hip hop che offrano ai ragazzi qualche ora di ascolto e di danza oltre ad una parte teorica sulla musica, la danza, la storia ed i costumi dell’hip hop, nato come danza di strada e forma di protesta nei ghetti americani.
          • Si passerà alla “scoperta dell’America”, con la sua storia, i suoi monumenti e le sue tradizioni, la musica come forma di protesta dal jazz all’hip hop;
          • Si analizzerà storicamente l’Olocausto: si leggeranno, tradurranno, analizzeranno e commenteranno passi tratti da La vague noire di M. Kahn.

Con questo tipo di lavoro si auspica di immergere i ragazzi in tradizioni diverse e di far vivere loro dei viaggi immaginari che aprano le loro menti al confronto ed al dialogo multietnico.

La valutazione sarà effettuata attraverso la produzione di racconti e dialoghi che i ragazzi svolgeranno dopo aver affrontato in classe i vari argomenti. 


In classe di francese, inoltre, si possono proporre brani tratti da romanzi per ragazzi dell ’estremo contemporaneo francese che affrontino il tema.    

All'interno del ramo tematico “sentimento”, si incontra tutta una serie di romanzi che, toccando problematiche sociali, segnano la quotidianità del lettore. Il razzismo è una questione fondamentale. In una società multiculturale, i temi dell'integrazione, del rispetto e della curiosità verso la cultura dell'altro, il senso di arricchimento nell'incontro con la diversità passano attraverso l'oggetto artistico.

Moi, Félix, 10 ans, sans-papiers (M. Cantin, Moi, Félix, 10 ans, sans-papiers, Toulouse, Milan, 2000) descrive le difficoltà che incontra Félix per integrarsi in una società che non sente sua. Anche se la Costa d'Avorio dovesse mancargli, non vuole tornare a lavorare nei campi di cacao, non porterà più pesanti sacchi di caffè. Dopo la violenza che deve subire, sarà una ragazzina a rappresentare e ad incarnare la solidarietà, la salvezza, l'uguaglianza e l'amicizia tra i popoli.

Lo stesso soggetto compare in Les larmes de Djamila (M. Séassau, Les larmes de Djamila, Paris, Pocket Jeunesse, 2000). In questo romanzo autodiegetico, Djamila è la migliore amica della protagonista. Le due ragazze sognano di andare nel paese di origine di Djamila. Quest'ultima, tuttavia, è selvaggiamente picchiata a causa del colore della pelle. È una storia d'amicizia che vuole vincere il razzismo.

In Quand on est mort, c’est pour toute la vie (A. Begag, Quand on est mort, c’est pour toute la vie, Paris, Gallimard, 1998), Amar parte alla ricerca delle sue origini arabe, dopo la morte incomprensibile di suo fratello Mourad. Nel viaggio cerca quelle risposte che nel dolore e nell’immensa rabbia non riesce più a trovare.

L’integrazione non è l’imposizione di un modello culturale (dominante) su un altro, è arricchimento, dialogo, apertura, curiosità reciproca e ricerca. L’integrazione, il rispetto e l’apertura verso l’altro vanno proposte quotidianamente a scuola, in modo che i giovani si abituino al clima positivo di scambio e vengano educati a vivere serenamente in una società multietnica.

 

 

 

1 : P.Pedone, I pregiudizi. Come superarli?, in L. Santelli Beccegato, Interculturalità futuro, Bari, Levante, p. 109.

TORNA ALL'INDICE