Carmen Tarantino
“…ma Cenerentola aveva gli occhi a mandorla?”
Anni fa, tanti anni fa, si leggevano le fiabe tratte da Le Mille e una notte. Sicuramente molto suggestive soprattutto per l’ambientazione incantata, per i colori e per gli odori che le parole riuscivano a trasmettere quasi per un’inconsapevole magica sinestesia.
Chissà se noi, bambini di quegli anni, pensavamo a quei personaggi, donne e uomini, come a degli stranieri o piuttosto li vivevamo come una parte di noi, magari la più fortunata, alla quale era dato vivere incantesimi che nei nostri paesaggi non era possibile ambientare. E così ci perdevamo dietro alle temerarie fughe di ladri e di sogni di principesse e ci perdiamo ancora oggi, quando guardiamo con i nostri figli, reiterate volte, le immagini delle avventure di Aladdin e di Jasmine.
Oggi, che gli Aladdin e le Jasmine sono i compagni di classe dei nostri figli ci poniamo, invece, tanti profondi interrogativi.
Dovremmo istintivamente superare gli stereotipi e com-prendere la diversità (intesa in questo caso solo in senso etnico) per allargare i nostri orizzonti resi sempre più ristretti da oggettivi fatti di cronaca che, però, ogni giorno ci vengono veicolati con toni che sembrano dirci ‘Ma come, non capite che dovete difendervi dagli stranieri? Che sono proprio cattivi?”.
Sempre più arduo, di conseguenza, si fa il tentativo di diffondere l’idea di interculturalità, necessaria oggi più che mai se si vuole evitare la formazione di una polveriera sociale pronta ad esplodere alla prima miccia.
Si propongono soluzioni che sottendono certe prese di posizione assai poco educative anche in ambito scolastico dove, per facilitare l’integrazione del bambino ‘cinese’ si suggerisce, magari, di farlo socializzare prima con un coreano e con un tunisino tenuti tutti insieme da uno spirito profondamente ‘multiculturale ( che cosa avranno in comune la Tunisia con la Cina è un mistero!) in una stessa classe, e poi integrarlo -ma sicuramente non inserirlo- nelle classi di bambini italiani.
E allora mi vengono ancora una volta in mente le fiabe, quelle di tradizione, anzi fiabe etniche o addirittura multietniche.
Secondo l’ISTAT nel mondo esistono 192 nazioni; nelle scuole italiane, su 150.000 alunni immigrati (dati del giugno 2001) sono presenti 184 cittadinanze vale a dire bambini e ragazzi provenienti da tutto il mondo.
Ogni bambino conosce e porta con sé la sua fiaba e la fiaba etnica diventa essa stessa il mezzo magico per l’inserimento, per la conoscenza e per la valorizzazione delle proprie radici e della propria identità culturale.
Le fiabe, proprio come i popoli, sono migranti. Partono da molto lontano
e arrivano in luoghi sconosciuti pronti a mescolarsi e a contaminarsi con le anime e con le parole nuove che incontrano. Si pensi alla fiaba molisana dei Dodici briganti dove si legge ‘Apriti cicerchia’ espressione molto vicina alla più celebre ‘Apriti sesamo ‘ di Alì Babà.
Così come può capitare di imbattersi in Cina nella bella Ye Xian, vittima di continue prepotenze della matrigna, che perde, nel corso della sua vicenda, un sandalo d’oro e accorgersi che già sette secoli prima che Perrault ‘inventasse’ la sua Cendrillon, sul fiume Giallo (XI sec) già si raccontava di un povera fanciulla con gli occhi a mandorla e i piedini molto piccoli e, forse per questo, la versione occidentale punta molto sulla scarpetta e sulle sue ridottissime dimensioni. Oppure può capitare di incontrare il lupo, animale sempre cattivo (solo a Gubbio, pare, si sia ammansito!) nella tradizione classica occidentale da Fedro, Esopo a La Fontaine così come nel nostro patrimonio paremiologico) protagonista delle storie raccontate dai bambini di Capo Verde, l’unico Paese africano che, grazie ai contatti con i Portoghesi, contempla nelle fiabe la presenza dei lupi sia pure con connotazioni qualitative diverse. Si tratta di un lupo sempre malinconico, un po’ matto, sempre affamato e, soprattutto, sempre perdente nei confronti del suo antagonista. Non sono certo questi casi isolati di contaminazione e contatti. Nella cultura siciliana -e lo stesso Sciascia fornisce una descrizione- per esempio, si ritrova Giufà, il personaggio emblema dello sciocco e presente anche in fiabe del Marocco (Jhoà ) e di tutto il bacino del Mediterraneo.
La fiaba non è che un modo per cogliere quanto naturale possa essere la multiculturalità che si fonda soprattutto sulla conoscenza. Gli strumenti per conoscere e per capire oggi sono davvero numerosi ma, nello stesso tempo, sono molto pericolosi perchè aperti alla superficialità e alla manipolazione, fonte di incomprensione, di pregiudizi e di intolleranza. Più utile sarebbe certamente guardare meno e vedere di più magari proprio attraverso la straordinaria lente delle leggende e delle fiabe.