Beppe Rossini

Arte e Psicanalisi 

Qualora si voglia parlare di psicanalisi, è inevitabile non addentrarsi nelle teorie freudiane anche se potrebbero sembrare distanti dal mondo dell’arte.

Se Freud definisce l’artista "un introverso non molto distante dalla nevrosi", sembra improbabile che dopo l’individuazione dei conflitti insiti in un artista, quest’ultimo possa avere ancora energia da convertire tramite la sublimazione in opere socialmente apprezzate.

Nel modello freudiano che si prende in considerazione per accostare arte e psicanalisi, la sublimazione, è riconducibile a quel processo mediante il quale l’energia fisica, non potendo essere soddisfatta a causa delle costrizioni imposte dal principio di realtà, è spostata su mete socialmente accettabili.

Se si individua quindi nella ricerca di mete pulsionali adeguate il motore primo della sublimazione, per non incorrere nella patologia mentale, e si considera la terapia psicoanalitica capace di curare i problemi connessi alle nevrosi ed alle psicosi, appare impossibile che arte e terapia psicoanalitica possano andare di pari passo.

Solo il grande artista, per Freud, è capace di trasformare i propri contenuti inconsci inaccettabili in opere d’arte di cui il pubblico possa usufruire; solo il grande artista è capace di rendere globalmente tollerabili contenuti psichici rimossi ed inaccettabili.

Per ciò che riguarda l’opera d’arte,  Freud pone l’accento sull’importanza della fantasia.

Il nucleo fondamentale dal quale si sviluppa la fantasia è individuato nel gioco del bambino.

Egli, infatti, crea un mondo a parte senza dimenticare l’esistenza di quello reale, ma anzi, appoggiandosi a questo nella costruzione fantastica.

Proprio l’appoggio alla realtà determinerebbe l’essenziale differenza tra il gioco infantile ed il fantasticare dell’adulto.

Il bambino, tramite il gioco, dà un nuovo assetto alle cose che lo circondano mentre l’adulto, grazie alla fantasia, crea un mondo alternativo nel quale possa soddisfare i propri desideri.

Il desiderio del bambino di essere adulto si trasforma in un gioco, in una imitazione del mondo che lo aiuta a comprendere meglio la sua realtà; l’adulto, invece, fin dall’inizio dell’adolescenza, tende a nascondere i propri desideri insoddisfatti tramutatisi in fantasie, dal momento che l’aspettativa sociale nei suoi confronti non riguarda più il gioco e la fantasia, ma l’azione nel mondo reale.

La differenziazione tra fantasia dell’adulto e gioco del bambino, però, lascia spazio all’analogia tra quest’ultimo e l’artista che, creando un mondo a parte distinto dalla realtà, lo carica di grandi significati emotivi, includendo in esso anche i desideri più inammissibili.

Dopo aver descritto le fantasie coscienti nei sogni ad occhi aperti, Freud prende in considerazione quei desideri divenuti inconsci perché inaccettabili e che si presentano solamente,  in forma di sogni notturni.

L’eccesso di fantasie derivanti da desideri insoddisfatti, per Freud diventa uno dei fattori scatenanti della nevrosi e della psicosi; l’artista rappresenterebbe, in questo caso, colui che, riuscendo a mediare tra fantasie e sogni notturni, utilizza in parte meccanismi simili al sogno e sfoga con l’arte l’eccesso di pensieri fantastici.

L’artista è anch’esso un insoddisfatto che però, trovando nell’arte il suo sfogo, esprime con le proprie opere quei contenuti che sarebbero stati altrimenti inaccettabili, rendendoli fruibili anche da parte di un eventuale pubblico.

I sogni ad occhi aperti sono il gradino preliminare della creazione artistica ma, senza un adeguato lavoro ed una lunga trasformazione, non possono essere tramutati in arte.

Le fantasie, infatti, hanno un carattere egocentrico e sono create solo per dare soddisfazione a chi le ha prodotte, mentre le opere d’arte possiedono un fascino che proviene dalla profondità dell’anima e colgono emozioni comuni a tutti gli esseri umani.

L’artista, nelle descrizioni di Freud, sembrerebbe essere dotato di una sorta di dono che lo rende portavoce dei desideri e delle fantasie dell’umanità intera.

Per Freud, l’arte deriva sempre da un desiderio insoddisfatto, sia esso ispirato dalla necessità di sfogare impulsi repressi, sia che si tratti di opere per ottenere fama o potere.

La delusione derivante dai desideri insoddisfatti è, per altro, un avvenimento inevitabile nella vita di ogni essere umano, per lo meno se si accettano le teorie freudiane secondo le quali l’intera attività psichica sin dalla nascita è regolata da un "principio di piacere", limitato da un "principio di realtà".

 

 

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