Rossella Soldano

Processo a Gian Burrasca

Lo strillone, un ragazzino smilzo di circa nove anni, si aggirava tra i passanti porgendo il giornale e ripetendo le stesse frasi fino a farsi quasi scoppiare i polmoni; dopotutto la lotta di Giannino era anche un po’ di tutti i ragazzini di quei tempi e che, se anche avessero strillato, nessuno si sarebbe sognato di ascoltare le loro ragioni, i loro pensieri o i loro sentimenti.

E’ perciò che strillava sempre più forte incitato dal coraggio di Giannino, stavolta li avrebbero ascoltati!

Dopo tutto il pandemonio che era scoppiato: le ingiurie tra i due giornali di opposta fazione, la lite nel paese tra moderati e socialisti, la sconfitta alle elezioni dell’avvocato Maralli, che pesò duramente sul partito, si arrivò alle querele che portarono il caso in tribunale e il Giornalino di Gian Burrasca fu il documento necessario per stabilire l’origine dei fatti.

A questo punto il padre di Giannino decise di rinchiuderlo, come aveva più volte minacciato, in una Casa di Correzione, perché non c’era più altro da fare.

Giannino però non poteva abbandonarsi mansuetamente ad un simile destino, all’inizio aveva pensato ad una fuga, poi decise, come la sua natura gli dettava, di ribellarsi.

Era ancora in possesso dell’eredità del signor Venanzio, zio di suo cognato, il quale, nonostante lo scherzo che gli era costato il suo ultimo dente, lo aveva degnato di uno sguardo diverso; forse, chissà, pensava Giannino, in lui aveva visto il condottiero di una rivoluzione che avrebbe abolito per sempre sculacciate e punizioni.

Scrisse al Giornalino della Domenica per pubblicare un annuncio: “Cercasi avvocato per un bambino disgraziato che, pur lottando per la VERITA’, vogliono rinchiudere in galera. Sono disposto a pagare 1000 lire a chi voglia difendermi.” 

S’alzò flemmatico, s’aggiustò la toga sulle spalle, si schiarì la voce con un colpetto secco di tosse e iniziò:

Vostro Onore, Signori della Giuria…

Abbiamo ascoltato parole pesanti riguardanti un ragazzo”…e volse i palmi delle mani aperte ad indicare Giannino che, per la prima volta, era seduto immobile, afflitto e a testa bassa, “…che neanche ad un malvivente della peggior specie verrebbero rivolte, ma guardatelo Signori questo povero ragazzo, oberato da simili accuse… è davvero cattiveria la sua? Ed ora Signori della Corte permettetemi, con tutto il dovuto rispetto! [accennando un inchino] di invitarvi a mettervi nei suoi panni; ricordatevi di quando eravate voi stessi bambini, poiché, non lo si può negare, tutti lo siamo stati… 

La Giuria si agitò e a tutti passò nella mente lo stesso pensiero: era al quanto pretestuoso e offensivo, da parte dell’avvocato difensore, esortare ad una simile operazione: impensabile che un adulto sciente e cosciente potesse mettersi nei panni di un ragazzino, un essere inferiore poiché né sciente e per di più incosciente, nell’accezione più dispregiativa del termine.

Raccogliendo lo sguardo di scetticismo, con freddezza, l’avvocato continuò la sua arringa: “Fate uno sforzo nel ricordare cosa passava nelle nostre morbide testoline…” alcuni sguardi interrogativi arrivarono all’occhio attento dell’interlocutore, il quale raccolse: “Morbide? E cosa vuol dir mai, Vi starete chiedendo?... Morbide, sì, non l’ho detto a caso; così, Signori, immaginate che siano le testoline dei bambini, morbide come la creta che giace informe nella cassetta del vasaio, e quella creta, vergine ed innocente, giace lì inconsapevole del suo futuro, pensa che lo stato in cui vive al momento resterà per sempre immutato. Una bella mattina, però, il vasaio la prende tra le sue mani ed essa gli si affida, gira inconsapevole sul tornio, scambiandolo per una giostra e la sua vita anche allora è tutta concentrata in quei momenti, in quell’ora di divertimento mentre il vasaio l’accarezza e la modella con le dita dell’esperienza.

Ancora una volta il suo pensiero non va oltre il presente, non sa del suo futuro, non sa che l’aspetta la prova del fuoco che la renderà dura e resistente. E dopo? Cosa l’aspetta Signori della Giuria? Lavoro e fatica durante tutta la sua vita…, come noi ben sappiamo!

Ora Signori, quella testolina malleabile è stata affidata a noi e cosa pretendiamo? Che forse lei da subito possa mantenersi dritta e retta? E cosa ha visto girando intorno i suoi occhietti? Verità nascoste (girandosi verso la zia Bettina), l’ipocrisia della politica (lanciando un’occhiata fulminante verso il Maralli), falsità e ambizione (rivolgendosi verso il Collalto), vigliaccheria e il conseguimento del profitto a tutti i costi anche a discapito della salute da parte di chi si era erto nel ruolo di educatore(la direttrice Geltrude per poco non scivolò dalla sedia e muovendo appena le labbra indirizzò il solito “imbecille” a suo marito Stanislao detto “Calpurnio” il quale, fuori di sé dalla rabbia e dalla vergogna ascoltava a bocca aperta e con gli occhi spalancati).

Possiamo dire che queste sono le mani sapienti che hanno cercato di modellarlo”.

Gli accusatori si erano ritrovati accusati come pure la società alla quale appartenevano; la formalità, capovolta come una zolla arata mostrava una terra fertile e nera: un ragazzino al quale, inaudito, era stato dato credito, coinvolgendolo in un vero e proprio processo a dimostrare quanto arida fosse quella superficie, ovvero quella società che era stata smascherata attraverso gli scherzi di un birbone trasformato in paladino della verità.

Leggete il suo Giornalino, prova messa agli atti dove è evidente la sua innocenza e la sua disgrazia più volte citata, di non capire il comportamento degli adulti, o meglio di capirlo eccome! E’ qui che dimostra la sua rettitudine; la sua rivoluzione e la rivincita su chi lo crede un essere insignificante e inferiore.

Onorevoli Signori della Corte per quanto fastidievoli e pericolosi i suoi scherzi non vi pare che abbia pagato abbastanza in sculacciate, bacchettate, castighi e con il confino in collegio? Guardatelo Signori!facendo cenno all’incantato e remissivo Gianninonon vi sembra che nei suoi occhietti stia già tramontando il sole dell’innocenza? Presto lui prenderà a far parte del nostro mondo, non toglietegli l’ultimo sussulto di fanciullezza… tra poco diventerà terracotta dura e ben modellata a piacimento di un comportamento civile e comune a tutti noi”… accigliandosi dopo una breve pausa chiese:

“Ma siamo dalla parte del giusto?

Guardatelo! E se pensate di giudicarlo colpevole avrete condannato anche la vostra vita di fanciulli e soprattutto la VERITA’ che spesso è nascosta tra le pieghe della rispettabilità e del senso del decoro.

La loquacità dell’avvocato Bertelli si spense d’improvviso, la sua barba rimase immobile sotto il mento e sopraffatto dalla fatica ricadde con un sospiro sulla sedia, girando intorno uno sguardo compiaciuto per il silenzio che le sue parole avevano creato.    

Il sig. Stoppani faticosamente si alzò dalla poltrona e guardò il fuoco del caminetto: la grande prova e dopo quella, pensò, altre ed altre ancora, ma non si era piegato al perbenismo ipocrita, aveva perseguito la verità, ma al di fuori degli schemi, sempre era stato dalla parte dei bambini e anche i suoi figli gliene erano grati.

Un trafiletto sul giornale era stato dedicato a uno dei suoi più longevi collaboratori: “Gianni Stoppani compie 100 anni” , così titolava. Le cose erano cambiate, due guerre avevano fatto piazza pulita di molte ipocrisie e lui, Gianni Stoppani, giornalista affermato aveva contribuito, nel suo piccolo, a questa pulizia.

La sera il centenario “Giannino” come nessuno lo chiamava più, rientrato a casa dopo una cena con i pochi amici ormai rimasti, aprì un plico recapitatogli quella mattina; la lettera che lo accompagnava, in breve gli comunicava che gli eredi dell’avvocato Bertelli, erano venuti in possesso di alcuni documenti che lo riguardavano e pertanto avevano creduto opportuno spedirglieli, poiché era lui l’effettivo proprietario e che comunque erano certi di fargli cosa gradita.

Due mani bianche, affusolate richiusero il grosso plico che conteneva un giornalino di tela verde con le pagine ingiallite, rigate da una scrittura infantile e un bel malloppo di fogli stampati.

Era notte inoltrata forse la luce fioca della stanza aveva sforzato gli occhi che ora gli bruciavano riempiendoli di lacrime.

Ripensò alla sua lunga vita e all’importanza del rispetto per i bambini per il quale si era sempre battuto, dalla sua piccola rivoluzione in poi.

Dopo alcuni anni aveva contestato la tesi dell’avvocato che, gliene dava atto, coraggiosamente lo aveva difeso da un mondo che lo escludeva: il bambino non era creta che l’adulto o la società modella, il bambino è un individuo che bisogna aiutare a crescere ed è suo diritto essere rispettato.

“La rettitudine di un bambino non è ipocrita” continuava a ripetere ai suoi figli, ai suoi colleghi, ai suoi amici, “è un seme piantato nella nostra anima fin dalla nascita, a volte si presenta in forme strane, ma alla fine diventerà la pianta più rigogliosa del giardino e se noi per primi siamo sinceri con lui, lui lo sarà con noi, se noi vivremo correttamente, lui lo diventerà altrettanto, se noi gli daremo fiducia, lui la riporrà in noi.”

Sul retro della busta gialla recapitatagli aveva annotato: “In questo mare di bambini violati ho versato una lacrima d’amore”. S’asciugò gli occhi e si coricò bianco e innocente come un fanciullo. 

La lunga arringa dell’avvocato Bertelli costrinse la Corte a rimandare il verdetto all’indomani, tale rinvio fu un bene: le parole del difensore vennero messe a decantare nelle coscienze di tutti i partecipanti al processo.

L’indomani il giornale locale titolava così la prima pagina: IO STO CON GIAN BURRASCA.

Intanto in aula il processo si concluse: “Signor Giannino Stoppani si alzi e ascolti il verdetto della giuria”:

 

 

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