Maria Rosaria Saliani
La signora Coscienza.
In quel mattino d’estate, Iaia se ne stava a crogiolarsi al sole. Era in riva al mare, distesa su una comoda sdraio, felice come non mai. Lontano il tempo in cui inseguiva i suoi genitori! Ora era il suo turno… aspettava un bambino!
Per una giovane donna alla prima esperienza di maternità non è cosa facile da immaginare…
Saper “fare” un figlio! Cosa “fare” dopo, quando è nato?... l’idea nemmeno la sfiorava?
“Come per miracolo la natura fa il suo corso” aveva detto il ginecologo, “…e bisogna lasciar fare, nel tuo corpo, senza poter decidere, stabilire, né tempi né modalità?!” aveva aggiunto Iaia spaventata…
Suo marito l’adorava e l’aveva accompagnata lì, in quel lido accogliente, dove si sarebbe beata al sole. Sapeva che erano rari i suoi momenti di pausa e quanto le piacesse la spiaggia.
Decisero di fare il bagno e si avviarono alla scaletta per immergersi nell’acqua azzurra, tersa e profumata di scoglio.
Guardandosi attorno, sul lato destro, lei scorse in acqua una bella famigliola: una mamma, un papà, ed una bimba con il salvagente a forma di cigno, bianco. Una bionda testolina con i codini ai lati, Iaia pensò: “Che carina!.
“Che bravo quel papà che rassicura la bambina… e la mamma? Eccola, è più lontana, li ammira, estasiata!” pensò.
La piccola, che come tutti i piccoli parlava sinceramente, vedendo Iaia entrare in acqua, gridò: “Papà, papà, la balena bianca!”
Le scuse immediate dei genitori, in un indescrivibile imbarazzo, non le impedirono di pensare che non avrebbe mai voluto una figlia femmina!... e a quale fosse il momento più adatto per spiegarle che in quella pancia c’era un bambino, ma… che la balena non l’aveva mangiato! … poi, come lei, anche quella bambina un giorno… chissà…
Pervasa da un senso di fastidio Iaia tornò alla sdraio cercando di riprendere la sensazione di benessere perduta.
Aveva appena chiuso gli occhi, respirato profondamente per rilassarsi e stava per riassaporare il calore del sole sulla pelle quando sentì dei bimbi urlare.
Ancora una volta alla sua destra, a distanza di un metro, poco più o poco meno, litigavano tra loro.
Tre marmocchi, piccoli, con quel culetto piccolo piccolo nel costumino colorato, si comportavano da “grandi” e si stavano picchiando con rabbia. Si tiravano i capelli, quei pugnetti chiusi colpivano davvero, i calci da quei piedini arrivavano a segno e dovevano far male…
“Ehi, basta! Smettetela! Non fatevi male” gridò Iaia alzandosi e correndogli contro per fermarli.
“Fatti i fatti tuoi!” le rispose un moretto dalla testa riccia con sguardo torvo e fare deciso.
“ Mi ha gettato il gioco nel cestino della spazzatura!” implorava aiuto con la voce e con lo sguardo un altro bimbo con gli occhi azzurri come il cielo e la pelle dorata… il terzo si dileguò!
Considerando che il cestino della spazzatura era stato cambiato da poco, quindi era vuoto e che il gioco era recuperabile Iaia decise di intervenire: “Bravo! Fai queste cose agli amici!? Non potevate giocare insieme? Adesso lo devi riprendere e chiedergli scusa!”
Aveva lo sguardo fiero, luminoso, gli occhi di un bellissimo colore scuro sembravano velluto, la pelle abbronzata dal sole lo faceva assomigliare ad un biscotto con i boccoli, belli, scuri, che brillavano, bagnati, ai raggi del sole.
La guardò con disprezzo e ribadì : “ Non sono fatti tuoi, signora!”
“Già. Ma la tua coscienza non ti darà pace. Verrà per tutto il giorno ed anche questa notte a tormentarti. Ti chiederà come hai potuto e perché hai fatto un gesto così cattivo!”
I visini cambiarono aspetto, ora i loro occhi esprimevano sorpresa, diffidenza, curiosità.
“Ma Coscienza chi è, un’ amica tua?” chiese con una dolcezza infinita il proprietario degli occhi azzurri.
“Io non la conosco e non può entrare a casa mia ché c’è la porta chiusa!” rispose il “duro” della situazione.
Potevano avere cinque anni, Iaia non chiese i nomi, né l’età, cercava solo di parlare con loro e risolvere il “problema giocattolo” senza botte.
“Vieni, andiamo!” disse il monello. Ma l’altro non era convinto e chiese: “ Come fa a venire di notte se io dormo?”
Le domande dei bambini. Stava imparando anche Iaia che è bene non dire scemenze ai bambini, ed ora? Doveva rispondere.
“Tutti abbiamo una coscienza…” cominciò alla larga…“Io no! E non la voglio vedere!” interruppe il moretto strattonando l’amico per andar via.
“Non è un mio problema” rispose seccata Iaia che stava perdendo la pazienza e con fare quasi sadico continuò “ noi non la possiamo vedere ma è la nostra parte buona, perciò l’abbiamo tutti e la tua verrà stanotte a farti il solletico ai piedi se non farai il bravo bambino!”
Con fare irritato il monello se ne andò mentre occhi azzurri con aria spaventata disse “ Da me non viene mai perché io sono buono!” “ Bravo, tu sei bravo ed è la tua coscienza che ti dice di comportarti sempre bene, vero?” Il piccolo annuì con la testa e scappò via.
“ Cominciamo bene a far la mamma se spaventiamo i bambini!” pensò a voce alta rivolgendosi al marito che aveva assistito alla scena. Lui le sorrise, rassicurante, perciò Iaia avvicinò la sdraio alla sua e si rimise al sole.
Dopo un po’ di tempo, mentre era ad occhi chiusi sentì una vocina: “Vedi?”
Lei guardò nella direzione della voce, mettendo una mano sugli occhi per ripararsi dalla luce del sole, e rimase incredula e stupita. Era occhi azzurri col suo giocattolo, una macchinina rossa… e gliela stava mostrando, contento!
L’amico l’aveva ripresa dal cestino e restituita, le spiegò, ma senza scusarsi e…Iaia non fece in tempo a rispondergli che arrivò riccioli neri e irritatissimo, mentre l’altro si allontanava con la sua macchinina, con gli occhi dispettosi ed una ruga verticale che gli solcava la fronte per le sopracciglia aggrottate, le gridò : “ Adesso non viene più la signora Coscienza, ecco!” e con una linguaccia da premio la lasciò anche lui, si allontanò dandole rapidamente le spalle con aria di stizza.
A bocca aperta e occhi esterrefatti Iaia guardò il marito e scoppiarono a ridere insieme. Missione compiuta?
Non avrebbe mai immaginato un tale esito per il “problema giocattolo” ma ora sapeva che desiderava tanto avere un bel maschietto!