Roberta Gemmato, Adriana Marfelli, Annalisa Pitacco, Giada Portino

Dai manca poco. 

Questo lavoro è nato in classe durante un laboratorio di scrittura creativa sotto la guida dei docenti V. Modugno e A. Pugliese. Si è scelto di non correggere il lavoro per rispettare la creatività delle alunne. Il testo è fresco e divertente. Nella leggerezza del racconto affronta i temi del lavoro e dell’amore con una lettura divertente, ingenua e candidamente adolescenziale. Un romanticismo che lascia spazio ad una bella scrittura accattivante con un intelligente finale a sorpresa. Un esempio di come a scuola si possano avviare i ragazzi alla creatività ed alla creazione. (A. Pugliese) 

“… Dai manca poco ... Un altro po’ … Ma che aspetta … Mancano 2 millimetri, uno e mezzo, uno, mezzo … Ci siamo …” DRIIIIIN … “No! non ci credo! È quello giusto ce l’ho fatta ci sono persino le campane …”

“ Allison svegliaaaaaa “ …

“ Oh no è mia madre! Nasconditi!! ”

In quel momento un bagliore invase la mia stanza. Credevo di essere in paradiso,invece … era solo il mio primo giorno di lavoro!

Era passato solo un mese da quando girando per la città distribuivo gratuitamente il mio curriculum come fosse un volantino.

Quel giorno proprio non volevo tornare alla realtà e staccarmi dalla mia tanto amata coperta di lana merinos regalatomi da Eminflex … solo Giorgio Mastrota è stato capace di farmi cambiare materasso.

5 mesi … Ben 5 mesi di dieta per entrare nel mio costosissimo tailleur di Lui Jo. Eppure nonostante mi stia da favola mi sento così vuota … sarà perché l’ho pagata mille dollari.

X DINDIRINDINA sono proprio un figurino! Spero che il capo sia libero, gentile e possibilmente un mix tra  Brad Pitt e George Clooney …

X RIDINDIRINDINA ho i collant sfilati “ Dio ti prego almeno stamattina mandamene una buona ” … Mi si accesa una lampadina, nel terzo cassetto dell’armadio della camera da letto, c’erano un paio di calze a rete … Perfetto!    
 

Iniziò la mia corsa contro il tempo. Mi catapultai nelle calze sane, presi le chiavi della macchina in un batter d’occhio,entrai nella mia super Ferrari testa rossa ( una piccola 500 rossa preistorica ) e mi tuffai nel traffico mattutino della caotica New York.

Nonostante le varie complicazioni raggiunsi la redazione persino qualche secondo in anticipo.

Dopo una completa e attenta revisione del mio aspetto mi feci forza e salii i tre scalini che davano al portone. Lì ad accogliermi c’era la classica “ Miss Bellezza 3000 “ con la puzza sotto il naso, tutta tirata a lucido, capelli biondissimi, cotonati, tacco 100. Presi coraggio e mi feci avanti: “ Mi scusi, io sono la candidata per quel posto di lavoro … Mi avete chiamata la settimana scorsa. “  

“ Ah sì … seconda porta a destra ”. Disse con aria di sufficienza e con altrettanta sufficienza, girai i tacchi e mi incamminai verso l’ufficio. Arrivata dietro la maledetta porta iniziai a combattere con la mia mano che si rifiutava di bussare. Alla fine vinsi io.

Dopo tre secondi sentii una voce profonda provenire dall’interno: “ Avanti “.

Appena entrata nell’ufficio la prima cosa che vidi fu un’enorme scrivania in ciliegio insabbiata fino all’orlo di migliaia di riviste di moda , al lato un’enorme pianta ben curata, mentre sul lato opposto troneggiava un’enorme acquario pieno zeppo di pesci.

Infine, i miei occhi si posarono sulla colossale sedia in pelle nera.

Timida, chiesi “ è permesso? “ subito la sedia si girò mostrando il viso di colui che sarebbe diventato ( spero) il mio caporedattore.

“ Mi dica “ chiese.

“ Sono qui per il posto di lavoro “

“ Ah! Ha avuto altre esperienze in questo campo? “

“ A dire il vero no, però imparo subito , sono una grande lavoratrice e sono sempre puntuale. “

“  è assunta! “

X RIRIDINDIRINDINA non ci posso credere ho ottenuto il lavoro.

Così tutta contenta me ne tornai a casa e diedi la lieta notizia a mia madre!

L’indomani il risveglio fu molto più difficile in quanto era abituata a svegliarmi alle dieci, per cui sentir suonare la sveglia alle sette in punto di mattina era un tormento.

Non badai molto ai gesti di quella mattina e alle nove in punto era già seduta dietro la mia scrivania pronta a tuffarmi nel lavoro.

I giorni trascorsero tutti uguali ed io ero sempre più soggetta alle continue provocazione di Emilie. Intanto i rapporti con il mio capo non si sbloccavano fino a quando fu costretto a notarmi: quel giorno “ la mia migliore amica “ era ammalata così il compito di portare il caffè al capo ricadde sulle mie spalle. Tremavo solo all’idea di entrare un’altra volta in quel ufficio …

Con il caffè  bollente in mano mi fermai dietro la porta notando la targhetta, che bello il suo nome. All’improvviso si spalancò la porta facendo volare tutto ciò che avevo in mano compreso il caffè che andò a finire sulla mia camicetta bianca, ormai marrone. Abbassai la testa per esaminare i danni e nell’alzarla imprecai contro il mio aggressore “ Brutto ssssssssssssscc … Oh mi scusi sono desolata! “

“ No, mi scusi lei sono un pasticcione non volevo, rimedierò . “

“ Non si preoccupi, non mi piaceva nemmeno “

“ No, davvero mi scusi, è colpa mia mi farò perdonare. È libera per stasera? “

“ Stasera? Bah, non saprei, devo controllare la mia agenda … comunque credo di riuscire a liberarmi. “

“ Perfetto! Facciamo per le otto … Ah dimenticavo … Dove abita? “

“ Via Baffalo Street, 14“  

Appena uscita dalla doccia decisi di chiamare Jennifer per chiederle un consiglio. Dopo nemmeno cinque minuti lei era già a casa mia, le andai incontro:

“ Jenny ti prego sono nel pallone: rosso sexy o nero elegante? “

“ Per essere il primo appuntamento è meglio che non ti esponi troppo ”

“ Quindi? “

“ … Nero … “

“ E le scarpe? “

“ Sei proprio un caso disperato …  tutto io devo dirti … a questo punto ci esco io con lui … “

“ No, no, no decido io le scarpe … Grazie per l’aiuto eh … “

“ Va bene, dai mettiti quelle con gli strass “

Finito di vestirmi corsi in bagno per pettinarmi quando all’improvviso … Diiiin Doooon … : “ Ma chi è che scoccia a quest’ora? “

“ Alli sono le otto “

X RIRIRIDINDIRINDINA corri, muoviti, nasconditi, che devo fare? “

Con decisione Jennifer mi prese per le spalle, mi dette una scossa, mi guardò negli occhi e mi disse: “ Calmati! Vai – ad – aprire – la – porta “.

“ Ok! Vado “

“ Sorridiiiiii “ mi gridò dietro silenziosa  

… Infine mi sistemai i capelli e aprii la porta, finalmente pronta ad affrontare la serata del secolo!

Dopo una breve presentazione con Jennifer io e Jack salimmo sulla sua Maserati blu metallizzato, la meta era ignota: ero nelle sue mani.

Arrivati a destinazione gentilmente aprì lo sportello e ci recammo verso l’entrata per raggiungere il nostro tavolo.

Tra una pietanza e l’altra chiacchierammo del più e del meno finché non arrivò una chiamata sospetta sul suo cellulare, non volli essere indiscreta chiedendogli chi fosse ma lo capii da quella voce stridula, acuta, da brutta strega che proveniva dall’atra parte del ricevitore: era lei, Emilie, cosa voleva a quest’ora dal mio Jack??? 

Il resto della conversazione non la riuscii a comprendere ma compresi solo le fatidiche parole “ No, non posso “ e la telefonata si concluse cosi.

Terminata la chiamata si scusò per l’interruzione dicendomi che si trattava di un inconveniente di lavoro e io annui dispiaciuta.

Finita la serata facemmo una passeggiata lungo il corso principale della città, camminammo vicini, i nostri gomiti si sfiorarono. Ero così felice che mi sembrava quasi di vivere in un sogno, e lui sembrava il principe che avevo sognato molti mesi fa. Era tutto così perfetto, quando … inciampai. Lui scoppio a ridere. Risi anch’io poi lui si chinò per darmi una mano a rialzarmi. Abbassò lo sguardo. Io alzai il mio e improvvisamente le nostre labbra si sfiorarono quasi casualmente.

X STRARIRIRIRIDINDIRINDINA mi ha baciata sento che sto per svenire.

Rimase zitto per tutto il viaggio di ritorno. Arrivati davanti a casa mi liquidò con un semplice “ ciao a domani “ e non mi diede neanche il tempo di invitarlo dentro a bere qualcosa.

Mi infilai sotto il fresco lenzuolo di lino e continuai a ripensare a quel momento fino a quando non fui presa dal sonno.

L’indomani mi svegliai con un brutto presentimento, ma non ci feci tanto caso. Arrivata in ufficio mi aspettavo di trovare sulla mia scrivania un mazzo di fiori, una scatola di cioccolatini qualcosa che mi facesse capire che mi aveva pensata … niente! Non mi rivolse nemmeno la parola, neanche l’ombra di un sorriso, come se non fosse accaduto niente, assolutamente niente!

Carica d’orgoglio e piena di rabbia mi diressi verso il suo ufficio pronta a bussare alla sua porta decisa a reclamare i miei diritti di donna abbandonata dopo il primo appuntamento! Ero lì lì per bussare quando mi accorsi che la porta era socchiusa e sentii degli stupidi risolini isterici provenienti dalla stanza. Spiai attraverso la fessura e vidi ciò che non avrei mai voluto vedere: lei, la traditrice quasi stesa sulla scrivania con le gambe accavallate e una super minigonna per fare colpo sul mio Jack … chissà se il suo tipo ideale è una come lei oppure preferisce una intelligente.

Rassegnata e con il cuore infranto, tornai nel mio ufficio. Dopo una giornata di tentato lavoro arrivò finalmente l’ora della pausa pranzo e lo incontrai nel corridoi. Lui accennò un saluto e io girai la testa.

Decisi che da quel momento in poi i nostri rapporti si sarebbero limitati a una semplice collaborazione professionale. Come l’avrei trattato? Freddo, freddo assoluto come quello che mi invadeva il cuore !!!          X RIDINDIRINDIRINDIRINDINA faccio proprio paura !   

Sono passati 3 mesi … ormai vivo da sola, mi sono aperta un conto in banca, il lavoro va a gonfie vele, i miei articoli sono i più gettonati e Jack mi manca sempre più, ma ormai ci ho fatto il callo.

Può darsi che non fosse vero amore ma solo una cotta … non so … però mi ha lasciato il segno.

Dopo 3 mesi, 2 settimane, 5 ore e 6 minuti mentre camminavo nel corridoio mi sentii strattonare e senza rendermene conto mi trovai in ascensore con Jack e mi voltai arrabbiata per chiedere spiegazioni, ma non mi diede nemmeno il tempo di aprire bocca: mi baciò.

Non ci vidi più  dalla rabbia e gli diedi un sonoro ceffone che rimbombò per tutto l’ascensore. Lui bloccò l‘ascensore e mi disse in tono serio:

“ Ti devo delle spiegazioni “.

Seccata incrociai le braccia e feci cenno di continuare e attesi.

“Beh … allora … dunque … senti … io … ehm … dai te lo dico sei importante per me! Tu crederai che sia pazzo … ma in questi mesi non ho fatto altro che pensare a quella sera … a quel bacio … ho cercato in tutti modi di non pensarci perché secondo me i rapporti personali sul lavoro non giovano … ma è stato tutto inutile, non riesco a togliermi dalla mente quell’immagine e quella sensazione … il tuo cuore contro il mio … sentire il tuo battito veloce, non lo dimenticherò mai. E poi quella gallina … non so come ho fatto ad assumerla … mi sta sempre appiccicata, non mi lascia un attimo di respiro, e poi secondo me c’è qualcosa sotto, non me la conta giusta. “

Mi scappò un ghigno, ma cercai di trattenerlo, cosi seria gli dissi: “ Primo: chi ti ha dato il permesso di baciarmi; secondo: credi davvero che sia cosi scema da crederti? Non sono un pupazzo usa e getta che puoi usare a tuo piacimento; terzo: se non apri IMMEDIATAMENTE le porte dell’ascensore chiamo la vigilanza.”

“ Va bene, scusami, speravo ti fidassi di me e che potessi perdonarmi.”

Una vocina nella mia testa iniziò a cantare : “ Non può finir cosi … “ X ARCIDINDIRINDINA Jack insisti !..

Lui aprii le porte dell’ascensore e ognuno andò per la sua strada.

L’indomani trovai sulla mia scrivania un mazzo di rose rosse e sul biglietto c’era scritto: “ Non mi arrendo“ e le mie speranze si riaccesero.  Da quel momento ogni giorno era pieno di sorprese e regali. Io mi divertivo a tirare la corda per vedere dove sarebbe arrivato. Finalmente dopo un mese di lavoro continuo ci fu data una giornata libera perché il capo aveva un’importante conferenza trasmessa in tutte le tv locali e nazionali.

Non gli diedi la soddisfazione di andarlo a vedere anche perché la conferenza sarebbe stata trasmessa sul maxi schermo 99’ del centro. Passai la mattinata a fare shopping. Verso l’una mi trovai in piazza di fronte il maxi schermo e mi fermai incuriosita da una grande folla concentrata sullo schermo. Alzai lo sguardo e mi accorsi che era Jack a parlare: “ Vi prego di perdonarmi! Desidero parlarvi di una questione che non c’entra con il lavoro: sono afflitto da un grande problema: mi sono innamorato di una mia dipendente, ma sono stato così stupido da farla scappare e ora lei non si fida più di me. Lo so che ormai è tardi però vorrei poter rimediare. Vorrei dirle solo due parole: Allison se mi stai ascoltando vorrei dirti solo che TI AMO, e se sei disposta a darmi un’altra possibilità io non ti deluderò. “ Le mie orecchie non ascoltarono più niente, inizia a correre verso la sala delle conferenze sperando di fare in tempo. Appena arrivata spalancai le porte, tutti si girarono a guardare, i flash delle macchine fotografiche quasi mi accecavano ma riuscivo a vedere solo lui con una faccia meravigliata come non l’avevo mai vista. Lo raggiunsi e lo abbracciai … lui sciolse l’abbraccio e quando aprì bocca per chiedermi spiegazioni gli sfiorai le labbra con un dito e lo bacia teneramente sotto tutti i riflettori.

Da quel giorno iniziò  la nostra storia d’amore. Dopo poco ci sposammo e per il viaggio di nozze mi portò nella città dell’amore: Parigi. Da un anno dalle nostre nozze nacque Sabrina. Da allora anche gli affari andarono bene, acquistammo varie case di moda.

“ Nonna allora è così che è nata mamma! “

“ Sì proprio così “

“ E che fine ha fatto Emilie?  “

“ Emilie! Dopo qualche mese scoprimmo che lavorava per la concorrenza e finalmente ci liberammo di lei, ma non la passò liscia e infatti ne ha pagato le conseguenza per molto tempo. “

“ E le case di moda? “

“ Le lasceremo tutte a vostra madre. Ma questa è un’altra storia. Ora chi vuole i biscotti ? “

“ Io !!!io!!!io!!!io …! “

“ Dai andate a svegliare il nonno! “.

            

TORNA ALL'INDICE