Angela Pugliese

Riflessioni sul tema. 

     Il mio contributo sul tema di questo mese non consiste in un articolo scientifico, ma in poche e semplici considerazioni che mi permetto di condividere con i lettori in quanto insegnante.

     Affermare che uno dei grandi problemi della scuola italiana sono i libri di testo sarebbe ingiusto ed imprudente. Mi permetto, tuttavia, di affermare che un piccolo problema nella gestione delle classi e del loro apprendimento è prodotto dal cattivo uso che se ne fa. Il libro di testo (specie se chiaro, accattivante e completo) è un utilissimo aiuto per l’insegnante nel senso che gli indica gli “steps”, i passi da fare nel viaggio attraverso i contenuti che devono tramutarsi in competenze. Il libro di testo, tuttavia, non può e non deve sostituire la figura del docente altrimenti l’apprendimento è sterile e la strada verso la costruzione dei saperi (anche del saper fare) è poco percorribile.

     Quanto è bello chiudere i libri di testo di tanto in tanto, fornire ai ragazzi una fotocopia con un testo che ci ha emozionati, far sentir loro la nostra emozione e il nostro entusiasmo attraverso la lettura, il commento, l’analisi, la spiegazione, la traduzione. Come è più motivante per i ragazzi accostarsi ad un testo che noi pensiamo essere “arte”, un testo che ha per noi un valore artistico. Come sono incuriositi i nostri alunni nello scoprire le ragioni per le quali definiamo il lavoro dell’autore “letterario”.

     Spesso ci inganniamo pensando che i ragazzi siano stimolati dai contenuti “semplici”. Nulla è più falso. I ragazzi si incuriosiscono se premettiamo che l’analisi del testo letterario è un percorso arduo, che prevede fedeltà verso la parola, ma anche sensibilità personale. Le menti dei ragazzi vanno ampliate così come i loro orizzonti e i loro traguardi. Mai ho ottenuto tanto rispetto dai miei ragazzi come quando, spiegando un testo di Mourlevat, mi sono commossa. Mai sono risultata ai loro occhi più forte di quella volta. La mia emozione non è stata letta come debolezza, ma ha rafforzato il rapporto con loro. Ero al loro sguardo talmente forte da potermi permettere di emozionarmi davanti a loro per delle semplici parole. E poi la lettura li conduce alla scrittura o a qualsiasi forma di espressione, di creazione e di creatività (pittura, scultura, composizione musicale, produzione di coreografie). I ragazzi sono alla continua ricerca di canali attraverso i quali potersi esprimere e spiegarsi ad un mondo che sentono spesso estraneo. Appassionarli alla penna è un percorso difficile, ma che ci conduce ad enormi soddisfazioni.

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