Rossella Soldano

IL PITOSCIA

                                                                                                                                           Chi mi vuole per quel che sono,

                                                                                                                                           per quel che valgo,

per quel niente che sto a fare qui ?

                                                                                                                                                     

                                                                                                                                        F. Vannucchi “A metà di una vita” 

Viveva ai margini della strada, ai margini della vita.

Un bidone di latta al collo, vagava lungo le strade deserte dei quartieri  “bene”.

Lì la gente era invisibile, li si poteva scorgere mentre, uscendo dai cancelli telecomandati delle loro ville,  precludevano la loro vista al mondo, azionando velocemente gli alzacristalli elettrici.

Le grosse cilindrate, con sedili in pelle bianca e plance in rovere  si fermavano giusto un attimo e poi rombavano immettendosi sul viale rettilineo ed alberato che portava in centro. Le loro dimore invisibili come gli abitanti, erano circondate da alte siepi che racchiudevano parchi striati di viali e bucati da piscine, erano protette da sofisticati sistemi d’allarme, da uomini e cani.

Ogni abitante di quella zona, trasudava denaro, l’appartenenza a quella cerchia di eletti consisteva nell’esibire un reddito  tanto alto da essere considerato uno schiaffo al quotidiano annaspare della massa.

La Paola, il Carlo, la Donatella, l’articolo davanti al nome come un titolo nobiliare, si consideravano al di sopra di tutto e di tutti ( anche delle regole grammaticali), il loro mondo non era mescolabile a quello degli altri. 

      Lo prese per una manica rivestita di pizzo e lustrini e disse: - Questa, via, poi uno           strappo qui e uno qua, ci fai dei gvossi buchi sul davanti e sul dietvo e sulla coscia, ti sembva abbastanza? –e la cameriera annuendo senza nulla ribattere si ritirò.

Il Filly era radioso, aveva in serbo per i suoi ospiti una sorpresa strepitosa, così al colmo della serata, nel grande salone pieno di amici, stretti nei loro costosi abiti di finti accattoni, fece l’annuncio:

Tra lo stupore generale una cascata di coriandoli argento e oro investì l’ospite d’onore che cominciò a percuotere il suo bidone di latta con un ritmo dolce che rubò i cuori dei suoi spettatori; poi ad un ritmo sempre più frenetico: rubò anche le loro povere menti.

Finita l’esibizione s’incamminò verso l’uscita fendendo un silenzio spettrale. Passò tra le file di occhi vuoti e bocche spalancate. Richiuse la grossa porta di palissandro dietro di sé scomparendo nella notte.

Il Pitoscia viveva oltre la strada, oltre la vita , in tasca gusci vuoti e ossi di seppia. 
 
 

 

            

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