Viviana Soldano

Pasta con la “buridda” 

     Angela dormiva sodo, nella sua mente ancora le immagini di quel sogno: una bimba piccola stretta fra le braccia di una donna matura, ma la sveglia risuona improvvisa.

Una bella doccia è quello che le serve quando non riesce a svegliarsi, quando qualcosa le interrompe la fase REM è un disastro, si sente stanca per tutta la giornata… 

      Angela compie i suoi gesti lenti e rituali, sempre gli stessi, sempre la stessa cura nello scegliere ogni giorno una bustina diversa di the: english breakfast, lemon, jasmine, orange and cinammon, pashion fruits, vada per i frutti rossi, contengono vitamina mi daranno forza in questa giornata in cui mi sento un po’ giù, la stanchezza mi perseguita sin dal mattino… 

      È quasi pronta, stringe le stringhe delle scarpe da jogging, si alza il cappuccio, fuori è ancora presto, c’è molta umidità, infila la musica nelle orecchie, ritmi forti e melodici insieme, con l’aria fresca le daranno una bella sferzata di energia… 

      Socchiude la porta che dà sul giardino, si dirige verso un cespuglio folto di ortensie, si abbassa, tasta il terreno, è un po’ arido, ha bisogno di essere irrorato e di un po’ di fertilizzante, acido per quelle di destra, per la tonalità del viola, basico per quelle di sinistra per le sfumature del rosa. Indossa i guanti, prende le palette, dosa le quantità come un’alchimista sapiente… 

      Bene, ora è pronta per partire, si sente viva, la sua giovinezza le scoppia dentro, ha fiato a sufficienza per correre lungo il sentiero alberato, la gomma comoda delle scarpe le dà lo slancio della corsa, il respiro è regolare, espirazione, inspirazione, quest’aria è benefica, profuma di verde, è priva di smog, è salute che le entra dentro… 

      Il sole comincia ad alzarsi e l’aria diventa un po’ più calda, è ora di rientrare, è stata una bella fatica, tutto quel lavoro, che affanno. Lei ritorna in casa c’è da rassettare tutto, da preparare il pranzo, oggi è speciale, avrà un’ospite in più… 

      Tappa numero due: fine della corsa, supera le automobili che sono già  tutte lì in fila come al solito con la stessa impazienza, costretti ad attendere prima di entrare. File anche ai carrelli, le porte automatiche si spalancano alla sua presenza, si aggira per le corsie del supermercato, il ragazzo del banco salumi le fa un sorriso cordiale, sembra imbarazzato, si liscia i capelli e la guarda con dolcezza. È innamorato, lei lo sa bene, ma fa finta di niente, dopotutto tocca a lui fare il primo passo. Si dirige al reparto bevande, un buon vino bianco frizzantino è quello che ci vuole ed una bevanda ricca di sali minerali da bere subito, per ristabilire i liquidi persi… 

      Un mucchietto di farina bianca ed uno di semola rimacinata, un uovo solo, pensa “Angela ci tiene alla linea”, ma oggi farà un’eccezione. Mescola sapientemente gli ingredienti, lavora la pasta morbida con un gioco di palmi e di nocche, la divide in piccoli mucchietti e comincia a spianarla; intanto il profumo dell’intingolo di pesce e del pomodoro fresco cuoce lentamente sul fornello… 

      Angela guarda l’ora, accidenti come è tardi, deve andare a casa della piccola Chiara. Lei l’attende con impazienza, sa già che passerà una bellissima giornata, le ha promesso che le insegnerà a ballare, e a Chiara piace da matti soprattutto soprattutto perché con le carte dei giornali e un po’ di scotch prepareranno un delizioso costume da ballo e poi… via con la musica e le risate e su le gambe, su le braccia, un saltello, brava! Un passo avanti, uno indietro, bene così…  

      Il pranzo è già pronto, c’è solo da preparare la tavola, Angela sistema con cura ogni oggetto al suo posto: bicchieri, piatti, la piega perfetta dei tovaglioli, manca qualcosa, ma non riesce a focalizzare cosa. Si sente stanca, ha bisogno di un po’ di tempo per rilassarsi, si accomoda sulla sedia a dondolo, si stringe lo scialle, lascia cadere gli occhiali penzoloni sul petto, la sottile catenella dorata dondola un attimo su e giù. La puntina del giradischi procede sui solchi in vinile agli archi si alternano gli acuti delle trombe… 

      Finalmente è ora di pranzo, un bacio a Chiara e si incammina verso la fermata dell’autobus. Breve tragitto ed è già dinanzi al cancello. Lo apre e lo richiude, bussa alla porta, nessuna risposta, fa il giro verso il giardino ed entra dalla portafinestra della cucina. La vede, è lì che sonnecchia sulla sedia a dondolo, l’odore del sughetto alla buridda le sazia le narici, le si avvicina: “Nonna, stavi dormendo?” “No, cara, stavo solo assaporando la musica, mi piace tanto ascoltare!” Lo so nonna, piace tanto anche a me è per questo che porto il tuo stesso nome. Ho portato il vino, sapevo che l’avresti dimenticato…” 

 

            

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