Maria Cristina Consiglio
D.H. Lawrence e il paesaggio siciliano
Il viaggiatore descrive il paesaggio che osserva attraverso le categorie estetiche che determinano il gusto della sua epoca e ne sottolinea quegli aspetti che rimandano alle immagini che ha ammirato in dipinti e illustrazioni, alle descrizioni che ha apprezzato in romanzi e resoconti di viaggio, alle teorie si cui si fonda la sua filosofia (Milani, 90-91). Egli guarda il paesaggio e lo vede attraverso gli occhi della sua cultura e ne scrive, e lo descrive, evidenziando quegli elementi che si adattano alla sua visione della natura. Nel caso del viaggiatore straniero lo scarto tra paesaggio reale e paesaggio raccontato è, quindi, maggiormente evidente, essendo questi avvezzo a scenari differenti.
Queste brevi note raccontano la Sicilia di D.H. Lawrence attraverso le descrizioni di questa terra assolata e colorata, dove lo scrittore inglese visse dal marzo 1920 al febbraio 1922.
Al suo arrivo a Taormina Lawrence scrive una lettera all’amico Fritz Krenkow (20 marzo 1920) in cui descrive così la ricchezza della natura dell’isola:
It [Sicily] is so green and living, with the young wheat soft under the almond trees and the olives. The almond blossom of Sicily is over now – there are groves and groves of almond trees – but the peach is in blossom. (L iii, 489)
Il riferimento ai frutti della Sicilia è una costante delle descrizioni laurenziane. Queste sono le parole con cui lo scrittore tratteggia il paesaggio siciliano nel resoconto di viaggio Sea and Sardinia (1921):
Very dark under the great carob tree as we go down the steps. Dark still the garden. Scent of mimosa, and then of jasmine. The lovely mimosa tree invisible. Dark the stony path.[…] Ah, dark garden, dark garden, with your olives and your wine, your medlars and mulberries and many almond trees, your steep terraces ledged high up above the sea, I am leaving you, slinking out. Out between the rosemary hedges, out of the tall gate, on to the cruel steep stony road. So under the dark, big eucalyptus tree, over the stream, and up towards the village. (SS, 5)
Qui Lawrence, in partenza per la Sardegna, dice addio, seppur temporaneamente, alla sua casa taorminese. È mattina, ma, come si evince dalla ripetizione quasi ossessiva dell’aggettivo “dark”, il sole non è ancora sorto e l’autore vede il paesaggio attraverso gli occhi della memoria che è come risvegliata dai profumi della terra.
Altrove il paesaggio siciliano si tinge dei colori dei suoi frutti, come in questo passo anch’esso tratto da Sea and Sardinia:
When there comes a cluster of orange trees, the oranges are red like coals among darker leaves. But lemons, lemons, innumerable, speckled like innumerable tiny stars in the green firmament of leaves. So many lemons! Think of all the lemonade crystals they will be reduced to! (SS, 8)
Il reiterato riferimento ai limoni e la similitudine usata permettono al lettore di visualizzare il paesaggio siciliano come un immenso cielo verde cosparso di puntini gialli; una descrizione altamente pittorica, quasi impressionista, come quella con cui si apre il racconto “Sun” (1926):
And though the Atlantic was grey as lava, they did come at last into the sun. Even she had a house above the bluest of seas, with a vast garden, or vineyard, all vines and olives, dropping steeply in terrace after terrace, to the strip of coast palm; and the garden full of secret places, deep groves of lemon far down in the cleft of earth, and hidden, pure green reservoirs of water; then a spring issuing out of a little cavern, where the old Sicules had drunk before the Greeks came; and a grey boat bleating, stabled in an ancient tomb with the niches empty. There was the scent of mimosa, and beyond, the snow of the volcano. (S, 425)
Si tratta di una descrizione fortemente sensoriale; la vista, il gusto e l’olfatto del lettore sono risvegliati dai colori, dai profumi e dal riferimento all’acqua e al bere delle immagini laurenziane, filtrate, però, attraverso gli occhi della protagonista del racconto, una giovane donna americana che si reca in Sicilia alla ricerca del sole come unica cura possibile per una supposta malattia. Il sole, infatti, è una presenza costante del paesaggio siciliano, ne accende i colori e rende la sua natura rigogliosa e selvaggia. In una lettera che Lawrence scrive all’amica Marie Hubrecht (28 May 1920) si legge:
But it has been very hot. The corn is nearly all cut, the ground is dry and yellow, your garden is almost bare. Only the geraniums still flower red in the sun, above the dry withered grass, and that shrub hedge below your terrace is all in flower with pale-blue bunches. For the rest, yellow witheredness and sundried earth, and Etna dim in the glare. (L iii, 533)
È evidente che Lawrence percepisce la forza del sole, il cui potere di rendere arida la terra sembra rafforzato dal paragone implicito con l’Etna. E l’autore sottolinea la sua estranierà, come uomo del Nord, al paesaggio siciliano quando, in una lettera a Catherine Carswell (12 May 1920), scrive:
The weather is hot. Do you know what it is to be in a dry Southern country – dry, like Africa? I never knew before. But I like it. The sun is a bit overwhelming. (L iii, 525)
Un’altra presenza costante nelle descrizioni che Lawrence fa del paesaggio siciliano è l’Etna. Il vulcano, con tutto il suo potenziale distruttivo, sembra richiamare la divinità di quel genius loci che gli antichi credevano di doversi ingraziare prima di stabilirsi in un nuovo territorio, perché in grado di determinare il loro destino (Brilli, 16). Sea and Sardinia si apre proprio con una personificazione dell’Etna:
[T]hen Etna, that wicked witch, resting her thick white snow under heaven, and slowly, slowly rolling her orange-coloured smoke. They called her the Pillar of Heaven, the Greeks. It seems wrong at first, for she trails up in a long, magical, flexible line from the sea’s edge to her blunt cone, and does not seem tall. She seems rather low, under heaven. But as one knows her better, oh, awe and wizardry! Remote under heaven, aloof, so near, yet never with us. (SS,1)
Le parole di Lawrence evidenziano la maestosità della natura e la sua forza distruttiva. L’influenza che il vulcano ha sui popoli che abitano nelle sue vicinanze è sottolineata subito dopo:
She [Aetna] is like Circe. Unless a man is very strong, she takes his soul away from him and leaves him not a beast, but an elemental creature, intelligent and soulless. Intelligent, almost inspired, and soulless, like the Etna Sicilians. Intelligent daimons, and humanly, according to us, the most stupid people on earth. (SS, 2)
L’influenza è tale che Lawrence avanza l’ipotesi che sia proprio la presenza del vulcano la ragione per cui i siciliani sono particolarmente amichevoli, come se la piccolezza e l’incertezza della loro esistenza condizionasse il loro temperamento:
There must be something curious about the proximity of a volcano. Naples and Catania alike, the men are hugely fat, with great macaroni paunches, they are expansive and in a perfect drip of causal affection and love. But the Sicilians are even more wildly exuberant and fat and all over one another than the Neapolitans. They never leave off being amorously friendly with almost everybody, emitting a relentless physical familiarity that is quite bewildering to one not brought up near a volcano. (SS, 7-8)
Come si evince dagli esempi riportati, le descrizioni paesaggistiche di Lawrence sono tutte altamente soggettive, rivelatrici del punto di vista dell’autore. Infatti, come evidenzia Susan Bassnett, essendo la percezione del viaggiatore forgiata dal contesto culturale di provenienza, “writing about other places, other contexts, involves writing (albeit implicitly) about one’s own context, about oneself” (Bassnett, xi). Inoltre, dette descrizioni sono tutte fortemente pittoriche, tanto che i colori sembrano dipingere la superficie del testo. Ma tale uso dei colori, quello che si definisce pittorialismo, non è meramente descrittivo perché lo scrittore inglese se ne serve per comunicare la propria visione del mondo, della società, della storia. Un pittorialismo che Marianna Torgovnick (156) definirebbe ideologico, che dà vita a descrizioni altamente simboliche che pongono il Sud illuminato dal sole in contrasto con il Nord oscurato dallo smog dell’industrializzazione; una metafora visiva di quello scontro tra natura e cultura che permea tutta l’opera laurenziana.
Riferimenti bibliografici
Bassnett S., “Introduction”, in J. Speake (ed), Literature of Travel and Exploration. An Encyclopedia, 3 vols, New York/London, Fitzroy Dearborn, 2003.
Boulton J.T., Robertson A. (eds.), The Letters of D.H. Lawrence, vol. III, Oct. 1916-June 1921, Cambridge, CUP, 1984.
Brilli, A., Il viaggiatore immaginario. L’Italia degli itinerari perduti, Bologna, Il Mulino, 1997.
Lawrence, D.H., Sea and Sardinia, in A. Burgess (ed), D.H. Lawrence and Italy, Harmondsworth, Penguin, 2007.
Lawrence, D.H, “Sun”, in Id., Selected Short Stories, Harmondsworth, Penguin, 1982, pp. 424-443
Milani, R., L’arte del paesaggio, Bologna, Il Mulino, 2001.
Torgovnick, M., The Visual Arts, Pictorialism and the Novel, Princeton, Princeton University Press, 1985.