Patrizia Palma
Se ne vedono di tutte le specie
Sulle rive della palude cresce il canneto, composto da una sola specie di pianta, la cannuccia di palude. La vedi subito anche a distanza per via dei pennacchi che si trovano in cima al fusto. Sono le infiorescenze. Oggi 31 dicembre Eugenio è in questo posto, a pochi chilometri dalla città. Gliene ha parlato suo padre. Incredibile, vicino alla sua città c’è un oasi, un’area protetta, una zona speciale.
Attraverso il fitto canneto, alternato a specchi d’acqua aperta si scorge la Valle Alta, la Valle di Mezzo e la Valle Bassa. Eugenio sa che questa zona è importante per gli uccelli, perché è una zona umida che serve alla nidificazione, alla sosta e allo svernamento di molte specie. Glielo ha detto suo padre. Anche gli uccelli quando viaggiano hanno bisogno di posti dove poter riposare o sostare per periodi brevi o lunghi. Suo padre li chiama aeroporti, e sono dei veri e propri aeroporti internazionali che ospitano volatili di tutte le specie.
Eugenio conosce le anatre, le oche e i vari pennuti che si possono trovare in città o in campagna, ma oggi sta per fare la conoscenza di altre specie che hanno nomi stranissimi. Lui e suo padre sono venuti in quest’oasi per fare birdwatching. Non sarà proprio come fanno i ricercatori spiega suo padre, ma gli permetterà di conoscere un mondo nuovo, che finora ha incontrato solo nei libri.
Eugenio è agitato, emozionato, incuriosito e tiene fra le mani un binocolo; per fare birdwatching è necessario. Camminano già da un po’ quando, ad un tratto, compaiono le prime anatre che popolano le zone d’acqua aperta. Suo padre ha avvistato un germano reale, lo riconosce subito perché ha la testa ricoperta da un piumaggio verde smeraldo. Eugenio riesce ad intravederne altre che però non conosce, ma suo padre, che gli è accanto, svela subito il mistero: un fischione, un moriglione, un’alzavola. Che meraviglia!
Camminano ancora lungo il sentiero che costeggia la grande palude quando improvvisamente, suo padre si piega sulle ginocchia ed Eugenio copia il suo gesto. Silenzio. Quando si fa birdwatching il silenzio è d’obbligo. Con un dito suo padre indica qualcosa ad alcuni metri di distanza. Eugenio è molto teso, non riesce a vedere niente. Restano così, immobili fino a quando il suo sguardo isola il punto indicato da tutto il resto del paesaggio…ed eccolo apparire: un becco azzurro fa capolino dal canneto. Eugenio si porta una mano alla bocca per impedirsi di urlare, con l’altra stringe con forza il braccio di suo padre, le lacrime gli offuscano la vista. È felice, perché lo ha riconosciuto. È lui, è proprio lui, il gobbo rugginoso! Quante foto ha visto sui libri! E adesso è proprio lì davanti. Con stupore lo vede uscire dal canneto, attraversare, trotterellando, il breve sentiero e tuffarsi nello specchio d’acqua. Che meraviglia! In questo posto se ne vedono davvero… di tutte le specie. Ma non è finita, perché spostando lo sguardo da quel pennuto così singolare, Eugenio resta abbagliato da un candido cigno reale che maestoso ed elegante allarga le ali come per stiracchiarsi, dopo le richiude con grazia. Per un attimo si volta verso di loro e osservandoli prosegue nuotando tranquillo. Che meraviglia!
Il caleidoscopio naturale continua a stupire Eugenio quando, in mezzo al lago della Valle Bassa compare un nugolo di volatili rosa. Hanno lunghe zampe e colli allungati in modo sproporzionato. Il becco è così ricurvo da conferire a questi animali un’aria arcigna mentre le zampe fanno sì che sembrino appollaiati su trespoli sottili. Eugenio e suo padre non possono avvicinarsi, bisogna usare il binocolo. Che meraviglia, i fenicotteri!
Passano le ore ed è giunto il momento di ritornare a casa. La mamma li aspetta, passeranno la sera di san Silvestro a casa con i nonni e gli zii e lui potrà raccontare di tutte le meraviglie che madre natura ha creato e che suo padre gli ha mostrato. Parlerà a tutti di aironi, gabbiani, garzette e sgarze ciuffetto, di cormorani, cavalieri d’Italia e martin pescatore, di un posto meraviglioso chiamato oasi lago Salso e, soprattutto, del suo sogno di diventare zoologo. Lui ha ancora tredici anni, ma il suo futuro è chiaro.
Adesso Eugenio è in macchina, sta guardando il sole scomparire dietro le montagne del Gargano. A scuola, durante l’ora di scienze, ha visto un documentario sull’inquinamento, la caccia, il bracconaggio e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Solo violenza e indifferenza. “Perché tutto questo massacro?” ha chiesto al suo professore.
Ora voltandosi verso suo padre chiede: “Papà ricordi la notizia data dal telegiornale sui capodogli spiaggiati a Foce Varano?”
“Sì, certo.”
“Hanno detto che quei poveri cetacei avevano ingoiato sacchi di plastica nera e frammenti di reti metalliche…”
“Purtroppo è vero.”
“Perché papà… perché tutto questo massacro…”