Maria Panza

La fiaba

Mi è stato dato, per questo numero, il compito di presentare brevemente la valenza didattica formativa di un genere narrativo, apparentemente semplice, in realtà complesso, quale la fiaba.
Proveremo a dimostrare quanto questa tipologia testuale abbia un valore non solo per l’infanzia e la preadolescenza, ma per tutte le stagioni della vita dell’uomo.
Partendo da un’analisi specifica della fiaba, allargherò la riflessione ad altri  temi che mi appaiono interessanti e attuali, strettamente collegati.
Da docente tante volte mi sono chiesta: come avvicinare oggi una schiera di preadolescenti, catturati e in un certo senso addomesticati dagli schermi di computer o della tv, prigionieri di lusso, agli arresti domiciliari nelle loro stanzette dorate, di fronte a una riproduzione del gioco e del mondo virtuali, non abituati più a leggere, a sognare, a fantasticare, a inventare, come appassionarli al mondo delle fiabe ?
Ed ecco una prima risposta, sperimentata nel rapporto quotidiano con i preadolescenti .
Occorre ripartire dalla esperienza di trasmettere le proprie emozioni antiche e nuove, su testi dove è centrale la magia delle parole, dove il tempo si annulla, le culture s’intrecciano.
E tutto questo è possibile perché la fantasia e i desideri dell’uomo si esprimono in modo simile in ogni luogo e in ogni tempo. Occorre ritrovare tempo e centralità per il piacere della lettura personale e della scrittura creativa, indispensabili strumenti per lo sviluppo emotivo e cognitivo.
Si tratta quindi di inventarsi un approccio ludico alla lettura per i nostri ragazzi, per ritornare a scoprire che dentro la parola c’è un mondo inesauribile e affascinante che vale la pena scoprire. Le parole infatti, dicono di più di quanto sembrano dire… rimandano a qualcosa che sta Oltre…
“Se un libro mi interessa veramente,non riesco a seguirlo per più di poche righe senza che la mia mente non rimbalzi di pensiero in pensiero,d’immagine in immagine,in un itinerario di ragionamenti e fantasie che sento il bisogno di ripercorrere fino in fondo,allontanandomi dal libro fino a perderlo di vista. Quelle poche pagine racchiudono per me interi universi,cui non riesco a dar fondo” così Italo Calvino.
La lettura quindi delle fiabe, aiuta a crescere, sempre: dà informazioni, chiarisce le emozioni,permette di raggiungere significati più profondi, stimola l’immaginazione, suscita il desiderio di comprendere com’è fatto il mondo e questo vale per i piccoli ma anche per noi adulti!
Le fiabe non sono solo racconti di un mondo fantastico nel quale principesse, fate e streghe, eroi coraggiosi, folletti e gnomi vivono in foreste scure e castelli incantati.
Le fiabe con i loro simboli fanno riferimento ai grandi temi dell’esistenza umana: la lotta fra il bene e il male, la ricerca del proprio destino, il coraggio di affrontare e progettare la vita.
Rappresentano quindi una risposta agli interrogativi più profondi di ogni essere umano, sono uno strumento concreto per superare le difficoltà, per credere che una vita migliore sia possibile.
Già, perché non c’è fiaba che non abbia il suo scontato e atteso happy end!
Magari ci porta per un po’ in giro per ingiustizie e guai, catastrofi e colpi di scena, ma alla fine il giusto ordine viene sempre ristabilito. Il bene trionfa e il male è sconfitto!
Per questo ci piacciono le fiabe, quelle che ci raccontavano da piccoli, le stesse che raccontiamo ai nostri ragazzi.
Ci piacciono perché sono chiare, perché ci dicono che anche oggi, nonostante tutto, esiste sia la possibilità di fare del bene, anche se costa fatica, sudore, sacrificio, fino a morire a se stessi, che quella di fare del male.
Ci fanno ancora capire che quasi sempre i malvagi sono persone scontente, spesso ferite dalla vita, spesso personaggi molto soli, che si portano dentro terribili conti in sospeso.
Al contrario, per far trionfare il bene nelle fiabe serve sempre l’aiuto di qualcuno, che potrà pure essere dotato di poteri magici o super poteri, ma che indica che insieme è meglio!
Nelle fiabe si può anche sbagliare, senza però ritenersi dei falliti, ci si rialza e si riprende il cammino.
Nelle fiabe ancora, ogni obiettivo non è regalato a buon prezzo, deve essere guadagnato con un lungo e accidentato sentiero che il protagonista deve percorrere fino alla fine.
E qualche volta succede che il percorso diventi più interessante della meta in sé: per gli incontri che si fanno, le esperienze che si vivono, le sofferenze che si provano, mentre il sole bacia, il vento accarezza, la polvere si attacca ai piedi.
Ci piacciono le fiabe perché sono un affresco di tanti tipi umani: i cattivi  qualche volta fanno simpatia più dei buoni, e i buoni talvolta appaiono noiosi, più simpatico persino l’orco terribile!
Insomma nella fiaba ognuno può leggere, può immedesimarsi, imparare a riconoscere gli uomini diventando meno rigido, meno severo nel giudizio, più attento alla sostanza che all’apparenza.
Come non dire allora che questo mondo può affascinare ancora oggi, anzi soprattutto oggi, che è necessario andare oltre, per non perdere il gusto della meraviglia e dello stupore?
Perché non sperare in un tempo in cui non è importante essere ricco o povero, essere bello o brutto, essere bianco o nero?
Ci piace pensare che arriverà pure un tempo in cui il mondo non sarà più rigidamente diviso in povere cenerentole e ricche sorellastre.
Ci piace credere che ci possa essere un lieto fine per tutti gli uomini di ogni tempo dentro e fuori le fiabe!
Perciò continuiamo il nostro viaggio esistenziale, imparando ad osservare e a vedere anche ciò che gli altri non vedono, senza rinunciare ai sogni e ai desideri.

 

 

 

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