Marialuisa Vallino
La vita come rito di passaggio : Il Puer e il Senex ne “L’Arco” di Kim Ki-Duk.
(Sud Corea, 2005)

Una barca galleggiante in un’immensa distesa d’acqua.
Il vecchio e il mare…
No, Hemingway non c’entra, sebbene vi siano i pesci, anche qui.
E’ una donna a fare la differenza, o almeno, quella che diventerà una donna.
Siamo calati in una dimensione mitologica. Questo accomuna il giovane Kim Ki-Duk al vecchio Hemingway. Lo stesso tendere verso l’infinito, la stessa spasmodica ricerca di qualcosa che conferisca senso all’esistere. Lo stesso uomo, un senex, che attende un grande evento.
Lì c’era un enorme pesce sottratto alla fluidità del suo regno e al suo regno riconsegnato dall’ineluttabile legge naturale. Qui la legge naturale è presente sin dall’inizio, ma sapientemente velata da linguaggi simbolici che ritardano e posticipano l’evento, sicchè l’attesa, anche in questo caso, sembra configurarsi come l’unica possibilità di riscatto personale.
Il vecchio del film condivide la sua solitudine con una fanciulla abbandonata al suo destino di orfana. La legge del mare vuole che chiunque s’imbatta in qualcosa che non appartiene a nessuno ne acquisisca la proprietà. La fanciulla, quindi, appartiene al vecchio. E’ sua perché lui l’ha accolta e nutrita, perché lui provvede alla sua crescita. Entrambi appartengono al mare, vivono nel mare, ‘prestano’ il loro mare. Il vecchio pescatore custodisce con sé la ragazza da quando lei aveva sei anni e aspetta con ansia il giorno in cui compirà diciassette anni per sposarla. L’uomo, ultrasessantenne, si guadagna da vivere cedendo la sua barca in disarmo ad alcuni amanti della pesca d’altura. Col denaro ricevuto dai pescatori acquista, pezzo dopo pezzo, il corredo nuziale, ad insaputa della ragazza.
Il vecchio è esperto nel tiro con l’arco, da qui il titolo del film. L’arciere si identifica col suo proiettile, con la sua freccia, come il pescatore si identifica con la rete o con l’amo che lancia in acqua. Uccidere è catturare e dominare, duplice fenomeno di identificazione con la preda e di possesso di essa.
Il pesce spada è parte integrante di Santiago, il vecchio pescatore di Hemingway, l’altra faccia di sé, il suo volto cosmico, il suo strumento di rigenerazione.
La pesca e il tiro con l’arco simboleggiano il tendere verso qualcosa e raggiungerla in effigie, indipendentemente dal risultato. L’arco, soprattutto in oriente, è una funzione di addestramento, una funzione di caccia, ma anche un esercizio spirituale. Nel film di Kim–Ki Duk, il tiro con l’arco si arricchisce di una singolare variante, divenendo uno strumento di divinazione.
Seguendo un rituale preciso, la fanciulla, posta su un’altalena a mò di bersaglio mobile, oscilla su un altro bersaglio, rappresentato da un’immagine di Buddha. Formulata la domanda sulla quale si vuole ottenere un responso, il vecchio si appresta a tirare col suo arco.
A contrario del bersaglio mobile, che non viene mai colpito dalle frecce, il Buddha reca vistosi segni dei tiri compiuti nel tempo dall’arciere, e in base alla posizione delle frecce si ottengono i responsi sui quesiti posti al vecchio dai pescatori di passaggio.
Il senex del film è dunque il depositario della saggezza, una saggezza che paradossalmente necessita di un elemento puer per potersi definire tale. Il vecchio pescatore ha bisogno della ragazza per poter predire il futuro. Ha bisogno del perenne oscillare (l’altalena) delle sue certezze per ricevere informazioni sul futuro. La freccia rappresenta la fine dell’ambivalenza, il tempo orientato. Indica la direzione in cui si ricerca l’identificazione, l’identità, l’individualità.
In alcune tradizioni filosofico-religiose orientali, la freccia associata all’arco simboleggia l’amore o la ricerca dell’unione divina.
Nel nostro film, la belomanzia, la divinazione per mezzo delle frecce, si arricchisce della variabile femminile, che sembra configurarsi come elemento necessario al buon esito dell’intero rituale. Il vecchio di Kim-Ki-Duk ha bisogno di nutrirsi del quotidiano apporto della giovane con cui dimora, così come il vecchio Santiago di Hemingway ha bisogno del giovane Manolo per ritrovare la forza di ritornare in mare. Entrambi insegnano: il tiro con l’arco il primo, l’arte della pesca il secondo. Sono mèntori, guide per le giovani vite che interrompono il loro percorso di solitudine.
Il legame profondo tra il vecchio e la ragazza, nel film del regista coreano, sembra alludere inizialmente al recupero dell’elemento giovanile ed entusiastico del vecchio protagonista, una sorta di rinnovato entusiasmo nei confronti della vita. La fanciulla, in termini junghiani, potrebbe essere letta come un’immagine interna capace di suscitare nell’uomo, la dimensione progettuale, il coraggio e la speranza. Solo in un secondo momento, e seguendo un diverso livello interpretativo, è il vecchio uomo a segnare l’esistenza della ragazza. In quello che sembra profilarsi, giorno dopo giorno, come un amore assurdo e per certi versi ‘incestuoso’ s’insinua un giovane, ospite della barca, che rompe il circuito simbiotico tra i due.
L’elemento ‘puer’, innovativo, emerge prepotentemente con l’approssimarsi delle nozze tra il vecchio pescatore e la fanciulla. L’amore, la passione tra i due ragazzi squarcia l’affresco magico, platonico e discreto, introducendo nel film la potenza drammatica dell’imprevisto. Il vecchio arciere deve affrontare una lotta tremenda contro il giovane che vuole portargli via la ragazza, così come il vecchio Santiago deve lottare con gli squali che gli strappano la preda così faticosamente conquistata…
Il vecchio si dissolve in mare dopo aver coronato il suo sogno, rientrando nella matrice universale, immensa e naturale dell’esistenza, come il pesce spada di Santiago. L’ultima freccia scagliata dal vecchio, ormai scomparso dalla sfera cosciente della sua giovane sposa, produce l’effetto di una reale ‘deflorazione’, simboleggiando il rito di passaggio dalla fanciullezza all’età adulta.
La ragazza, ormai donna, può avviarsi verso un destino di consapevolezza, sulla sua barca, facendo l’amore con un’entità invisibile…
Il vecchio compagno di viaggio, ‘immagine interna’ stabile, diverrà d’ora in poi parte integrante del suo viaggio solitario; Il bersaglio fisso del suo agire e i suoi propositi oracolari saranno diretti verso il centro del suo essere, ormai “divinizzato”, in guisa della consunta immagine del Buddha. La vita della fanciulla sarà per sempre simile a un arco in tensione fino all’ultima freccia…
Testi consultati:
Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, “Dizionario dei simboli”, BUR, Milano
Ernest Hemingway, “Il vecchio e il mare”, Mondatori, Milano.
James Hillman, “Puer Aeternus”, Adelphi, Milano.