Davide Mezzina

Il rapporto tra Arte e Infanzia: possibile o necessario?

La storia dell’umanità è sempre stata segnata dal rapporto tra arte e infanzia. L’arte è quella attività  che rende la specie umana superiore rispetto agli altri esseri viventi animali e vegetali. Essa è pensiero astratto che si materializza e prende forma diversa  e per questo può essere paragonata a quella fase della vita umana in cui la persona piano piano modifica le sue forme cioè all’infanzia. Non a caso quest’ultima ha da sempre rappresentato fonte di ispirazione per la cultura in genere e l’arte in particolare divenendo un utile denominatore comune anche tra genti appartenenti a culture e religioni diverse .L’infanzia quindi diventa punto nodale dell’esperienza umana che  attraverso l’arte esprime ora in modo delicato e tenero ora prepotente e impetuoso proprio come nell’animo di un bambino si alternano le emozioni di paura amore, rabbia. L’arte quindi diviene la quintessenza della forma astratta utile ad esprimere la mutevolezza dell’interiorità umana. Essa costituisce l’angolo di osservazione privilegiato in quanto sin dalla primissima infanzia l’essere umano comincia ad animare i colori, realizzare forme e ad avere il primo contatto con i testi scritti,così stimolati i bambini colgono più facilmente sia il legame che vi è tra natura e le sue  diverse forme   sia sviluppando il loro spirito di osservazione che consente di vedere la realtà in modo più profondo e perché no divertente. L’arte quindi possiamo definirla come il germoglio di una nuova esistenza umana in cui l’interiorità è espressa nella mutevolezza delle sensazioni per cui non si capisce più dove e quando finisca l’infanzia e inizi l’arte e viceversa. Di ciò ne troviamo copiosa testimonianza in tutte le branche del sapere da quello letterario con il famigerato fanciullino di Pascoli il quale sostiene che per essere un po’ artisti bisogna coltivare la parte infantile che è in ognuno di noi, al pittore Bruno Tassinari il quale ritiene che sia importante educare il bambino all’arte passata e presente in quanto così si promuove in lui una profonda vocazione morale che non si manifesta solo nell’abilità tecnica del dipingere, ma in un approccio unico e irripetibile alla natura e alla realtà. L’arte e l’infanzia ad ogni buon conto possono essere definite forze primigenie della natura in quanto mosse entrambe da un comune spirito creatore costituito da una forza che le anima e che riscatta il dolore e la desolazione dell’esistenza umana rendendo la vita una condizione più nobile. In altri termini alla specie umana viene riconosciuto il privilegio di manifestarsi attraverso una pluralità di linguaggi di cui il bambino è soggetto costruttivo perché partecipa alle varianti storiche e culturali le quali contribuiscono così attraverso il bambino a divenire forze generatrici ed espressioni originarie  di quel mondo infantile tanto proclamato, ma tanto offeso e vilipeso.L’arte quindi non consiste nel possedere quadri da appendere in salotto o nell’osservazione più o meno attenta e culturalmente motivata di capolavori, ma nell’attenta analisi dei messaggi che essa trasmette attraverso le forme e i materiali adoperati dall’artista.
L’arte quindi non è un semplice svago o diletto che dir si voglia;ma è lo sforzo, lo stimolo di guardare dietro la superficialità di guardare dietro la superficie delle cose .Forse l’aiuto che proviene dall’arte è proprio questo perché nel disegno o in una  qualsiasi rappresentazione pittorica o manipolativa di un bambino c’è ben di più che la semplice riproposizione di forme già viste, ma vi sono i suoi rapporti con la famiglia con il contesto sociale e con se stesso.

 

 

 

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